Donald Trump. Un libro per capire una presidenza come nessun’altra

di Redazione Libri Mondadori

Trump è stato un presidente diverso da tutti gli altri: ha messo in discussione la legge e sconvolto le alleanze internazionali, ignorando settant’anni di relazioni con altre democrazie e incoraggiando al contempo dittatori e despoti. Ha messo in discussione l’identità stessa della nazione come multiforme porto per persone di ogni razza e credo, e lo ha fatto evitando di mettere a tacere i suprematisti bianchi e i fanatici presenti nelle file dei suoi seguaci, oltre che, occasionalmente, ricorrendo a una vera e propria retorica razzista. Ha trattato i subalterni e gli ufficiali militari con astio e ha incarcerato famiglie migranti. Ha superato i limiti per ragioni di volta in volta importanti o banali, nefaste o innocue. Per questo presidente, contava solo vincere.

Un libro che racconta senza filtri
la presidenza di Donald Trump



La più atipica che gli Stati Uniti abbiano mai avuto nella loro storia: così Carol Leonnig e Philip Rucker, giornalisti americani vincitori del Premio Pulitzer, introducono la loro analisi della presidenza di Donald Trump in un nuovo atteso libro che esce il 21 gennaio in contemporanea mondiale e in Italia per Mondadori con il titolo Una presidenza come nessun'altra.


In un momento in cui gli occhi di tutto il mondo sono rivolti verso l'America per capire quale sarà il destino delle prossime elezioni (novembre 2020), il presidente non smette di fare parlare di sé.
Le battaglie, sia politiche e mediatiche, si sono poi più accese dopo che la Camera degli Stati Uniti ha avviato ufficialmente la procedura di impeachment contro di lui e dopo il raid che ha portato all'uccisione di Qassem Soleimani, evento che ha ulteriormente gettato benzina sul fuoco della questione mediorientale, già compromessa negli scorsi mesi con il ritiro delle truppe americane dalla Siria e l'abbandono degli alleati curdi a se stessi. 

Dal 2016 Donald Trump ha costantemente affermato se stesso come un personaggio controverso.
Un uomo dal cursus honorum differente da quello di molti capi di stato che l'hanno preceduto, che ha avviato una presidenza fortemente personalistica, o meglio solipsistica come dicono i due autori del libro.
Per gli ultimi tre anni Trump ha usato solamente la parola "io", vivendo ogni momento chiave del suo mandato come un'occasione "per proteggere e promuovere se stesso". 

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Our baby #AVeryStableGeniusBook comes out in just two weeks! My co-author @cleonnig and I can’t wait to share our exclusive reporting on the Trump presidency. More soon....but meantime, please pre-order your copy wherever you buy books so you can get it on Day One. 📚 💫 🔥

Un post condiviso da Philip Rucker (@philiprucker) in data:

Una presidenza come nessun’altra

Carol Leonnig, Philip Rucker

«Io sono l'unico che può sistemare le cose.» Con queste parole, dal palco della Quicken Loans Arena a Cleveland, Donald Trump inizia la sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti d'America il 21 luglio 2016. Sbandierando il motto «Make America great again» e promettendo di riscattare il paese dal declino in cui, a suo dire, è sprofondato, riesce a vincere le elezioni. Ma, fin dal giorno ...

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Due "cronisti imparziali" e
un minuzioso lavoro di raccolta e studio


CAROL LEONNIG
Lavora dal 2000 al Washington Post e collabora con NBC News e MSNBC.

Insignita nel 2015 del premio Pulitzer per la denuncia delle falle all’interno del Secret Service, ha inoltre fatto parte del team di giornalisti vincitore del Pulitzer nel 2014 per aver rivelato i programmi di sorveglianza di massa del governo degli Stati Uniti sugli americani, e nel 2017 per l’inchiesta sulle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali americane del 2016.

PHILIP RUCKER
Laureato in storia alla Yale University, è corrispondente dalla Casa Bianca per il Washington Post e si occupa, in particolare, del presidente Trump e della sua amministrazione.
Ha condiviso con Carol Leonnig il premio Pulitzer e il premio George Polk per l’inchiesta sulle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali americane del 2016. È analista politico per NBC News e MSNBC.

