Stefano Sgambati: anche un padre aspetta un figlio

di Redazione Libri Mondadori

Anche un padre aspetta un figlio

Che cosa vuol dire diventare padre, dopo essere rimasti sullo sfondo per nove mesi, mentre la madre si diffondeva nello spazio e catalizzava tutte le attenzioni?
Ce lo spiega Stefano Sgambati, nel suo romanzo La bambina ovunque.

Classe 1980, Sgambati è nato a Napoli, ma ha sempre vissuto a Roma. Attualmente abita a Milano dove si occupa di letteratura, tv e giornalismo. Ha esordito in libreria nel 2011 con una raccolta di racconti, Il Paese bello (Intermezzi Editore); il suo primo romanzo è Gli eroi imperfetti (minimum fax, 2014).

Sgambati
La bambina ovunque è un romanzo che racconta in modo originale, ironico e divertente e sincero, del titubante viaggio di un uomo verso la paternità, in tutte le sue tappe. Perché anche un padre “aspetta” un figlio, ma, all’opposto di una madre,

«non percepisce i movimenti fetali, non perde per un istante il respiro mentre capisce che un altro essere vivente lo abita, poiché nessuno lo abita: in un padre non c’è posto. Né sente la vita che arriva: se la ritrova».

L'uomo invisibile

Lo stato del padre in attesa, nient’affatto "interessante", è appena degno di nota per medici, infermieri, amici, parenti. Il padre si sente invisibile, inutile, un personaggio secondario che

«rimpicciolisce sempre di più mentre la madre si diffonde nello spazio, aumenta di volume e sostanza».

Sgambati si mette alla prova con una coraggiosa autofiction, dimostrando il proprio indiscutibile talento: con una prima persona caustica, e spudorata, l'io narrante distrugge tutti i luoghi comuni sulla paternità e scardina ogni tabù e ruolo codificato attorno all'attesa di un figlio.

La bambina ovunque

Sgambati Stefano

Anche un padre "aspetta" un figlio, ma, all'opposto di una madre, "non percepisce i movimenti fetali, non perde per un istante il respiro mentre capisce che un altro essere vivente lo abita, poiché nessuno lo abita: in un padre non c'è posto. Né sente la vita che arriva: se la ritrova".

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Le tappe della paternità

La bambina ovunque è dunque il racconto dal punto di vista del padre del desiderio di genitorialità: della prima sussurrata idea e le mille discussioni che porta con sé, il primo tentativo razionale di mettere al mondo un figlio, la frustrazione di fronte a quell’embrione che non si decide a formarsi, gli esitanti «Che vuoi che sia», i terribili «Arriverà», l’enormità di una madre che non riesce a essere madre, le prime, inevitabili, indagini sul corpo di lui e poi di lei, gli avanti e indietro dal reparto Sterilità dell’ospedale, il girotondo di paura, rabbia e speranza della fecondazione in vitro. E infine l’attesa: il lentissimo avvicinamento all’idea di diventare genitore.

Il desiderio di un figlio, la fecondazione assistita e la paternità non sono mai stati raccontati da una prospettiva così onesta e toccante.

«E allora, padre, sei pronto?»

A quante domande un padre deve rispondere prima di dire «Sì, sono pronto!»?

Lasciamo la parola all'autore, il narratore, il padre: Stefano.

“E allora, padre, sei pronto?”

Tua moglie avrà il latte? Saprà allattare? Le insegnerai tu? Come si individua il pediatra? Come imparerai a fidarti di ciò che dirà? E se si sbaglierà? Come si fa a registrare un neonato all’anagrafe? Come si riceve il codice fiscale? Come si ottiene la carta di identità? Serve? E il passaporto? C’è poi differenza? Come si monta in auto quell’oggetto che tutti chiamano “ovetto”? Fino a che età si potrà usare? Chi vi dirà queste cose? Esiste davvero il rischio concreto che un neonato possa morire nella culla senza alcun motivo? E come si prende in braccio? Come si rimprovera? Come si fa a fargli fare il ruttino? Come dovrai comportarti quando piangerà?

Che cosa sarai chiamato a fare in qualità di padre? Saprai distinguere i vari tipi di pianto? Hanno senso tutti i libri che stai leggendo di notte mentre non dormi? È vero che è impossibile viziarli nei primi sei-nove mesi? È vero che possono morire durante il parto soffocati dal cordone ombelicale o uccisi da orrende infezioni? Va bene che piangano appena usciti dalla pancia o è un brutto segno? Che colore dovrà avere la sua pelle per potersi dire tranquilli? Che cosa succederà quando tua moglie ricomincerà a viaggiare per lavoro? Ci hai già pensato? Saprai occupartene tu da solo?

Saprai essere dolce davanti agli estranei? E, istanza ancora più terrificante, saprai essere dolce, accattivante, tenero, in presenza dei tuoi genitori? Sarai in grado di accettare critiche e consigli? A che età si dovrà svezzare? Come si svezza? Come si impugna un biberon? Bisogna scaldarlo? Quando vanno sterilizzati i ciucci? Va bene se si mette le mani in bocca? I denti a che età? Quando gattonerà? Quando parlerà? Quando camminerà? Come cazzo farai a insegnargli o a insegnarle a usare il gabinetto senza che vi precipiti dentro e finisca nelle fogne o chissà dove? Da dove si comincia?

