Perché la cultura classica

Perché la cultura classica

Qual è il valore che oggi viene attribuito alla cultura classica? È vero, come sostengono in molti, che lo studio del greco antico e del latino sarebbe ormai del tutto inutile nelle società moderne, marcatamente orientate verso discipline e conoscenze di immediata utilità, e che il liceo classico dovrebbe essere abolito?

Per molti secoli, dal Rinascimento ad almeno tutto l’Ottocento, le fonti classiche hanno svolto un ruolo chiave all’interno del pensiero europeo, come è testimoniato dai numerosissimi debiti linguistici di parecchie scienze nei confronti del greco antico. Per non parlare di concetti che sono considerati fondamentali per la nostra civiltà, come quelli di «contratto sociale» e «democrazia», attinti dalla cultura greca. Poi c’è stato uno strappo. Nel corso del Novecento la conoscenza del mondo classico si è via via indebolita, fin quasi a scomparire dagli studi superiori, soppiantata da un’evoluzione della cultura verso una collezione di saperi disgiunti che sembrano aver dimenticato le radici comuni, al punto da indulgere a derive irrazionalistiche.

Lucio Russo, in questo saggio magistrale per chiarezza espositiva e solidità di argomentazione, mostra con una vasta gamma di esempi come il debito dell’Occidente verso le civiltà greca e romana sia di gran lunga superiore a quello usualmente riconosciuto, perché ha riguardato tutti gli aspetti della cultura e non solo – come vorrebbe un diffuso luogo comune – quelli oggi classificati come «umanistici» (pensiero politico, diritto, filosofia, arte, musica e letteratura). Spaziando dall’astronomia alla fisica, dalla geometria alla matematica, dalla geografia all’ottica, l’autore chiarisce infatti in modo inoppugnabile come la scienza europea abbia mutuato i suoi fondamenti epistemologici – i metodi dimostrativo e sperimentale – dallo studio dei pochi trattati ellenistici che ci sono pervenuti, in particolare le opere di Archimede e gli Elementi di Euclide.

«La tesi principale del libro» scrive Russo «è che la cultura classica, se profondamente rivisitata, potrebbe assumere di nuovo, pur se in modo diverso, quel ruolo unificante svolto in passato e per il quale non è mai stato trovato un valido sostituto.»

Recensioni

“Il libro di Lucio Russo ha, tra gli altri, il merito di saper valutare i lati positivi del bagaglio di conoscenze storico-linguistiche del cosiddetto mondo "classico" con l'occhio di chi muove da un altro campo del sapere: quello delle scienze. ”

Luciano Canfora, "Corriere della Sera" 22 marzo 2018,

“Ci voleva uno scienziato d'animo aperto e sguardo lungo come Lucio Russo per riportare il dibattito in carreggiata. Nel suo "Perché la cultura classica. La risposta di un non classicista" l'autore si sofferma su serissimi guasti che, nel Novecento e oltre, la progressiva scomparsa di una cultura generale ha generato. ”

Franco Marcoaldi, "la Repubblica" 1 aprile 2018,

Lucio Russo

Lucio Russo si è occupato di meccanica statistica, calcolo delle probabilità e storia della scienza. Su quest'ultimo argomento ha pubblicato Flussi e riflussi. Indagine sull'origine di una teoria scientifica (Feltrinelli, 2003), Ingegni minuti. Una storia della scienza in Italia, con Emanuela Santoni (Feltrinelli, 2010), La rivoluzione dimenticata (Feltrinelli, 2013, ultima edizione), Stelle, atomi e velieri (Mondadori Università, 2015) e La bottega dello scienziato. Introduzione al metodo scientifico, con Alessandro Della Corte (il Mulino, 2016).


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Perché la cultura classica

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