Ladies Football Club

Ladies Football Club

È una bella giornata d’aprile del 1917. Le operaie della Doyle & Walker Munizioni di Sheffield stanno mangiando i loro sandwich nel cortile della fabbrica. I mariti, i fratelli, i padri sono al fronte, e loro assemblano le granate, i proiettili e le bombe per armare l’esercito. Ma quel giorno, trovando un pallone abbandonato in cortile, Rosalyn, Violet, Olivia e le altre cominciano a giocare. Piano piano ci prendono gusto, si distribuiscono i ruoli, affinano la tecnica, finché il padrone le nota e propone loro di disputare una vera partita. Sarà la prima di una lunga serie: in assenza dei campionati maschili, il calcio femminile in quegli anni avrà la sua prima stagione d’oro e conquisterà l’affetto e il seguito del pubblico. Meno gradito risulterà alle istituzioni maschili del calcio che, a guerra finita, faranno di tutto per rimettere le donne al loro posto.

Ispirandosi alla storia vera delle prime squadre di calcio femminili, Stefano Massini inventa le vite di undici donne fenomenali, ognuna con la sua idiosincrasia, il suo sogno, la sua paura. Alternando leggerezza, ironia e commozione, travolge il lettore nella dirompente epopea del gruppo di pioniere che ha osato sfidare gli uomini sul terreno maschile per eccellenza: il campo da calcio.

Recensioni

“Il giorno 6 aprile dell'anno 1917, la radio dal fronte annunciava nuovi morti, gli Stati Uniti entravano in guerra e il compagno Lenin preparava la Rivoluzione Russa. Ma nessuna di queste tre cose ci interessa oggi. A noi preme che il 6 aprile dell'anno 1917, durante la pausa pranzo, undici operaie della Doyle & Walker Munizioni cominciarono a correre dietro un pallone. Non sapevano che più o meno nello stesso istante, a Liverpool, anche per altre ragazze della Dick Kerr's stavano per mettere insieme un team leggendario del calcio femminile, facendo parlare di sé per decenni. Le nostre undici operaie di Sheffield, viceversa, non le ricorda nessuno, forse perché finirono di giocare a calcio più o meno dopo un anno; alla fine della guerra. Una storia breve, la loro, ma intensa. Di quelle che ti chiedi se siano realtà o leggenda, e in fin dei conti chi se ne importa, purché la si racconti ancora. ”

Stefano Massini, Robinson la Repubblica,

“In Ladies Football Club con l'attenzione al sentimento nascosto e la precisione nel descrivere i caratteri femminili inseriti in contesti sociali ruvidi e duri in cui la sopravvivenza fa rima con l'affermazione di sé, Stefano Massini ha raccontato la loro storia. Inventata: attraversando le epoche diventa apologo sull'oggi, fotografia di emancipazione e libertà, superamento di ogni pregiudizio, scetticismo, barriera. ”

Cristiana Capotondi su Vanity Fair,

“Un affresco di calcio e vita, con il quale Massini vuole restituire agli autori amati in gioventù i doni ricevuti: «Porto nei libri il mio piacere per il racconto come qualcosa che ti accoglie con un abbraccio e ti tiene compagnia per molto tempo».”

Giornale di Brescia,

“Stefano Massini, l'italiano vivente più rappresentato nel mondo, torna alla scrittura con un libro che per lui si potrebbe giudicare anomalo, ma che sembra già pronto per la scena teatrale. Il titolo è Ladies Football Club e parla di calcio femminile. Alla maniera di Massini, naturalmente, con tante altre cose dentro: uno sguardo sul secolo scorso, sulle sue illusioni, sulle conquiste della donna.”

Sport Week,

“Una ballata ipnotica. Dove il pallone - maschile, singolare - diventa palla, pianeta delle donne.”

L'Espresso,

“La sensazione è che in Ladies football club lo scrittore finisca per spiaggiare il suo indubbio talento –così capace di sorpresa, umanità e complessità quando affronta guerre vere (i soldi, il lavoro) – nei lidi rassicuranti dell’immaginario progressista in cui, pur volendo, non si riesce a dar fastidio a nessuno: tanto la battaglia è finta e il cattivo s’è arreso da quel dì.”

Marco Palombi, il Fatto Quotidiano,

“C'è Olivia, l'intellettuale, che diviene la portavoce perché il padre aveva un'edicola. C'e Haylie, la più politicizzata, che vede nel calcio uno strumento di lotta di classe e gioca come ala sinistra. C'è Violet, la prima a calciare la palla, e ci sono le altre, ognuna con la sua buona ragione per scendere in campo. «Nelle mie opere mi sono occupato dei Lehmann, di Olocausto, di Anna Politkovskaja, nessun lavoro aveva scatenato il livore dei social come questa. Una quantità di letame così, non l'avevo mai ricevuto, tutto per ribadire "giù le mani delle donne del calcio". C'è chi addirittura twitta: "vogliono rubarci anche il testosterone". Ho capito che era una storia potentissima. Vera ma reinventata». Con la la questione femminile mescolata al calcio pasolinianamente inteso, come "l'ultimo rito sacro".”

Emanuela Giampaoli, La Repubblica,

“Ciascuna delle giocatrici di Massini ha un suo carattere. Rosalyn per esempio sta in porta ma vorrebbe istituire le rotazioni: perché lei non può far gol? Sono fragili, unite dalle loro debolezze e perciò fortissime, moderne, ironiche, commoventi, coi pensieri rivolti ai molti eroi che nelle pagine si affacciano: da Gengis Khan a Carlo Magno. Sister K è la bomba preparata per le simulazioni di lancio. È la metafora che Massini lancia tra i piedi delle sue eroine pronte a sfidare Ercole, i nemici che sono sempre più numerosi a bordo campo e le convenzioni. Undici ragazze pronte a prendersi il pallone e portarselo via per sempre. Nel nome di tutte le altre.”

Angelo Carotenuto, La Repubblica,

“Ha detto Maurizio Mosca che nelle società dello spettacolo il calcio è bellissimo, peccato però che ci siano le partite. Chissà cosa ne avrebbe pensato Penelope Anderson, che complicava tutto, ed era una Sibilla. Abigail Clarke, che vedeva le cose come stanno, e parlava chiarissimo e aveva sempre ragione, l'avrebbe presa per quello che è: una dichiarazione di noia e, anche, l'ammissione di una delusione. Quando giocavano a calcio loro, la società dello spettacolo non c'era, e neanche c'erano le partite: c'era la guerra, quella Grande, che s'era presa tutti i maschi, svuotando le fabbriche, che allora si servirono dei bambini e delle donne.”

Simonetta Sciandivasci, Il Foglio,

“Le vicende delle eroiche ragazze, con una divisa nera marchiata con un angioletto, rimediata dalla stoffa avanzata agli operatori cimiteriali, e una cuffia rosa in testa per obbligo del parroco, si dipanano per due anni in un crescente successo, specie a spese di squadre di uomini, giovanissimi o malati, ma comunque uomini. Poi, fine della guerra, rientro nei ranghi, tornano a giocare i titolari e le donne di nuovo a casa. Questo succedeva allora, e fa piacere raccontarlo oggi, quando il calcio femminile sta finalmente avendo, seppure non in ogni parte del mondo, il rispetto che merita, forse anche grazie al coraggio di quelle ragazze visionarie di un secolo fa.”

Evelina Christillin, La Stampa,

Stefano Massini

Stefano Massini è lo scrittore italiano vivente più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo, tradotto in ventiquattro lingue, celebrato da Broadway al West End di Londra, portato in scena dal premio Oscar Sam Mendes. Nel 2015, dopo il grande successo del suo trittico diretto da Luca Ronconi, viene nominato consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano. Il suo romanzo Qualcosa sui Lehman (Mondadori, 2016), tradotto in vari paesi, è stato uno dei libri più acclamati degli ultimi anni (premio Selezione Campiello, premio SuperMondello, premio De Sica e ora il Prix Médicis e il Prix Meilleur Livre Étranger in Francia). Il suo secondo romanzo è L'interpretatore dei sogni (Mondadori, 2017). Firma del quotidiano "la Repubblica", è volto noto televisivo per i suoi racconti del giovedì nella trasmissione "Piazzapulita" su La7.


Leggi l'approfondimento e le interviste

‘Ladies Football Club’: sul campo da calcio con le pioniere di Stefano Massini

Ladies Footclub Club è costruito come una polifonia con undici strumenti da far suonare. Diventerà uno spettacolo?
“È probabile. È da lì che vengo. Come drammaturgo, sono sempre stato considerato il meno teatrale. Ora, come romanziere, porto sulla pagina il saggio, la letteratura, il teatro e il cinema”.

(Stefano Massini intervistato da Katia Ippaso su Il Messaggero)

Come sempre in Massini c’è una dimensione epica: “Io non cerco storie consolatorie, cerco storie che ti salvano la vita.”

(Stefano Massini su Il Mattino di Padova)

Un argomento distante da quelli a lei più congeniali. Come mai questa scelta?

“Non credo sia così distante. Ho sempre cercato situazioni che contenessero dei cortocircuiti: cioè, delle realtà difficili da accostare e che, invece, più spesso del previsto nella storia dell’essere umano lo sono state.”

(Stefano Massini intervistato da Massimo Arcidiacono sulla Gazzetta dello Sport)

Leggere le vicende del Ladies Football Club può aiutare?
“In qualche modo c’era bisogno di raccontare una vicenda così, ma non deve essere concepito come un libro di denuncia. Per farlo, avrei scritto una storia di oggi, seguendo una squadra di oggi. Invece ho riavvolto il nastro per andare a vedere come era realmente nato il calcio femminile. Rimane comunque una specie di fossa profonda, da cui è lecito aspettarsi di tutto. Per forza di cose ogni tanto statisticamente esce la boiata di turno…”

(Stefano Massini intervistato da Sandro Bocchio su Tuttosport)

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Ladies Football Club

Stefano Massini

Ladies Football Club

Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804719540
192 pagine
Prezzo: € 16,00
Formato: Cartaceo
In vendita da: 1 ottobre 2019

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Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788852095894
180 pagine
Prezzo: € 9,99
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In vendita da: 1 ottobre 2019

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