Voce all’autore: la scrittura di Nora Venturini tra gialli, teatro e televisione

di Redazione Libri Mondadori

A Roma si commette un crimine ogni tre minuti. Vuoi che nessuno di questi, vittima o assassino, prenda un taxi?

Gialli, sceneggiature, Roma e una tassista detective:
entra nel mondo di Nora Venturini



La scrittura di Nora Venturini si muove tra romanzi, teatro e sceneggiature televisive.
Come una materia fluida si adatta nel tentativo di portare lettori e spettatori dentro le storie, tra i sentimenti dei personaggi, nei luoghi di Roma, città simbolo che genera e accompagna le loro emozioni.


Nel 2017 l'autrice ha portato sulle pagine il personaggio di Debora Camilli, 25 anni, alla guida del taxi romano Siena 23.
Un taxi che le è capitato un po' per caso, ma che poi si è rivelato essere un destino, eredità di un padre che lo guidava a velocità da Gran Premio sul lungomare di Ostia.

 

Dal taxi Debora guarda il mondo, parla con la gente e indaga.
Sì, perché lei è una detective nata e il suo sogno sarebbe stato entrare in polizia.


 

Ma anche se le cose sono andate diversamente, Nora Venturini le dà la possibilità di provare a risolvere una serie di casi in cui si imbatte, quasi senza volerlo.


Nel primo capitolo, L'ora di puntauna distinta signora sale sul suo taxi e le chiede di aspettarla davanti a un portone da cui poi non uscirà più. Questo avvenimento risveglia in Debora la sagacia e l’intuito della detective. È qui che la protagonista incontra per la prima volta il Commissario Edoardo Raggio che poi diventerà una presenza fondamentale nella sua storia.

Il secondo romanzo, Lupo mangia cane, vede Debora continuare a imbattersi in casi di omicidio. E lei, da brava investigatrice, parte alla ricerca della verità barcamenandosi tra una corsa e l'altra, tra disavventure familiari e avventure sentimentali.

Buio in sala, romanzo della collana Il Giallo Mondadori, ambienta sotto il sole cocente di una Roma di piena estate una nuova ricerca della tassinara.
Debora incontra Valeria Massani, un tempo diva dei palcoscenici nazionali ormai in preda alla demenza, e con il suo taxi la riporta a casa. Pochi giorni dopo, l’anziana muore per cause apparentemente naturali.
Al funerale, la detective percepisce qualcosa di sinistro e la conferma arriva quando un’altra morte, stavolta violenta, colpisce l’entourage della Massani. C'è molto più che il caso dietro queste morti. 


Suspense, ironia e paradossi si incontrano all'interno di gialli romani che si leggono come se fossimo davanti a una serie TV.

 

Ora non resta che salire sul taxi con Debora,
"cavaliere solitario che attraversa la città a caccia del crimine"

I libri di Nora Venturini

Nora Venturini si racconta: leggi l'intervista



La tua scrittura si muove a cavallo tra narrativa, teatro e televisione: ci racconti la sua evoluzione, il modo con cui questi mondi sono per te legati?

Narrativa, teatro e televisione, per me, nascono dalla stessa esigenza: il desiderio di raccontare una storia attraverso personaggi forti.
Quando ho cominciato a pensare a Debora, la giovane tassista protagonista dei miei romanzi, non mi era ancora chiaro in quale dei tre ambiti collocarla. Sapevo come parlava, come si muoveva, che carattere aveva, da dove veniva, ma non avevo ancora una storia giusta per lei. Contemporaneamente, però, nella mia testa si andava formando una trama nera, ambientata nella Roma bene.

Allora ho deciso che il romanzo giallo era l’habitat giusto per la mia giovane tassista, anche se ho portato nella narrativa l’agilità dei dialoghi e dell’azione, e il ritmo, tipici del linguaggio cinematografico e televisivo.
Direi che dall’incontro tra il personaggio e la storia, è nato il primo giallo della serie, L’ora di Punta. Dal teatro ho mutuato lo sviluppo per scene. Quando scrivo immagino i personaggi agire come su un palcoscenico, li vedo muoversi, sento l’intonazione delle battute, l’espressione del viso. E poi il teatro è protagonista in questa terza indagine, Buio in sala.


 


Da lettrice di gialli a scrittrice di gialli: com’è nato l’amore per questo genere e quali sono gli scrittori che ti hanno più ispirata? Hai anche dei ricordi legati alla collana de Il Giallo Mondadori?

I romanzi gialli sono una mia passione da sempre.
Da quando ero bambina e sul comodino di mio padre vedevo sempre questi libri dalle copertine vagamente scabrose, attraenti, come tutto ciò che è proibito. Da dentro un cerchio emergevano pistole impugnate da mani in guanti neri, donne bionde dallo sguardo terrorizzato, fari accesi che squarciavano il buio della notte. Appena ho potuto ho iniziato a leggerli. Ne ho letti a centinaia, dai classici stranieri, come Simenon e Agatha Christie, ai nostrani, come Camilleri e Scerbanenco.

Sicuramente, il genere a cui mi sento più affine è quel tipo di poliziesco in cui alla suspense fa da contrappunto l’humour; a volte nero, come negli anglosassoni, a volte giocando sui caratteri, come nella commedia all’italiana. Se dovessi collocare le indagini di Siena 23 in una categoria, sarebbe sicuramente quest’ultima.
Nora Venturini



“La pazienza non era mai stata tra le sue qualità. Le tattiche di accerchiamento, gli assedi, le attese non costituivano il suo terreno di battaglia. Lei intuiva, agiva e colpiva”.
Debora Camilli, la tua tassista detective, è un turbine di istinto e di emozioni. Com’è nata la tua protagonista e quali sviluppi prevedi per lei nel futuro?


Debora appartiene alla schiera dei detective non professionisti, quelli che, grazie all’intuito e a una notevole faccia tosta, arrivano a risolvere i casi prima dei loro colleghi in divisa.
In fondo Debora è una Miss Marple di casa nostra, nata quasi un secolo dopo, con la pizza e la birra al posto del tè e i pasticcini. E dotata di uno spirito dissacrante tipicamente romano.

Ma, a bordo del suo taxi, è anche un cavaliere solitario che attraversa la città a caccia del crimine, come nei film western. Questo è il motivo per cui, anche se a ogni nuovo romanzo sono tentata di appagare il suo sogno di entrare in polizia, poi decido sempre di lasciarla alla guida del taxi, da cui può osservare uomini e cose indisturbata.


Nora Venturini


Spesso ad arrivare alla verità nei romanzi gialli sono investigatori solitari che si fidano solo delle proprie capacità. 
In Buio in sala troviamo invece una coppia di investigatori, Debora ed Edoardo, molto diversi eppure uniti da qualcosa di forte. Ci racconti la dialettica tra questi due personaggi?


Debora, nel primo romanzo, fa un incontro che le sarà fatale, sia sul piano investigativo che su quello privato. Si tratta del commissario capo Edoardo Raggio, dirigente del Commissariato San Lorenzo. Quarantenne ammogliato, padre di famiglia, meridionale, pignolo, apostolo della legalità e del dovere. Tanto Debora è impulsiva, esuberante e trasgressiva, quanto lui è pacato, riflessivo, spesso malinconico.

L’attrazione di Debora per il Commissario, ricambiata, cresce in modo esponenziale da romanzo a romanzo, nonostante i numerosi ostacoli, trasformandosi in una vera e propria storia d’amore che si intreccia e si confonde con la ricerca del colpevole, tanto che ci si chiede se sia più l’attrazione per il crimine o quella per il commissario che spinge Debora a farsi coinvolgere nei casi da risolvere. Come Debora, anche il commissario è cresciuto nel corso della serie, tanto da diventare, soprattutto in quest’ultimo, Buio in sala, un coprotagonista a tutti gli effetti.



Roma è un altro personaggio cruciale nei tuoi romanzi: a volte brillante, altre sonnolenta, altre ancora sensuale e inquieta. 
Qual è il lato della Capitale che ami di più o che ti ispira di più nella tua produzione? 


Roma è la terza protagonista delle mie storie. Come la Sicilia per Montalbano, Parigi per Maigret, Marsiglia nei romanzi di Izzo, Roma non è solo lo sfondo delle avventure di Debora, ma un personaggio vero e proprio.
Con il suo disincanto, il suo spirito sornione, la sua pigrizia, la sua bellezza spesso violata, Roma influenza il racconto. In ogni romanzo io ne evidenzio un quartiere, e con esso un aspetto, una faccia.

Per esempio, dopo la prima indagine, ambientata tra i ricchi del quartiere Parioli, col secondo romanzo, Lupo Mangia cane, ho voluto indirizzare lo sguardo sulla Roma degli emarginati, gli invisibili che vivono intorno alla stazione Termini, all’Esquilino.
Per usare un linguaggio cinematografico, diverse inquadrature dello stesso oggetto.


Nora Venturini


La serie della tua tassista detective è già stata pubblicata in Germania e anche in Argentina. Che emozioni hai provato all’idea che lettori lontani dall’Italia potessero fruire la tua storia? 


Sono rimasta felicemente stupita quando ho saputo che non solo l’aspetto poliziesco, ma anche la comicità, spesso colorita con termini romaneschi, abbia affascinato e divertito i lettori di lingua tedesca e spagnola.
Spesso mi chiedevo, quando scrivevo il primo romanzo e mettevo in bocca ai personaggi popolari espressioni dialettali, se quel tipo di ironia potesse essere capita da lettori non romani, ma poi mi sono anche risposta che, se Camilleri col suo meraviglioso siciliano inventato è arrivato in tutto il mondo, forse lo slang di Debora poteva superare i confini del Raccordo Anulare.



Infine, un consiglio per aspiranti scrittori: come si affina la tecnica di scrittura dei dialoghi? 


Per i dialoghi, vale sempre lo stesso metodo, appreso scrivendo sceneggiature o traducendo e adattando, come regista, i testi teatrali: Recitateli, e a voce alta.
Solo così potrete capire se scorrono, se sono freschi e autentici e se il personaggio, in una determinata situazione e stato d’animo, si può esprimere con quella battuta senza che risulti falsa o “ scritta a tavolino”.
Fatelo con coraggio, senza vergogna, tanto in camera, in quel momento, ci sarete solo voi e le vostre creature immaginarie.

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