Da ‘Cinquanta sfumature’ a ‘The Mister’

Alla scoperta del nuovo stile di E L James

di Redazione Libri Mondadori

È giunto il momento di conoscere The Mister.


Dal 18 aprile un nuovo libro fa capolino dagli scaffali delle librerie. È The Mister e lo ha scritto E L James, l'autrice della fenomenale trilogia delle Cinquanta sfumature, che ha appassionato milioni di lettrici in tutto il mondo.

Come ha raccontato più volte la stessa  James, non si sarebbe mai aspettata che il libro Cinquanta sfumature di grigio, pubblicato nel 2011 per una piccola casa editrice australiana diventasse un successo mondiale. Invece, ad oggi la trilogia erotica che ne è scaturita ha superato i 150 milioni di copie vendute in tutto il mondo ed è stata tradotta in circa 50 lingue, tra cui arabo e mongolo.

Per non parlare dei film tratti dalla serie, che l'autrice ha co-prodotto e hanno incassato più di 1 miliardo di dollari a livello mondiale.

Con The Mister E L James inaugura una nuova fase della sua scrittura 

Addio Christian Grey: c’è un nuovo milionario sexy in città.

Ambientato a Londra, The Mister ci racconta il tormento interiore dell’aristocratico dei nostri giorni Maxim Trevelyan, che brucia di passione per Alessia Demachi, una musicista ossessionata dal proprio oscuro passato.

Le lettrici a cui la James si rivolge sono sempre donne in cerca di una grande storia d'amore, ma la parte erotica che caratterizza la vicenda di Christian Grey e Anastasia Steel nei tre volumi delle Cinquanta sfumature  non è più in primo piano.

Tanti temi tra le righe


L'amore che sboccia tra i due protagonisti domina ancora le pagine del romanzo, ma si parla anche di parità sociale tra uomo e donna, della condizione degli emigrati, con le difficoltà che sono costretti ad affrontare in un Paese straniero, della situazione economica dell'Inghilterra ai tempi di Brexit.

La storia


The Mister, alias Maxim Treveliyan, nobile inglese di 28 anni, affascinante e sregolato, si innamora, infatti, della sua cameriera albanese Alessia. Lei è bella, magrissima e molto timida. Ha 24 anni e non sa di essere molto affascinante. E' arrivata in Inghilterra come capita a tante donne che se ne vanno dal loro Paese di origine in cerca di una vita migliore: ingannata da chi promette un lavoro onesto e una tutela legale che, in realtà, bisognerà conquistarsi a duro prezzo. Per fortuna Alessia incontra Maxim, che da lei rimane folgorato.

Forse le regalerà un lieto fine. Forse, perché The Mister è un romanzo dall'epilogo misterioso.

Maxim Treveliyan riuscirà a far breccia anche nel cuore delle lettrici? Per saperlo, non ci resta che leggere il nuovo romanzo di E L James.

Eccone un'anticipazione.

The Mister

E L James

Londra, 2019. La vita è sempre stata facile per Maxim Trevelyan. Molto attraente, ricco, aristocratico, non ha mai dovuto lavorare e ha dormito da solo nel suo letto molto di rado. Ma un giorno, improvvisamente, tutto questo cambia quando una tragedia lo colpisce ed eredita il titolo nobiliare della sua famiglia: un'immensa ricchezza e tutta la responsabilità che ne deriva. E questo non è un...

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Leggi l'estratto di The Mister



Chi cavolo è questa creatura timida che se ne sta in piedi nel corridoio di casa mia? Non ci capisco niente. L’ho già vista? Nella memoria si sviluppa come una Polaroid l’immagine di un sogno dimenticato, un angelo vestito di azzurro accanto al mio letto. Ma è stato giorni fa. Forse era lei?



E adesso è qui, inchiodata al pavimento di legno, il pallido viso grazioso, gli occhi bassi. Le si sbiancano le nocche mentre stringe sempre più forte il manico della scopa, come se fosse l’unica cosa che la tiene ancorata alla Terra. Il foulard le nasconde i capelli e il fisico minuto si perde in un camice di nylon antiquato e troppo grande per lei. Sembra del tutto fuori posto.


«Chi sei?» chiedo di nuovo, ma in tono più morbido perché non voglio spaventarla. Due occhi grandi color caffè incorniciati dalle ciglia più lunghe che io abbia mai visto si alzano a guardarmi, poi tornano a fissare il pavimento.

“Accidenti!”

Un’occhiata di quelle pupille scure e profonde è sufficiente a… sconvolgermi. È più bassa di me di tutta la testa, forse un metro e sessantacinque contro il mio metro e novanta. Ha lineamenti delicati: zigomi alti, naso all’insù, pelle chiara e labbra pallide. Ha l’aria di una a cui servirebbe prendere un po’ di sole e fare un buon pasto sostanzioso.

