Perissinotto: il romanzo-verità su un femminicidio

di Redazione Libri Mondadori

Un femminicidio dimenticato

Il nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto è costruito attorno a un vero caso di femminicidio dimenticato dai più: il rapimento e la morte della tredicenne Maria Teresa Novara, avvenuto nell'astigiano alla fine degli anni Sessanta.
È una donna, dunque, al centro del suo nuovo libro, un romanzo che accende i riflettori sul primo sequestro di una minorenne e scava dentro un segreto che è rimasto tale per oltre mezzo secolo.

Maria Teresa fu trovata morta nell’agosto 1969 in una botola scavata nei sotterranei di una cascina sulle colline delle Langhe. Era stata rapita da Bartolomeo Calleri e Luciano Rossi nel dicembre 1968 dalla casa degli zii, a Villafranca d’Asti, con l’intento di chiederne il riscatto. Maria Teresa trascorse quei mesi incatenata in una cantina e abusata per mesi dagli uomini della zona. La sua prigione fu trovata quando Calleri morì affogato nel Po, mentre cercava di fuggire dopo un tentato furto a Torino. Il suo complice fu arrestato, senza proferire parola sulla ragazzina. Dopo più di un sopralluogo, gli inquirenti la trovarono, morta asfissiata perché qualcuno aveva tappato la presa d’aria della botola. Nessuno degli uomini che la usavano come una baby prostituta intervenne né parlò dopo la sua morte. Il caso ebbe un po' di eco mediatica ma fu presto dimenticato.

Nelle nostre dolci langhe

Un romanzo feroce, dove le ragazze non vengono rapite, segregate in cantina nell'America di "Criminal Minds", ma nelle nostre dolci langhe.

"Il Venerdì di Repubblica", 3 febbraio 2019

Il silenzio della collina

Alessandro Perissinotto

Domenico Boschis è nato nelle Langhe, ma da molti anni ormai la sua vita è a Roma, dove ha raggiunto il successo come attore di fiction TV. Una notizia inaspettata, però, lo costringe a tornare tra le sue colline: il padre, col quale ha da tempo interrotto ogni contatto, è malato e gli resta poco da vivere.

All'hospice, infatti, Domenico trova un'ombra pallida dell'uomo autoritario che il pa...

Scopri di più

La premessa dell'autore

«Non sempre quelle che al cinema vengono definite “Storie vere” in realtà lo sono. Questa lo è, almeno nella sua parte più profonda e oscura, nella sua natura tragica. Per rispetto dei sopravvissuti, i personaggi di contorno, quelli che agiscono ai nostri giorni e quelli che hanno con loro relazioni di parentela, sono frutto di pura invenzione, perché talvolta, su un fondale di finzione, la realtà spicca più nitida. Per rispetto dei morti, la vicenda che sta alla base di questo romanzo è però stata raccontata esattamente come si è svolta o, almeno, come la giustizia ha stabilito: la storia della “ragazza” è quella che le cronache hanno prima raccontato e poi dimenticato. Purtroppo, ciò che sappiamo con certezza di quei fatti è davvero poco e non spiega come tutto questo sia potuto accadere e, soprattutto, come il segreto sia riuscito a rimanere tale per mezzo secolo. Ma chi si aspettasse da questo romanzo un’indagine alla ricerca di una verità giudiziaria rimarrebbe deluso; altri hanno tentato di farlo, con quali risultati non tocca a me dirlo. Più interessante della verità dei fatti è, per me, quella dei pensieri, dei sentimenti e delle emozioni che si scatenano intorno a un delitto, perché quei pensieri, quei sentimenti e quelle emozioni sono gli stessi che permettono il ripetersi, giorno dopo giorno, dei femminicidi; sono gli stessi che alimentano la guerra insensata che gli uomini conducono contro le donne. Un’ultima avvertenza mi pare necessaria: anch’io, come il protagonista di questo libro, ho curato mio padre malato di tumore al cervello, ma tra il padre di questa storia e il mio non c’è quasi somiglianza, tranne forse per il fatto che a entrambi piaceva il gelato.»

Alessandro Perissinotto

Il silenzio dei padri

Il silenzio della collina di Perissinotto, non è dunque un libro-inchiesta su un caso di femminicidio dimenticato e irrisolto, ma è un romanzo e in quanto tale, come fa la letteratura, non cerca risposte, ma apre domande. Domande non solo su Maria Teresa, ma anche sul ruolo dei "padri" nella vicenda.

Il protagonista, infatti, Domenico Boschis (affascinate attore di fiction televisive) è costretto a lasciare Roma per qualche tempo per tornare al suo paese natale, dove il padre è in fin di vita. Domenico ha sempre avuto con il padre un legame freddo e conflittuale, e questa è l'ultima occasione per sanare la frattura. Ma fin dalla prima visita qualcosa colpisce Domenico: il padre, tra le nebbie della malattia, pronuncia ossessivamente le parole «la ragazza», per poi scoppiare a piangere disperato.
Mentre riallaccia il legame con Caterina - il suo primo amore dei 17 anni - e riprende confidenza con il silenzio delle sue colline, Domenico si arrovella sul mistero della "ragazza". Con l'aiuto di Caterina, Domenico riuscirà a far luce sui misteri che ancora avvolgono il caso di Maria Teresa Novara, scoprendo che lo riguardano più di quanto avrebbe mai immaginato. Ma alcune domande tornano a tormentarlo: che ruolo ha avuto il padre nella vicenda? Oltre ad essere stato un cattivo padre, deve forse pensare che sia stato anche un cattivo uomo?

Come scrive Paolo di Paolo su "La Repubblica" «Perissinotto torna sulle "colpe dei padri" [romanzo con il quale è stato finalista al Premio Strega], e mostra come sia pesante e doloroso attribuirle quando non sembrano ricadute sui figli, quando il tempo pare dissolverle

LEGGI IL PRIMO CAPITOLO

La recensione

Nell'Italia della contestazione e del cambiamento, dei favolosi anni Settanta, fra le colline raccontate da Fenoglio, "genius loci" del romanzo, c'è uno scantinato buio - ed è il sotterraneo penoso della nostra cattiva coscienza.

Paolo di Paolo, "La Repubblica", 3 febbraio 2019

Scopri le ultime novità di Narrativa italiana