Tommaso Fusari racconta il suo nuovo romanzo ‘Quello che non siamo diventati’

di Redazione Libri Mondadori


Dicono che a volte il silenzio sia meraviglioso. È così sottile il confine tra silenzio e vuoto.
Quando intorno a te nulla fa rumore, eppure senti qualcosa che ti opprime, che ti piega su te stessa, quando cominci a parlare ad alta voce per rompere quella spessa lastra di niente che occupa tutta la stanza.
È lì che il silenzio diventa solitudine. È lì che il silenzio si trasforma in assenza. In cosa che non ci sono e che occupano più spazio di quando ci sono. 



Tommaso Fusari sa come parlare delle emozioni, di quelle che ti fanno gridare e di quelle che ti chiudono in un guscio di silenzio da cui è difficile uscire.
Dopo Tempi duri per i romanticiCi vediamo tra poco l'autore torna con un nuovo libro, Quello che non siamo diventati, un romanzo che parla di amore, un amore tra due fratelli.
Sara e Michael vivono insieme, una vita fatta di giornate tutte uguali scandite da silenzi, distanza e da un continuo non detto che passa attraverso sguardi, pensieri e ricordi.
Michael è un ragazzo in crisi, non ha un lavoro, trascorre le giornate cercandovi un senso, preda di un dolore che lo trattiene dal costruire un futuro. Sara è iperattiva e un po' ingenua, mette tutta se stessa nel lavoro e prova con ogni sua forza a tenere in piedi Micheal, la sua famiglia.


Tommaso Fusari racconta la storia di due fratelli che hanno perso qualcosa: i sorrisi, le sicurezze, la complicità. Dove sono finiti? Che fine ha fatto la felicità?
Il lettore lo scopre nel corso della lettura, scavando nel loro passato attraverso flashback che bene si inseriscono nel flusso del racconto, immagini fatte di emozioni che sembrano per sempre perdute ma che forse non lo sono.
Perché come insegna l'equazione di Schrödinger, una delle più belle della fisica, "due sistemi che interagiscono tra loro per un certo periodo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema".


Sono così Sara e Michael, due anime in cui tanti giovani possono riconoscersi, che devono ritrovarsi e ritrovare il modo di fare entrare la luce dalle crepe della loro vita e il coraggio di guardare in alto. "Che il cielo non è solo una striscia sui bordi, ma tutto il foglio".


Tommaso Fusari

Quello che non siamo diventati

Tommaso Fusari

«Andrà tutto bene, Michael.» «E come fai a dirlo, Sara? Prevedi il futuro?» «Non prevedo il futuro, ma siamo insieme, no?» Mi volto verso il campo di cocomeri e le vigne, che avevamo attraversato per arrivare alla recinzione. Non c'è nessuno all'orizzonte.

«E se andasse tutto male?» «Be', restiamo insieme.» «Sempre?» «Per tutta la vita.» Una promessa fatta da bambini, calda e ras...

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Tommaso Fusari racconta le sue passeggiate romane
e la musica che l'ha accompagnato
nella scrittura del romanzo


'Quello che non siamo diventati' nasce da una notte qualsiasi, dentro l’abitacolo della mia macchina, circondato da palazzi altissimi e con infinite targhette sui citofoni. Nasce dal cuore pulsante di Roma, dalle sue strade, da ogni fessura tra un sampietrino e l’altro. Ho percorso circa duecentotrenta chilometri a piedi, andando in ogni luogo presente in questa storia, e l’ho fatto tenendo per mano Sara, quasi a sentire l’odore dei suoi capelli ricci e folti, e passando le sigarette a Michael, che aveva il passo un po’ più lento. Li ho percorsi perché credo che sia importante raccontare ciò che si può vedere, altrimenti ha tutto un retrogusto artificiale, non ci sono odori, non ci sono rumori.

'Quello che non siamo diventati' è una storia d’amore, l'amore tra un fratello e una sorella, un amore ferito, impolverato, uno di quelli che perdi per strada e poi lo ritrovi anni dopo, da qualche parte, spesso proprio nel momento in cui più ti senti smarrito e credi di non riuscire a ritrovare la via di casa. Duecentotrenta chilometri per raccontare una storia, con i suoi vari interpreti, con le corse in motorino e le canzoni che escono dalle cuffiette, quelle canzoni che permettono di ricordare un momento per sempre, anche tra cinquant’anni.

Per me 'Quello che non siamo diventati' è un flusso di canzoni continue che fanno da colonna sonora a tutte le parole non dette, i baci, le promesse infrante o lasciate da parte. Ogni capitolo porta con sé due o tre brani, interni alla storia oppure no.
Alcuni, poi, sono il frutto di una scrittura durata ore magari, ma sempre con la stessa canzone in loop nello stereo. Sono canzoni che ti permettono di leggere una parte di testo esattamente con quel tono, quelle pause, e con il momento clou che cade esattamente a ridosso del ritornello.

Per questo, alla fine di tutto ho creato una playlist su Spotify, dandole il titolo del romanzo. Canzoni come Watching for Comets degli Skillet, Le luci della città di Coez, Tutta la vita di Gazzelle sono solo alcune di quelle che mi hanno accompagnato in questo percorso durato un anno. Le riascolterò ancora, e ancora, per non dimenticarmi mai di quei duecentotrenta chilometri a piedi, di quei due ragazzi che si sono persi, e di questa storia che spero possa entrare nel cuore di qualcuno.

La colonna sonora del tour


Quello che non siamo diventati è legato a doppio filo alle emozioni della musica, non solo per l'autore, ma anche per i suoi lettori. 
Per valorizzare questo connubio, Tommaso ha chiesto a ognuno di loro di lasciargli il titolo di una canzone, così da comporre una playlist per ogni tappa del tour. Cuffie nelle orecchie, è ora di ascoltarle tutte: