Voce all’autore: tra la nebbia del nuovo giallo di A. E. Pavani

di Redazione Libri Mondadori

La barchetta scivolava sull’acqua. Nell’aria solo il lieve sciabordio dei remi e il respiro, quasi impercettibile, dei bambini aggrappati ai bordi. L’isola emergeva, immota e buia, tra impalpabili strati di foschia. Alla luce del sole, e da lontano, faceva di certo un altro effetto. Nel chiarore che preannunciava l’alba, con il buio della notte che andava tramutandosi in ombre, appariva più minacciosa di quanto suggerisse il suo nome. «Non sono più sicuro che sia una buona idea» sussurrò Matteo, remando piano per non fare rumore, gli occhi puntati sulla massa nera che si lasciava intravedere a tratti, all’aprirsi invitante della nebbia. «Adesso hai paura?» lo provocò Lisa.

Voci nella nebbia: l'esordio thriller di A. E. Pavani


Estate 1999. Trentino.
Cinque bambini, una barca, un'isola misteriosa, la paura e poi una nebbia irreale che avvolge tutto

Le prime pagine di Voci nella nebbia, l'esordio thriller di A. E. Pavani, autrice di romanzi d'avventura pubblicati sotto pseudonimo (come Brucerai all’inferno e L’anello di giada), ci portano subito a contatto con la materia di cui è fatto questo nuovo romanzo: l'inspiegabile.

Inspiegabile è la spinta oscura che chiama i bambini all'esplorazione dell'Isola della Strega.

Inspiegabile è la presenza di fotografie, fotografie di occhi, che riempiono il suolo dell'isola adagiate come foglie sotto gli alberi.

Inspiegabile è l'enigmatico rincorrersi degli eventi 19 anni dopo quando Lisa Harding, che quel giorno era sulla barca insieme agli altri bambini e oggi è detective alla Omicidi di Londra, indaga su un nuovo caso e i suoi incubi sono affollati da occhi inquietanti. Occhi dappertutto.

A. E. Pavani costruisce un thriller che ci fa sentire in balìa della corrente.
Un lago di misteri ci sottrae alla vista la verità e noi tentiamo di riacchiapparla; una serie di voci ci chiamano ma suonano come grida strozzate.
Come Lisa, lottiamo con fantasmi dentro e fuori di noi.


Per questo il ritorno al paese di quella lontana vacanza è una necessità. La protagonista, in realtà, da quel luogo e da quell'estate non se n'è mai andata.
E quanto è rimasto lì, come sospeso nel tempo, sta riemergendo e continua a fissarla chiedendo risposte. 

Voci nella nebbia

A.E. Pavani

Immagina un'isola rigogliosa, e cinque bambini che rubano una barca per visitarla. Immagina una nebbia improvvisa, che tutto avvolge. E lì, nello strano sottobosco, immagina un albero illuminato dal sole, e le foglie che scintillano e vibrano alla brezza, riempiendo l'aria di un suono crepitante. Solo che non sono foglie: sono fotografie. Fotografie di occhi. Gli stessi occhi che, dic...

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A. E. Pavani racconta Voci nelle nebbia


DALL’AVVENTURA AL THRILLER
Quando tutte le bambine leggevano Pollyanna e Piccole donne, io divoravo romanzi come Il leopardo che mangiava uomini e La fregata nera.
Sono cresciuta con l’avventura, ma sono da sempre anche affascinata da tutto ciò che è misterioso e inspiegabile e che per questo lascia molto spazio tra possibile e impossibile.


In uno dei rari ricordi che conservo della mia infanzia mia nonna mi racconta, sussurrando nel buio, una storia di fantasmi. Una storia di fantasmi vera.
Ancora oggi, quando ci ripenso, mi vengono i brividi. Ecco perché, pur venendo dall’avventura come autrice, il passo verso il thriller, così come è concepito in Voci nella nebbia, è stato breve, complice forse anche il desiderio di cambiare, crescere e sperimentare che mi ha sempre contraddistinto.

LE MONTAGNE
Sono vissuta tutta la vita all’ombra delle montagne, non riesco a immaginare un paesaggio senza di esse, un orizzonte piatto mi lascia come privata di qualcosa.
Sapere di essere circondata dalla loro presenza mi dà un senso di protezione, e tuttavia, quando mi capita di risalirne le pendici e inoltrarmi nei boschi, è inquietudine quella che provo.


Questa mia personale ambivalenza nel mio rapporto con le montagne è ciò che ha fatto di esse l’ambientazione perfetta per la mia storia.
In Voci nella nebbia le montagne non sono inerti, hanno un cuore vivo che batte sotto la superficie, che assimila il tempo e assorbe le energie. Sono la bellezza ancestrale - e insieme l’apparenza - sotto cui si cela il pericolo.

LE VOCI
In Voci nella nebbia c’è molto di me. Da una parte la protagonista, Lisa Harding, che è nata e si è imposta con la naturalezza di un alter ego e che, in effetti, per certi versi mi assomiglia.
Come me, è una solitaria, ha pochissimi ricordi della sua infanzia, è dotata di autoironia e ha un debole per l’avventura e l’esplorazione.


Dall’altra l’essenza della storia, che può sì tradursi in una caccia al killer, ma che è anche qualcosa di più: un’esplorazione dell’inspiegabile, che affonda nell’animo umano alla ricerca di ciò che si è disposti a credere, anche quando tutto sfugge a ogni regola; e un’avventura, sebbene su un terreno diverso dal classico, forse anche su una dimensione diversa.

Voci nella nebbia sono le voci di cinque bambini che sfidano la paura, le leggende, i divieti degli adulti, che rubano una barca per andare a visitare questa piccola isola avvolta da una nebbia tanto densa e tangibile quanto irreale, isola che apparirà subito più estesa e minacciosa una volta raggiunta. Voci che si fissano in quel luogo, come impronte, e che riecheggiano nel presente attraverso le pieghe del tempo.

Voci nella nebbia sono i ricordi che riaffiorano, o cercano di riaffiorare, dalla nebbia del tempo. È il passato che rincorre il presente, anche se la protagonista non ne è del tutto cosciente.
Ma sono anche i sussurri di ciò che non ha corpo, del sovrannaturale, che si affaccia sul mondo da una dimensione che non si vede, a volte per guidare, altre per depistare.


Sussurri che il più delle volte Lisa chiama istinto, perché a proteggerla da ciò che non può toccare, né comprendere, ha solo la razionalità. Ma siamo sicuri che sia la scelta più saggia, quando la salvezza stessa impone che si creda?

Ascolta la playlist di Voci nella nebbia per immergerti nelle atmosfere del romanzo