Noi felici pochi

Noi felici pochi

Tutte le persone di cui si parla nelle scene di violenza descritte in queste pagine sono state realmente aggredite e malmenate, in un passato così scabroso e delirante da non poter essere rievocato che in forma romanzata, in un libro che porta all’estremo l’autofiction letteraria italiana.

Sono cresciuti insieme, Patrizio, Angelo e Andrea. Sfrontati rampolli della “Romabene”, vissuti nella consapevolezza di avere il diritto, sempre e comunque, di soddisfare i propri desideri. Figli modello di magistrati, professori e medici, sono teppisti, fascisti e psicopatici: praticano – con meticolosa e sistematica ferocia – atti di violenza su vittime indifese, quasi sempre scelte a caso.

Risse, aggressioni, pestaggi.

Sangue. Sangue su zigomi, mani e asfalto. Immacolate soltanto le camicie su misura (bianche o celesti, button down, cotone egiziano ritorto con cuciture doppie all’inglese), sacre per loro come le vacche per gli indiani.

Ragazzi legati da un vincolo d’amicizia e di complicità che pare indissolubile ma che un’estate, ubriachi dopo la discoteca, un incidente rischia di compromettere per sempre: l’auto esce di strada tra il Circeo e l’Argentario, restando in bilico aggrappata a una roccia.

Anni di feste, discoteche, stadio, trasferte, cori, risse e braccia tese – anni di vita condivisa – non bastano a farli restare uniti in una situazione che si aggrava col passare dei minuti.

Pagine travolgenti. L’urlo di rabbia di ragazzi intrappolati nel silenzio di famiglie benestanti, tenute insieme da sorrisi di facciata. Anatomia di una generazione di psycopariolini.

Una narrazione potente e maleducata che ha il coraggio di affrontare la violenza a viso aperto e di mostrare il rovescio delle cose: la meglio gioventù e i suoi peggiori istinti.

La scrittura è netta, feroce, pulita, martellante.

Recensioni

“Noi felici pochi è un romanzo che nella pur lunga storia della letteratura nazionale non s'era mai visto. Senza bontà, pentimenti, redenzione, moralismo, un romanzo tutto male e azione, nessun selfie ombelicale d'autore. È un romanzo dal vero. ”

Antonio D'Orrico, Corriere della Sera,

“Non ci saranno però né pentimento né redenzione e anzi, sporchi di sangue tra le lamiere, varcheranno per sempre il punto di non ritorno. Arancia Meccanica a parte, Noi felici pochi ricorda, per l'uso smodato di violenza gratuita, il Bastogne di Enrico Brizzi, ingiustamente ignorato dalla critica ma scritto infinitamente meglio. Tornano ahimè alla mente, inoltre, anche le spregevoli gesta di Angelo Izzo, di Gianni Guido e di Andrea Ghira, gli autori del Massacro del Circeo, dei quali Bati e i suoi sembrano essere i fratelli minori. ”

Andrea Frateff-Gianni, Il Messaggero,

“Roma non è Gotham City, però è piena di supereroi aspirazionali che credono che l'eroismo sia un'oligarchia fondata sul loro proprio arbitrio. E' sul fare tutto ciò che si vuole e mai quello che si deve che si fonda il sentirsi e il proclamarsi eroi di questi ragazzi, la loro resistenza a chi si aspetta da loro che non siano vittime di niente, se non di loro stessi, e che se non si fanno bastare l'essere privilegiati per scegliere di fare il bene anziché il male, la responsabilità è del quartiere in cui vivono, della città, della famiglia, dello spirito del tempo, della destra che avanza. E invece no, scrive Bati. La responsabilità, a volte, è il punto in cui la vittima e il carnefice coincidono.”

Simonetta Sciandivasci, Il Foglio,

“Vi invito a leggere un romanzo che non rispecchia i nostri ideali, ma che ci racconta una generazione che c'è, esiste, e inevitabilmente ci farà male perché ci riporterà echi dell'orribile Massacro del Circeo, dell'ultra-destra che negli anni Settanta non ebbe mai alcuna pietà. E paradossalmente, vedendola qui, ancora davanti ai nostri occhi, che non muore, in un romanzo che non dà giustificazioni ai propri personaggi ma vuole solo raccontare: noi vedremo uno scrittore, uno scrittore vero, che usa la lingua, i personaggi e la trama per raccontarci una storia che fa male. Ma che andava raccontata: perché sapessimo come, quanto, dove, questa storia esiste ancora.”

Antonella Lattanzi, La Stampa,

Patrizio Bati

Patrizio Bati vive e lavora a Roma. Laureato in Legge, è sposato e padre di una bambina di otto anni. Nel suo studio ha un'asta di bandiera, un bonsai di ficus benjamin e una collezione di foto segnaletiche di detenuti americani anni Cinquanta. Questo è il suo primo romanzo.


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Noi felici pochi

Patrizio Bati

Noi felici pochi

Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804717065
168 pagine
Prezzo: € 17,00
Formato: Cartaceo
In vendita da: 15 ottobre 2019

Disponibile su:

Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788852097676
168 pagine
Prezzo: € 8,99
Formato: Ebook
In vendita da: 15 ottobre 2019

Disponibile su: