Voce all’autore: gli anni di piombo nel nuovo giallo di Piero Colaprico

di Redazione Libri Mondadori

Uno psichiatra ucciso, la Milano da bere,
gli anni di piombo.



Piero Colaprico
 ha scritto un nuovo giallo. Si intitola Anello di piombo ed è ambientato in uno dei periodi più oscuri della storia italiana: gli anni di piombo.


È un libro che si intreccia con alcune delle dimensioni portanti (tra cui l'esperienza giornalistica e l'universo milanese) della produzione dell'autore.
Colaprico, caporedattore de la Repubblica di Milano, ha già conquistato i lettori con i gialli del maresciallo Pietro Binda e con quelli dell'ispettore Francesco Bagni, personaggio che ritroviamo anche in questo romanzo.


Il protagonista della Trilogia della città di M., tre storie noir da leggere come un'unica grande saga sulla Milano degli anni duemila, in Anello di piombo è chiamato a indagare anni dopo su una serie di misteriosi delitti avvenuti negli anni Ottanta: prima quello di Eleuterio Rupp, famoso psichiatra milanese, poi quelli di due poliziotti coinvolti nell'inchiesta.

Le risposte sono annidate negli angoli della Milano da bere, sulle pagine di un diario che sembra scritto per parlare ai posteri, ma soprattutto tra le pieghe delle stragi degli anni di piombo e del terrorismo nero che hanno segnato il nostro passato.


 

Gli anni di piombo e un'indagine
sulla natura umana e la giustizia



Quello di Piero Colaprico non è soltanto un enigmatico giallo a incastro: è un'analisi più profonda del male che si annida nell'uomo e anche un racconto delle mille strade tortuose che la verità percorre prima di arrivare alla luce.
Sono strade piene di ombre del passato delle quali continua oggi a risuonare l'eco.


 

anni di piombo

Dopo vent'anni alla Omicidi, non mi rassegno a quanta violenza sopraffina, miserabile e pura soffi dentro noi esseri umani. Siamo stati animali per centinaia di migliaia di anni, per milioni e milioni di notti senza riposo, brevi e terribili, sospese tra l'essere cacciagione e cacciatori [...] Ma c'è un ma: questa civiltà di Uomini dura da meno di cinquemila anni. Troppo pochi perché poesia e scienza vincano sulla Bestia, sul Demone che sta in noi.

Anello di piombo

Piero Colaprico

Milano, anni Ottanta. Eleuterio Rupp, uno stimato psichiatra della Milano bene, viene ucciso con quattro colpi di pistola, una mattina, sotto casa sua in piazza Fratelli Bandiera. La questura di Milano mette in campo i migliori uomini che ha a disposizione per catturare il colpevole. Ma, qualche giorno più tardi, due poliziotti coinvolti nell'inchiesta vengono trovati morti e, anche se sembra ...

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Piero Colaprico racconta Anello di piombo

Sei un poliziotto, hai una vita un po’ complessa, una mattina presto corri con i colleghi in pizza Fratelli Bandiera.
È la scena del crimine: hanno ammazzato il professor Rupp, famoso psichiatra, e una pista si delinea, porta in una direzione precisa, bisogna fare i controlli e poi interrogare il sospetto, è facile.

Tu, però, sei considerato uno sveglio, hai fatto il liceo, sei diventato poliziotto per tante ragioni, e una è che non eri ricco, e hai la netta sensazione che ci sia altro, in questo feroce omicidio della Milano bene.
E non appena capisci che forse hai ragione, e per il fatto stesso che hai ragione devi guardarti le spalle, prendi una decisione cruciale: c’è una sola persona della quale puoi fidarti, devi lasciargli un messaggio, non così facile da decifrare per chiunque.

Questa persona è Francesco Bagni, ispettore della Omicidi, “un genio a scoprire i moventi”. 
E così Bagni, già protagonista di “Trilogia della città di M.”, si trova al centro di un enigma che lo porterà a vedere da vicino le ombre della strage di piazza Fontana e a rischiare moltissimo, quando andrà a bussare alla porta del mistero.

Il giallo nasce da quello che sono e da quello che so, o penso di sapere, ma l’ho scritto soprattutto perché, nel ritmo e nella scansione delle indagini, nei passaggi temporali, ogni lettore potesse apprezzare una piccola verità: esistono persone che, a un certo punto della vita cambiano in meglio, e altre che sono inamovibili, nel bene, ma soprattutto nel male.

Il mio desiderio era mostrare da vicino qualcuno che il cittadino comune non può conoscere, parlare di qualcosa che c'è stato, di sfumature, lasciando però inalterati i meccanismi classici della narrazione: investigatore, analisi dei fatti, ricerca del colpevole e dello scenario. Con una sfida in più al lettore: se sei in grado di capire quello che il poliziotto Bagni deve scoprire, provaci, e comunque lasciati sorprendere, tanto siamo sulla stessa barca, quella che rischia di andare un po’ alla deriva , senza però perdere la rotta.

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