La maternità può attendere

La maternità può attendere

«A vent’anni pensavo vagamente di volere
due figli. Adesso penso che dovrei decidermi
per averne almeno uno. Ma il tempo passa
e non mi sembra mai il momento»: mentre
le stagioni corrono e il limite biologico della
fertilità si fa incombente, in molte continuano
a ripetere quel «non mi sembra il momento»,
un vero e proprio leit motiv nelle spiegazioni
fornite dalle donne (una su cinque in Italia)
che rinunciano a fare figli.

Elena Rosci, psicoterapeuta da sempre attenta
alle tematiche femminili, cerca di individuare
non solo le cause più banalmente
«pratiche», ma anche le ragioni profonde che
spingono un numero così elevato di donne a
rifiutare la maternità. E lo fa lasciando ampio
spazio alle loro voci – qualcuna polemica,
qualcun’altra perplessa, dubbiosa, recriminante
– in un vivace contrappunto, dove
emergono le molte sfaccettature di una scelta
che non è quasi mai una presa di posizione
ferma e conclamata, quanto piuttosto un rimandare
incerto e tentennante, un voglio e
non voglio.

Le motivazioni addotte spaziano da quelle di
tipo sociale (la precarietà del lavoro, la mancanza
di servizi per l’infanzia, l’esigenza di
una maggiore mobilità) ad altre di tipo più
individuale: l’aspirazione femminile a posizioni
paritarie all’interno della coppia in
ogni aspetto della vita in comune, il timore
di un ruolo che è «per sempre» in una società
dove tutto è «per adesso», il narcisismo
che dagli anni Settanta pervade la nostra società.
Spesso, poi, il freno è costituito anche
dalla paura di non essere all’altezza di quel
modello di mamma di stampo ottocentesco
che ancora persiste nell’immaginario collettivo,
una madre a tutto tondo, generosa e dimentica
di se stessa. Modello, questo, non
più compatibile con l’educazione e le aspettative
delle «ragazze» di oggi, nei progetti
delle quali la maternità non deve più tradursi
nella rinuncia a se stesse, ma in un felice
quanto difficile equilibrio fra le proprie esigenze
e quelle del figlio.

Gli ostacoli di ordine pratico potrebbero di
fatto essere aggirati con facilità da un sistema
di welfare più sensibile, come già avviene
nel Nordeuropa, mentre l’aspetto
psicologico appare più problematico. Per superarlo,
infatti, non esistono «ricette veloci e
facili», buone per chiunque, perché il modo
di essere madre non è unico e non aderisce
quasi mai a un modello prefissato, ma varia
in base alla cultura di appartenenza, all’ambiente
che ci circonda, al temperamento individuale,
oltre che alle esperienze vissute da
ogni singola donna.

Ed è proprio accantonando finalmente lo stereotipo
della madre tradizionale in favore di
una visione più aperta, capace di valorizzare
le caratteristiche di indipendenza e realizzazione
di sé delle giovani donne di oggi, che
diventare madre potrà smettere di essere per
molte un inquietante salto nel buio e rappresentare
per tutte una scelta davvero libera.

Elena Rosci

Elena Rosci, psicoterapeuta e saggista, vive a Milano. Lavora alla Fondazione Minotauro dove insegna presso la Scuola di specializzazione in psicoterapia. Collabora con la Casa della Cultura, oltre che con giornali, riviste e case editrici. Ha pubblicato saggi sull¿adolescenza e il femminile, tra cui: Mamme acrobate (2007), Psicologia (2012), La seconda nascita (con Gustavo Pietropolli Charmet, 1992), Io tu tutti (con Simona Rivolta, 1996). Ha curato due testi collettivi: Sedici anni più o meno (2000) e Fare male, farsi male (2003).


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La maternità può attendere

Elena Rosci

La maternità può attendere

Genere: Storia, Tecnologia e Scienze
ISBN: 9788804629245
192 pagine
Prezzo: € 17,00
Formato: 14,0 x 21,5 - Cartonato con sovraccoperta
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Genere: Storia, Tecnologia e Scienze
ISBN: 9788852038549
192 pagine
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In vendita da: 30 aprile 2013

Disponibile su: