Giorgio Caproni

Giorgio Caproni

Giorgio Caproni nacque a Livorno nel 1912 e vi abitò fino al decimo anno d’età, per poi trasferirsi con la famiglia a Genova, che divenne la sua “città dell’anima”, ritratta in tante poesie; qui conseguì il diploma magistrale e studiò violino e composizione. A partire dal 1945 risiedette stabilmente a Roma, con i due figli e la moglie Rina, conosciuta a Loco di Rovegno in Val Trebbia, dove era giunto nel 1935 al primo incarico come maestro elementare. Tale rimase sempre, per scelta, il suo mestiere, ma già nel ’33 aveva cominciato a pubblicare su riviste articoli e poesie. Dopo le prime raccolte, liriche brevi e melodiche di tono impressionistico, sfiorò l’ermetismo con “Cronistoria” (1943) e raggiunse una personale maturità ne “Il passaggio d’Enea” (1956), con gli inconfondibili sonetti “monoblocco” e le ampie, visionarie poesie in “stanze” di endecasillabi. Nel 1959, con “Il seme del piangere”, evocò in versi dolci e sofferti la giovinezza livornese della madre. La grande popolarità giunse nel 1975 con “Il muro della terra”, ed un favore crescente di pubblico e critica accompagnò le sue ultime raccolte, dove poesie scarnificate e cupamente ironiche si dispongono in complesse orchestrazioni, nella sempre disillusa ricerca d’una risposta ai moderni dilemmi dell’uomo, primo fra tutti la scomparsa di Dio. Scrisse anche saggi, recensioni e racconti, e fu un apprezzato traduttore, in prosa e in versi: Proust, Baudelaire, Lorca, Céline, Apollinaire e molti altri. Morì a Roma nel 1990.

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