Donne e potere

Donne e potere

Quando nell’Odissea omerica Penelope chiede a Femio, l’aedo, di cantare qualcosa di meno triste del periglioso ritorno da Troia degli eroi achei, l’imberbe Telemaco interviene bruscamente, invitando la madre a rientrare nelle proprie stanze e ricordandole che «la parola spetta agli uomini». Per quanto saggia e matura, Penelope china il capo di fronte al figlio e si ritira in silenzio.

All’alba della tradizione letteraria dell’Occidente, questo è il primo esempio di un uomo che ordina a una donna di tacere e di uscire di scena. Da Aristofane a Ovidio, da Valerio Massimo a Plutarco ne seguiranno altri, a dimostrazione di come, fin dall’antichità classica, alle donne sia stato sottratto il diritto di parola, e insieme a esso la possibilità di accedere al discorso pubblico.

Negata e svilita, derisa e temuta, la voce femminile è stata ridotta al silenzio, un silenzio, però, che a distanza di secoli sembra gravare ancora sulla volontà delle donne di essere ascoltate, prese sul serio, considerate per le loro capacità e competenze. Un silenzio a cui gli uomini sembrerebbe non intendano rinunciare, se solo pensiamo alle ingiurie e alle intimidazioni di cui le donne sono fatte oggetto – nel web come nella politica o nella cultura – non per ciò che dicono ma per il semplice fatto di voler parlare.

Evidentemente, nella radicale alterità della loro voce, «differente» e per questo foriera di una diversa concezione del mondo, si avverte ancora l’eco di quel pericolo che il mondo greco paventava, quando, nelle figure tragiche di Medea, di Antigone o di Clitennestra – per citarne solo alcune -, scorgeva una reale minaccia per la polis, la comunità, l’ordine costituito.

In Donne e potere Mary Beard riannoda i fili che, ancora una volta, ci legano alla Grecia e alla Roma antiche, per dimostrare quanto siano profondi i meccanismi che impongono alle donne il silenzio e quanto sia alto il prezzo che esse devono pagare per rivendicare la libertà di parola.

Recensioni

“Lo scopo di Mary Beard è d'illuminare come le pratiche di esclusione del femminile dalla sfera politica si fondano sull'arbitrario assunto ideologico che l'unica voce degna di essere ascoltata, l'unica capace di generare "discorso" sia "naturalmente" maschile. [...] Ciascuna a modo suo, le donne private di una voce che Mary Beard ci presenta, possono suggerire strategie, individuali o collaborative, per apparire, per farsi sentire - per trasformare un mormorio in un potente clamore.”

Mario Telò, "Il Sole 24 Ore" 25 febbraio 2018,

“Serviva una storica per fissare il momento esatto. L'inizio della censura, l'origine di tutte le donne zittite o sbeffeggiate dall'antica Grecia fino all'altro ieri. Serviva Mary Beard per mostrare quanto profonda sia, anche nella cultura occidentale, l'idea che la parola pubblica spetti ai maschi.”

Mariarosa Mancuso, "Azione" 16 aprile 2018,

Mary Beard

Much Wenlock, Shropshire, 1955. Insegna al Newnham College di Cambridge ed è curatrice per l'antichità classica del «Times Literary Supplement». Accademica di fama internazionale, è fellow della British Academy e membro dell'American Academy of Arts and Sciences. Tra i suoi numerosi libri, molti dei quali tradotti in italiano, ricordiamo Il Partenone (2006), Il Colosseo. La storia e il mito (2008), Prima del fuoco. Pompei, storie di ogni giorno (2011), SPQR. Storia dell'antica Roma (2016), Fare i conti con i classici (2017).


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