Quello che abbiamo in testa

Quello che abbiamo in testa

Horra, un’italiana di nemmeno quarant’anni, figlia di giordani musulmani, vive a Milano con il marito che la adora e le due figlie adolescenti che più diverse l’una dall’altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita noiosa, anzi. Come potrebbe, visto che, da perfetta equilibrista, divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l’università, che è a un passo dal terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea, e il suo variopinto ed eterogeneo gruppo di amiche? Eppure, nonostante la fatica e i piccoli problemi quotidiani, nonostante la malinconia per la parte di famiglia che vive lontana, Horra non può che sentirsi serena, felice persino.

Ma un giorno, un fatto apparentemente di poco conto ha su di lei l’effetto di uno tsunami. Perché quando, come lei, sfuggi alle classificazioni, quando vivi al confine tra due mondi, quello occidentale e quello orientale, che faticano a riconoscersi tra loro e a riconoscerti, facendoti sentire marziana, estranea, galleggiante, allora inizi a chiederti che cosa significhi davvero essere “liberi”. A maggior ragione se il tuo stesso nome in italiano significa proprio questo, “Libera”.

E così, nei mesi che vengono raccontati in questa storia, tra gioie quotidiane e piccole sconfitte, incontri fortunati e discussioni accese, Horra cercherà di trovare una risposta ai suoi tanti dubbi per riuscire a sentirsi, forse per la prima volta in vita sua, davvero fedele a se stessa.

Un romanzo lieve che racconta una realtà di cui tutti parlano ma che pochissimi conoscono profondamente, un ritratto vivido e realistico di un’Italia contemporanea che non possiamo più permetterci di ignorare.

Sumaya Abdel Qader

Sumaya Abdel Qader nasce a Perugia da mamma e papà giordano-palestinesi. A vent'anni si sposta a Milano, dove si laurea in Biologia, in Mediazione Linguistica e Sociologia. Sposata, con tre figli, frequenta e lavora con diverse associazioni (tra cui Aisha, che si propone di aiutare le donne musulmane vittime di violenza e discriminazione) fino a quando nel 2016 diventa la prima musulmana consigliera comunale a Milano. Ha pubblicato Porto il velo, adoro i Queen (Sonzogno, 2008).


Intervista all'autore

Il tono del racconto però, come sottolinea Boella, non è tragico ma lieve. Fino alla rivendicazione del velo come gesto femminista.
La mia intenzione era di far emergere la ricerca dell’identità in un percorso libero, che pochi conoscono perché fuorviati dalla prevalente narrazione di oppressione della donna musulmana. Senza appesantire il racconto. Horra fa delle scelte, rimugina. Mette il velo per copiare le donne della famiglia, il senso religioso glielo dà solo poi.
Dice che il velo è femminista, è una provocazione, ma lo afferma perché lo indossa liberamente: ogni donna è libera di disporre di sé, del proprio corpo. Alcune femministe sono d’accordo con me, altre invece mi rifiutano, perché vedono il velo come un segno di sottomissione al maschio.

(Sumaya Abdel Qader intervistata da Alessandra Coppola su La Lettura del Corriere della Sera)

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Quello che abbiamo in testa

Sumaya Abdel Qader

Quello che abbiamo in testa

Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804711551
252 pagine
Prezzo: € 22,00
Formato: Cartaceo
In vendita da: 12 novembre 2019

Disponibile su:

Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788852098604
252 pagine
Prezzo: € 8,99
Formato: Ebook
In vendita da: 12 novembre 2019

Disponibile su: