Parigi-Hammamet: Giancarlo Lehner racconta il romanzo inedito di Bettino Craxi

di Redazione Libri Mondadori

Bettino Craxi affida alla narrativa di genere
il racconto della sua esperienza politica e umana



Nel ventesimo anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, protagonista del nuovo film di Gianni Amelio, Hammamet, e del documentario Il caso Craxi su Sky, arriva in libreria (a cura della Fondazione Craxi) un romanzo inedito scritto dal politico negli ultimi anni della sua vita: Parigi-Hammamet.


Racconta la storia di Karim, un poliziotto italo-tunisino di quarantaquattro anni che vive ad Hammamet.
Con la scusa di andare a visitare la sorella, porta la sua famiglia in vacanza a Parigi, dove in realtà ha un appuntamento con l’ex primo ministro italiano Ghino, cui è legato da antica e profonda amicizia.


Ghino ha chiesto aiuto a Karim perché teme per la propria vita, e la realtà non impiega molto tempo a dargli ragione: al centro del mirino, oltre a Karim e a Ghino, una coppia di bodyguard francesi e una spia russa.

Col passare delle ore, il disegno criminoso diventa sempre più evidente: qualcuno vuol far pagare a Ghino il suo passato politico, e la sua determinazione a non accettare i compromessi imposti dalla politica internazionale e dalle opache organizzazioni che la influenzano. Su tutte una, dal nome misterioso: “Koros”.

Il lettore viene così avvolto da un intreccio di affari, intrighi, storie d’amore segrete, promesse non mantenute, vendette e tradimenti che risvegliano nei protagonisti la voglia di vivere e il bisogno di libertà, libertà che si può ottenere solo con la determinazione a liberarsi dall’ombra inesorabile di Koros.

Un libro attraverso il quale Bettino Craxi rilegge, affidandoli alla finzione, gli avvenimenti che hanno segnato la fine del suo percorso politico.

Parigi-Hammamet

Bettino Craxi

Karim è un poliziotto italo-tunisino di quarantaquattro anni che vive ad Hammamet. Con la scusa di andare a visitare la sorella, porta la sua famiglia in vacanza a Parigi, dove in realtà ha un appuntamento con l'ex primo ministro italiano Ghino, cui è legato da antica e profonda amicizia. Ghino ha chiesto aiuto a Karim perché teme per la propria vita, e la realtà non impiega molto tempo...

Scopri di più

Giancarlo Lehner racconta Parigi-Hammamet di Bettino Craxi


Il romanzo Parigi-Hammamet fa apparentemente parte di un genere letterario cosiddetto spy story, con l’aggiunta di contaminazioni con il thriller, il noir, il giallo.
Di spy story, in effetti, si tratta, benché vada in primo luogo messa a nudo la drammatica ramificazione esistenziale, che ne connota l’ispirazione e la fase artigianale della poetica.


Non sono, infatti, le muse della letteratura poliziesca a farlo via via lievitare e prendere forma, bensì il dolore, l’immenso dolore, l’inseparabile quotidiano compagno di viaggio di Bettino Craxi nell’esilio di Hammamet.


Grazie al carattere solido e reattivo, sofferenza e tormenti non lo predispongono alla depressione, semmai alla battaglia.
Di qui, parafrasando un motto di Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz, Craxi decide che la letterarietà inattesa potrebbe essere una buona continuazione della guerra di resistenza.


Fogli bianchi e penna stilografica, pronti via, dalla portaerei dell’enorme tavolo gravato da collinette di carte, per l’avventura narrativa Parigi-Hammamet.


L’”io narrante”, in omaggio a chi lo ospita, non può che essere tunisino. Tra i personaggi positivi, pur con nomi e descrizioni sfumati, amici e collaboratori, cioè il drappello dei pochissimi partigiani.
Non c’è scaletta: il racconto, scaturente giorno dopo giorno, come diario di bordo su natante alla deriva, gli facilita collazionare prove, indizi ed i vari fili nazionali ed esteri, per tentare di ricostruire il mosaico, la trama e le manine che la confezionarono, anzi che continuano a tesserla.


Raccogliere dati reali come gli attentati falliti, ombre, fantasmi, mezze parole sfuggite ai nuovi potenti, ma anche lasciare libera la fantasia e creare situazioni a spaglio lo aiutano a delineare meglio le postazioni degli aggressori e degli speculatori, ma soprattutto a rielaborare il lutto e sfogare il malessere, per la sorte personale, per i compagni della comunità del garofano, per l’Italia, che egli si ostina, ultimo garibaldino, a chiamare Patria e non Paese.


Quando termina il romanzo, Bettino, ridotto dalla malattia ad un filo di voce, dichiara agli amici: «Non è un saggio, non ha alcun valore storico-politico, prendetelo come un mio passatempo… magari scoverete inciampi nella fantapolitica, stilemi abborracciati, intrecci indegni di John le Carré o di Ian Fleming, eppure nelle trame del mio modesto tappeto narrativo troverete nude e inconfutabili verità. E una miriade di profezie sui futuri inesorabili disastri nazionali… Quia ventum seminabunt et turbinem metent…».


L’attualità, vent’anni dopo, gli dà ragione. Alcuni degli stessi seminatori di vento, almeno quelli con residuo di onestà intellettuale, oggi ammettono d’aver fatto inavvertitamente raccogliere tempesta a tutti gli italiani.


Buona lettura, intanto, perché la spy story di Bettino Craxi, vent’anni dopo si dimostra sapida e ricca di pagine piacevoli e sorprendenti.


Giancarlo Lehner