‘Il signore delle maschere’: il grande ritorno al thriller di Patrick Fogli

Un thriller da leggere se non hai paura di guardare sotto le maschere

di Redazione Libri Mondadori

Così, se ci riflette, conclude che non tutti i legami appartengono alla logica, eppure esistono, sono lì, fanno parte di quello che sei. La vita è come la filosofia di Orazio, contiene più mondi di quelli che è in grado di spiegare.

Un thriller da leggere se non hai paura di
guardare sotto le maschere

Patrick Fogli è tornato al thriller con un libro che, proprio come la filosofia di Orazio, contiene più mondi di quelli che si spiegano e si vedono, dove le storie si sdoppiano e i personaggi non sono mai ciò che sembrano.

Vincitore del Premio Scerbanenco 2018 con A chi appartiene la notte, costruisce adesso con il nuovo Il signore delle maschere un thriller anticonvenzionale, scomposto, che il lettore è chiamato a costruire pezzo dopo pezzo man mano che si addentra in una storia di intrighi di potere, di servizi segreti, di organizzazioni nascoste, di fini indagini psicologiche. 


I protagonisti principali sono Caronte, un uomo dai mille volti, assassino abilissimo in cerca di una vendetta diventata negli anni un’ossessione, e Arianna, una donna che lavora in una società segreta che ha il potere di fare sparire tutti coloro che vogliono chiudere con la propria vita e smettere di essere chi sono. Una storia che fa eco al fenomeno giapponese contemporaneo degli “Evaporati".
Caronte e Arianna, come in un mitologico labirinto di trame intrecciate, tessono reti parallele che a un certo punto, sfidando qualsiasi legge naturale, si incontreranno.
E sullo sfondo delle loro tante vite, si stagliano le indagini dell’Antiterrorismo che da anni cerca di catturare lui, l’assassino inaccessibile.

Il signore delle maschere è una storia sulle identità che stanno dentro ciascuno di noi, sempre plurali e inafferrabili, come l’essenza del nostro destino.
Patrick Fogli ci invita a sollevare le tante maschere dei suoi personaggi, e forse un po’ anche le nostre, e a vedere cosa si cela dietro, fosse un sogno, un’illusione o il nostro vero volto. Un thriller da leggere se non hai paura di fare tutto questo. 

 

Thriller da leggere: leggi l'intervista a Patrick Fogli


Un thriller anticonvenzionale fatto di piani paralleli e di storie nelle storie: com’è nata l’idea di Il signore delle maschere?

Da un ragionamento sull'identità e sul potere delle storieUna storia non salva la vita, ma di sicuro può cambiare il mondo, quello di una persona o quello di tutti e mi piaceva l'idea di rendere questa frase reale. Il primo embrione di Laura nasce proprio da qui.
Caronte, invece, è il desiderio di raccontare un uomo crudele, ma in fondo normale, la contraddizione di voler distruggere per un motivo etico - almeno nella sua testa - e il desiderio di scavare dentro una personalità che per sopravvivere assume di continuo identità diverse. Non come il ruolo di un attore, ma come un carattere con cui vivere una vita.
Come sai chi sei, se ogni giorno sei una persona diversa? Come vivi gli affetti? Cosa ti spinge? Cosa vuoi essere che non sei? Stai cercando qualcosa o lo stai nascondendo?
E poi c'è il tema del cambiamento. Cosa accade quando decidiamo di cambiare vita? Può cambiare la vita di qualcuno senza un cambiamento della persona? Anche la vita è un abito che indossi? All'inizio della storia la vita di Laura e di Caronte è a un bivio. Niente sarà più come prima. Cosa sarà, però, dipende da cosa diventeranno loro.



Identità plurime e personaggi che non sono quello che sembrano: che idea hai delle maschere, sia nella vita reale che nei romanzi?

Nei romanzi le maschere sono un espediente narrativo straordinario, considerando che il testo non prevede l'immagine e quindi ti puoi sbizzarrire a fingere di moltiplicare i personaggi. Nella vita ognuno indossa la sua maschera. Forse addirittura maschere diverse per contesti diversi, a volte la maschera che gli altri desiderano che si indossi.
Viviamo nell'epoca dell'apparenza e dell'immagine, conta l'estetica e a volte come sei in grado di camuffarla. Forse la cosa più difficile è sapere chi siamo, qual è il nostro posto nel mondo.

Il signore delle maschere segna il tuo ritorno al thriller dopo romanzi dalle coloriture mistery come A chi appartiene la notte. Com’è stato riaccostarsi a un genere che i tuoi lettori hanno tanto amato? E come prende forma concretamente un tuo thriller?

Diciamo che l'impulso era di scrivere una storia di genere oggi. Confesso di essere un lettore annoiato di storie di genere. Mi sembra che, a parte un discreto successo commerciale, si finisca sempre per riproporre lo stesso giro di giostra, come se una storia che nasce per essere disturbante si fosse trasformata in un meccanismo rassicurante e consolatorio, riproponendo sempre se stessa e tutte le sue varianti. Avevo voglia di sparigliare, pur rimanendo nel recinto della tensione, dei capovolgimenti di fronte, delle sorprese, dei colpi di scena, pur parlando di Male.
Per quanto riguarda la nascita delle mie storie è più o meno sempre la stessa. Una gestazione lunga della storia, con cui convivo per mesi e che se sopravvive nella mia testa, quasi come un'ossessione, allora scatena il bisogno di essere scritta. Sono mesi in cui prendo appunti a mano su un'agenda o qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Quando è il momento di scriverla diventa come un bisogno fisico e comincio a scalettare. Se la scaletta mi convince, allora scrivo. Devo comunque sapere come comincia, come finisce e qual è lo snodo centrale. Altrimenti aspetto.

Nel libro fanno il loro ingresso tante altre storie della letteratura, del cinema e del teatro che vengono citate, accennate, idealmente richiamate (da Riccardo III di William Shakespeare a L’Aleph di Jorge Luis Borges). Come le hai scelte? Hai un legame personale particolare con alcune di loro?



Ho scelto alcune delle storie che amo. Il cielo sopra Berlino, per esempio. I romanzi di Cunningham, Shakespeare, Borges.
Ne ho scartate tante perché non si adattavano alla storia che avevo in testa. C'era una volta in America, per esempio, non riuscivo a incastrarlo in nessun modo e ho lasciato perdere.
Vedetelo come un mio omaggio al potere delle storie che mi hanno raccontato.

C'è un punto chiave del romanzo in cui un personaggio si chiede a cosa servano le storie. Rivolgiamo la stessa domanda a te: a cosa servono le storie?

A vivere. L'essere umano racconta storie da quando ha cominciato a dipingerle sulle pareti delle grotte. E non ha mai smesso. E per ogni mutamento tecnologico, ogni progresso, ha continuato a trovare un modo per raccontarle. Non sappiamo vivere senza storie. Se togli l'immaginazione resta la routine quotidiana, le cose che si devono fare. Non restano nemmeno le speranze o i desideri, che in fondo non sono altro che storie che vorremmo si realizzassero e chissà mai se lo faranno.
Possono cambiare il mondo o una sola vita. Un istante o per sempre. Sono quello che ci rende umani. Mica poco.
 
Facciamo il gioco del "Completa la frase".
Il signore delle maschere è un thriller da leggere per chi ha amato o ama ...” 


Perdersi dentro una storia e scoprire cosa nasconde.
Guardare dentro una stanza buia senza accendere la luce.
Ascoltare un rumore notturno e chiedersi cosa lo ha provocato.
Salire sulle montagne russe e sfidare le vertigini.
Guardare negli occhi una persona e chiedersi chi è.

 

Patrick Fogli racconta il libro sul suo blog

Il signore delle maschere

Patrick Fogli

C'è un uomo dai mille volti, un assassino così abile da riuscire a infiltrarsi in Vaticano e uccidere il Papa per conto di un cardinale che vuole prenderne il posto. Nessuno sa il suo nome: nei rapporti dei Servizi Segreti è semplicemente Caronte, per quel vezzo di lasciare in tasca alle vittime un'antica moneta, il prezzo che, vuole la leggenda, l'anima debba pagare per poter attraversare i...

Scopri di più