Il loro libro si basa su centinaia di ore di interviste a oltre duecento fonti, tra cui figurano funzionari dell’amministrazione Trump, amici e consulenti esterni del presidente, e altri testimoni diretti degli eventi riportati.

Nella maggior parte dei casi, le persone che hanno collaborato al progetto hanno accettato di farlo solo a condizione di mantenere l’anonimato. Questo libro è nato e ha preso corpo dal lavoro dei due giornalisti al Washington Post.

Per questo alcuni particolari del racconto sono già apparsi in articoli che hanno firmato per il giornale, ma la stragrande maggioranza delle scene, dei dialoghi e delle citazioni compare qui per la prima volta e si basa sulle ampie ricerche che abbiamo condotto unicamente per questo progetto.

Donald Trump© foto Melina Mara

Xavier Bettel, il primo ministro del Lussemburgo, aveva ricordato ai giornalisti che sull’Air Force One Trump aveva il collegamento Internet e quindi poteva ritirare il suo sostegno alla NATO con un solo tweet, una volta partito da Bruxelles. Quando un reporter gli chiese se avrebbe attaccato la NATO su Twitter dopo il decollo, così come aveva calunniato Trudeau dopo il G7 in Québec, il presidente rispose: «No, questo lo fanno altri. Io no. Io sono molto coerente. Sono un genio molto stabile».

"A very stable genius": analisi della presidenza
di Donald Trump



Una presidenza come nessun'altra è un resoconto cronologico del mandato di Donald Trump che ripercorre tutti i suoi momenti principali chiamando in causa dettagli degli eventi, documenti ufficiali, testimonianze dirette, dichiarazioni del presidente stesso.
Ogni momento è analizzato da più prospettive per offrirne un ritratto quanto più completo e veritiero.


Dall'elezione e dalla formazione della prima squadra, fino agli ultimi provvedimenti, il libro di Leonnig e Rucker illumina non solo le singole scelte e prese di posizione politiche di Trump, ma il modo con cui la sua personalità si è relazionata con l'intera macchina governativa, con la Costituzione e le leggi democratiche dello stato americano, in diverse occasioni scosse nelle loro fondamenta.

La presidenza di un uomo solo, convinto della propria invincibilità, deve essere colta nella sua dimensione sistemica: quella del partito, del popolo statunitense, dell'informazione, dello scenario internazionale.
Tra i numerosi aspetti presi in esame:

- la guerra con i media;

- l'accessibilità e l'utilizzo irriverente dei social media;

- l'interazione con la squadra di governo e i più clamorosi casi di fuoriuscite dei suoi collaboratori (come Hope Hicks e Gary Cohn);

- il rapporto con Robert Mueller, il procuratore speciale del Russiagate;

- la distorsione della realtà e il culto della vittimizzazione;

- i rapporti con la famiglia.

Federico Rampini intervista su la Repubblica
i due autori del libro



Questo libro esce dopo due eventi che per adesso appaiono come vittorie per Trump: la tregua con la Cina sui dazi in cambio di promesse di maggiori acquisti cinesi; l'uccisione del generale Soleimani che ha messo in difficoltà il regime degli ayatollah. Henry Kissinger disse che uomini come Trump a volte appaiono nella storia per segnalarci che un'epoca si chiude, un vecchio ordine è al tramonto.


Philip Rucker: «Certo viviamo in un'epoca in cui abbondano figure autoritarie perfino nelle democrazie. Lui è una personalità unica. Altri sono guidati da un'ideologia, lui ha solo un'agenda personale.
Infatti è pieno di incoerenze ideologiche: un giorno vuole ritirare le truppe dal Medio Oriente, il giorno dopo fa uccidere un generale iraniano».


Carol Leonnig: «Noi siamo pronti a riconoscere quando il presidente incassa dei successi. La sua forza sta nel messaggio che ha rivolto ad alcune categorie di americani: lui li difende mentre altri li avevano abbandonati, disprezzati. E forse alcuni suoi successi internazionali possono derivargli dal fatto di essere diverso, impulsivo e imprevedibile. Non siamo esperti di sicurezza nazionale, ma chi lo è si sente preoccupato dal fatto che questo presidente decide senza mai chiedersi cosa accadrà una settimana dopo».



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