È ovvio che sta pulendo. Ma perché lei? Perché qui? Ha sostituito la mia vecchia domestica? «Dov’è Krystyna?» le chiedo, sempre più frustrato dal suo silenzio. Forse è la figlia di Krystyna… o la nipote.

Lei continua a fissare il pavimento, le sopracciglia aggrottate, rifiutandosi di alzare gli occhi.


“Guardami.” La desidero. Vorrei avvicinarmi, prenderla delicatamente per il mento e farle sollevare il viso, ma all’improvviso, quasi come se mi leggesse nel pensiero, lei alza la testa. Mi guarda negli occhi e si passa nervosamente la lingua sul labbro superiore. Vengo attraversato da un’ondata di desiderio intenso e ardente che mi colpisce con la forza di una mazzata.


“Accidenti!”


Socchiudo gli occhi mentre il desiderio lascia rapidamente il posto all’irritazione. Cosa c’è che non va in me? Perché una donna che non ho mai visto mi fa quest’effetto? È scocciante. Lei sgrana gli occhi sotto le sopracciglia finemente disegnate e fa un passo indietro armeggiando con la scopa, che le sfugge di mano e cade per terra con fracasso. Si china con agilità aggraziata per raccoglierla e quando si rialza fissa il manico, mormorando qualcosa di incomprensibile con la faccia paonazza.


“Per la miseria! Ho messo paura a questa poveretta?"


Non ne avevo l'intenzione.


Sono seccato con me stesso. Non con lei. O forse è per un altro motivo. «Forse non mi capisci» dico, più che altro a me stesso, e mi passo una mano tra i capelli per ricompormi. La padronanza della lingua inglese di Krystyna si riduceva a “sì” e “qui”, il che spesso richiedeva un gran gesticolare da parte mia quando avevo bisogno che facesse qualcosa che esulava dalle sue solite incombenze. Probabilmente anche questa ragazza è polacca.




«Sono la donna delle pulizie, signore» sussurra, gli occhi di nuovo bassi e le ciglia a ombreggiarle le guance luminose.



«Dov’è Krystyna?»


«È tornata in Polonia.»


«Quando?»


«La settimana scorsa.»


“Questa è una novità. Perché cavolo non ne sapevo niente?” Krystyna mi piaceva. Ha fatto le pulizie da me per tre anni e conosceva tutti i miei sporchi segretucci. E non l’ho nemmeno salutata.


Magari è una cosa temporanea. «Torna?» chiedo. La ragazza aggrotta ancora di più la fronte ma non dice niente, anche se sposta lo sguardo sui miei piedi. Per qualche oscura ragione, la cosa mi mette a disagio. Faccio un passo indietro, sempre più sbalordito. «Da quanto sei qui?»


Risponde con un sussurro a malapena udibile. «In Inghilterra?»


«Guardami in faccia, per favore» dico. Perché è così restia ad alzare la testa?


Le dita sottili si stringono di nuovo attorno al manico della scopa, quasi potesse brandirla come un’arma, quindi deglutisce e alza la testa fissandomi con gli occhioni castani. Occhi in cui potrei annegare. Mi si secca la bocca quando il mio corpo reagisce di nuovo.


“Dannazione!”


«Sono in Inghilterra da tre settimane.» La sua voce è più chiara e più alta, ora, e ha un accento che non riconosco; mentre parla solleva il mento in un gesto di sfida. Le è tornato un po’ di colore; ha il labbro inferiore più carnoso di quello superiore, e si passa di nuovo la lingua sulle labbra.


“Porca miseria!”


Sono di nuovo eccitato. Faccio un altro passo indietro. «Tre settimane?» borbotto, sconcertato dall’effetto che mi fa.


Che cosa mi sta succedendo?


Che cos’ha di speciale?


“È uno splendore, ecco cosa” urla una vocina nella mia testa. “Sì.” Per essere una donna infagottata in un camice di nylon, è incredibilmente sexy.


“Concentrati.” Non ha risposto alla domanda. «No. Intendevo da quanto sei qui nel mio appartamento.»




Da dove viene questa ragazza? Frugo nella memoria. La signora Blake mi aveva trovato Krystyna tramite un contatto che aveva. Ma la sostituzione di Krystyna rimane un mistero.



«Parli inglese, giusto?» le chiedo, incalzandola. «Come ti chiami?»


Mi guarda come se fossi un idiota. «Sì. Parlo inglese. Mi chiamo Alessia Demachi. Sono nel suo appartamento da stamattina alle dieci.»


Wow. Lo parla piuttosto bene.


«Okay. Bene. Come va, Alessia Demachi? Io mi chiamo…»


“Cosa dovrei dire? Trevethick? Trevelyan?”


«Maxim.»