Ernesto Rossi

Ernesto Rossi

Ernesto Rossi, nato a Caserta nel 1897, dopo una brevissima collaborazione al “Popolo d’Italia”, diretto da Mussolini, conobbe Gaetano Salvemini, un incontro a proposito del quale dirà: “Se non avessi incontrato sulla mia strada al momento giusto Salvemini che mi ripuli il cervello da tutti i sottoprodotti della passione suscitata dalla bestialità dei socialisti e dalla menzogna della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch’io nei Fasci di combattimento”. Di qui la successiva determinazione nel combattere il regime fascista. Fu poi, insieme con Riccardo Bauer, uno dei dirigenti di Giustizia e Libertà e come tale venne arrestato nel 1930: trascorse vent’anni in prigione e quattro al confino di Ventotene, dove, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, maturò quelle idee federaliste che avrebbero dato vita, nel 1941, al Manifesto di Ventotene. Dopo la Liberazione, aderi al Partito d’Azione e successivamente al Partito Radicale di Pannunzio e Villabruna, nel quale però preferi rinunciare agli incarichi direttivi per dedicarsi alla scrittura di libri e al giornalismo d’inchiesta sul “Mondo”. La collaborazione col “Mondo” durò dal 1949 al 1962. Nel dicembre del 1955 fu tra i fondatori del Partito radicale. Nel 1966 gli fu conferito il premio Saverio Nitti. Mori a Roma nel 1967. Tra le sue opere: I padroni del vapore (1956), Aria fritta (1955), Il Sillabo e dopo, Il manganello e l’aspersorio, Un democratico ribelle, Nuove pagine anticlericali, Settimo: non rubare.

Ernesto Rossi