Dove si fanno le vaccinazioni? Quando? E le supposte? C’è un colore particolare delle feci che dovrebbe indurti a preoccuparti? Quando si può parlare di stitichezza? Che cosa bisogna fare se ha la febbre? E per prevenire il mal di pancia? E le coliche? E l’aria nello stomaco? E se avesse il naso chiuso? Qual è la posizione migliore per l’allattamento? E se il latte materno non dovesse bastare, quale sarà il latte di formula migliore? In polvere o liquido? Come e dove si affitta un tiralatte? È vero che i neonati possono scambiare il giorno con la notte? Questo può indurre al suicidio i genitori? Servirà una bilancia? Ha senso fare la doppia pesata? O è davvero una schiavitù psicologica come si legge in giro?

Annegherà durante il primo bagnetto? E se litigherete? E se non sarete adatti? Te lo sei mai chiesto? Quando potrà nuotare? Potrà andare in montagna, o l’altitudine gli farà scoppiare il cervello? E se non sopporterai i sistemi educativi di tua moglie? E se non dovessi trovare il coraggio di farle presente certi tuoi disaccordi e il cervello scoppiasse a te? E se ti frustrassi a tal punto da frantumarti? E se fosse stata una cattiva idea? E se ti risvegliassi tra due anni completamente finito, esaurito, sfiduciato e stanco?

E se ti venisse voglia di farti un’amante? E se venisse voglia a tua moglie? E se capissi che la donna giusta per te era quella seduta accanto alla biondina conosciuta al Pigneto? E se vi stufaste? Se vi guardaste una notte alle quattro e un quarto, l’ennesima notte insonne, e vedeste l’uno negli occhi dell’altra che qualcosa si è spezzato per sempre? E se non dovessi trovare più tempo modo energie per scrivere? Come farai a leggere? Riuscirai ancora la mattina presto a svegliarti prima di tua moglie, sgattaiolare in salone e bere il primo caffè in terrazzo guardando le altre case che si svegliano?

Saprai ingoiare la sensazione di non essere più tu il centro del mondo? Impiegherai tanto o poco per imparare la lezione? Saprai regolare le aspettative nei confronti di questa nuova persona che arriverà in casa tua? Saprai sentirla tua? Saprai provare amore? Sarai all’altezza delle aspettative corali che la società ti imporrà? Sarai d’accordo con tua moglie per le piccole cose? E per quelle grandi? Antibiotici sì o no? Sarai ipocondriaco? Saprai stabilire con lei o lui un rapporto anche fisico, fatto di abbracci, baci e pelle? Amerà qualcosa che ami anche tu? Se avrà una vagina anziché un pisello saprai guardarla senza metterti a strillare? Saprai mettere da parte le tue fisime, il tuo istinto autovittimistico, il tuo paralizzante senso di colpa? Saprai trattare argomenti quali il sesso o la droga o la politica, senza incazzarti o sentirti preso per il culo?

Saprai dire di no? Ma soprattutto saprai sentirti dire di no? Come si insegna a qualcuno a leggere l’orologio o ad allacciarsi le scarpe? Come farai a capire se la pappa è troppo calda? C’è un modo per indurre il sonno? Il vostro appartamento sarà grande abbastanza? Dovrete trasferirvi? Saprai intervenire se si strozzerà o soffocherà? La febbre alta diventa pericolosa oltre quale temperatura? Come si infila una supposta?

E quando arriverà il momento del parto, come te ne accorgerai? Che cosa significa “rompere le acque”? Oltre quale lasso di tempo tra una contrazione e l’altra dovrai uscire di casa per portare in ospedale tua moglie? Lo sai? E la valigia per il ricovero? Te la ricorderai? Li hai fatti i sacchetti con i cambi giorno per giorno? Troverai la strada per l’ospedale? Dov’è l’ospedale? Una volta lì, a chi dovrai chiedere? Tua moglie sarà in grado di camminare? Te la sentirai di assistere al parto? Riuscirai a gestire quelle ore di attesa? Quanto impiega, mediamente, un feto per essere espulso? Farà davvero così male? Sarai in grado di offrire conforto a tua moglie senza trasmetterle ansia? L’epidurale la fanno anche ai padri? Saprai comunicarle un senso generico di “casa”, anche in quella stanza asettica?

Riuscirai mai più a considerarla come una donna, una femmina, dopo averla vista spingere a gambe aperte urlando per qualcosa che non sei tu? E se dovesse defecare durante il travaglio? E se svenissi? E se ti ricoprissi di ridicolo? Qual è l’incidenza di morte della madre durante il parto? E del padre? Si può essere allergici all’epidurale? Potrai dormire in ospedale con lei? Dovrai tornare a casa? E se succedesse qualsiasi cosa?
«Allora, sei pronto, padre?»

Stefano Sgambati