Voce all’autore: Giancarlo De Cataldo racconta Quasi per caso

di Redazione Libri Mondadori

Emiliano dovette fare appello a ogni sua energia per non saltargli addosso. Cavour. Maledetto. Quella serpe non faceva mai niente a caso. Aveva forse bisogno di qualcosa da lui? E di che cosa? All'improvviso, dall'esterno filtrò una voce tonante. «È qui? È arrivato?» La porta si spalancò. Fece il suo ingresso un giovane non molto alto, bruno, baffuto, in giacca da camera rossa. «Benso! Ah, bravo, me l'avete portato, bravo!» Mentre Cavour si alzava pigramente, senza nemmeno accennare ad accantonare il sigaro, Emiliano balzava in piedi e s'inchinava. Era entrato il re.

Giancarlo De Cataldo e l'amore per il giallo storico

Giancarlo De Cataldo è tornato con un nuovo giallo: Quasi per caso.
Dopo le ambientazioni contemporanee, per il nuovo libro l'autore ha scelto una delle cornici più affascinanti e inedite della storia italiana: i giorni della Repubblica Romana, lo Stato repubblicano sorto nel 1849 in seguito ai grandi moti di ribellione del 1848 e governato dal triumvirato Armellini - Mazzini - Saffi.


Sullo sfondo di un'Italia scossa da movimenti di ribellione, riconquiste e intrighi politici, si svolgono le vicende del maggiore Emiliano Mercalli di Saint-Just che, reduce dalla disfatta di Novara, decide di tornare a Torino per sposare la sua amata Neide.
Lei, donna indipendente e convinta patriota, però non si trova più a Torino. Mentre lui era sul campo di battaglia è corsa a Roma per unirsi alla neonata Repubblica mazziniana.

Nel suo viaggio per raggiungerla il maggiore avrà anche un altro compito da portare a termine: dovrà trovare Aymone, giovane compagno di bagordi del re Vittorio Emauele II, per poi riportarlo a Torino dove lo aspetta un matrimonio di facciata. 


Ma c'è molto di più nella vicenda dei personaggi di De Cataldo.
Mentre impazzano assalti e rovesci di alleanze, i protagonisti del libro definiscono se stessi, le proprie aspirazioni, scelgono le battaglie per cui combattere.
È una storia che si intreccia perfettamente con le vicende di un periodo storico, il Risorgimento, che ha definito la nostra nazione, indicando ai posteri la via per ricominciare.


E su tutto il meccanismo del giallo che l'autore padroneggia in modo impeccabile mescolando le tessere di una battaglia storico-politica che somiglia a un gioco delle parti.

 

Quasi per caso

Giancarlo De Cataldo

Torino, 1849. Reduce dalla disfatta di Novara, dove gli austriaci di Radetzky hanno stroncato il sogno di Carlo Alberto, il maggiore Emiliano Mercalli di Saint-Just torna a Torino per sposare la fidanzata Naide, una delle prime donne-medico d'Italia. Naide, però, è una patriota convinta, e mentre lui era sul campo di battaglia è corsa a Roma, dove Mazzini sta cambiando la Storia con il mirac...

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Giancarlo De Cataldo racconta Quasi per caso


“Quasi per caso” è ambientato nei giorni roventi della Repubblica Romana del 1849, in una città sotto assedio che attende l’invasione, in cui si aggirano figure reali della storia patria e assassini immaginari, e le vicende private di un pugno di eroi solitari e litigiosi s’intrecciano con il sogno dell’unità d’Italia.

I protagonisti sono Emiliano Mercalli di Saint-Just, giovane ufficiale dei Regi Carabinieri piemontesi, un tenace segugio, la sua amata Naide, medico ed ex-attrice, una donna libera e indipendente, e Gualtiero Lancefroid, eccentrico scienziato.
Personaggi che avevo già raccontato e ai quali torno con piacere e gratitudine, perché, come tutti gli scrittori di avventure criminali, il Giallo Mondadori è da sempre nel mio cuore, e perché, grazie a loro, posso riaccostarmi a due mie grandi passioni: il Risorgimento e il giallo storico.


Del periodo più luminoso e trascurato della nostra storia nazionale mi affascinano l’epica, la fede dei giovani combattenti, l’intrigo che si annida dietro episodi noti che la retorica ha deformato, la memoria di donne coraggiose che sfidano le più grette convenzioni sociali e sembrano prefigurare il femminismo del secolo che verrà.

Quanto al giallo storico, è oggi uno dei territori più felici per uno scrittore: non foss’altro perché si è liberi dal doversi confrontare, pagina dopo pagina, riga dopo riga, con tabulati, DNA e affini.
E quando scende in campo la “scientifica” dell’epoca, lo fa, sì, con le provette, che anche allora esistevano, ma soprattutto con la logica e l’intelligenza.

Così, il delitto e l’investigazione, collocati in un tempo che fu, si possono finalmente raccontare ancora una volta per ciò che, in fondo, sono sempre stati: una sfida fra il bene e il male che si sviluppa nel regno delle passioni distorte.

Si tratti di interesse o desiderio, insomma, un affare di esseri umani e non di algoritmi.

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