Nadia Toffa e il coraggio di fiorire d’inverno

A un mese dalla scomparsa, il messaggio di Nadia è più forte che mai

di Redazione Libri Mondadori

Ho sempre pensato che la vita fosse disporre sul tavolo, nel miglior modo possibile, le carte che ti sei trovato in mano. Invece all'improvviso ne arriva una che spariglia tutte le altre, e la vita è proprio come ti giochi quell'ultima carta.

Il 13 agosto 2019 ci lasciava Nadia Toffa, che era molto più di un personaggio della televisione italiana amato dal pubblico per il suo impegno, la dedizione all'inchiesta, la spontaneità e la simpatia.
Nadia era una persona coraggiosa, sincera e soprattutto generosa perché ha donato agli altri la forza della sua storia, aprendosi al mondo proprio nel momento più difficile, in cui sarebbe stato più scontato isolarsi nel dolore.
Ha preso in mano quel mazzo di carte di cui scrive decisa a giocare bene la sua partita, piena di voglia di vivere ancora e testimoniando che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell'essere umano, e come tale non bisogna averne paura.


 

 Nadia Toffa e Fiorire d'inverno, come un calicanto


Da questa scommessa è nato Fiorire d'inverno, il libro che racconta una vita passata a correre, correre veloce "mentre gli altri dormono ancora". Perché Nadia aveva la capacità di fiorire come i calicanti, i fiori originari dell'Asia che sbocciano in inverno quando la natura è ancora coperta da una coltre di freddo. È lì che nascono con i loro piccoli fiori bianchi, che solo chi avrà l'attenzione e la sensibilità di avvicinarsi scoprirà essere profumatissimi.

Fiorire d'inverno è un volume in cui scoprire non solo come Nadia ha affrontato la malattia, quel cancro che si ostinava a chiamare col suo nome, ma è un'occasione per entrare in sintonia con i lati più forti della sua personalità, raccontati nella prefazione di Lorenzo Marini: l'energia, l'entusiasmo, la capacità di cogliere l'attimo, la sincerità, la spinta alla felicità.

Nadia Toffa

 

La forza del messaggio di Nadia Toffa


Il modo migliore per ricordare e ringraziare Nadia Toffa è condividere il suo messaggio: la vita bisogna affrontarla sempre, con quel coraggio che di fronte alle difficoltà diventa anche sfrontatezza.
Leggere la sua storia ci ricorda che esiste un centro della nostra vita e poi c'è una periferia che troppo spesso scambiamo per centro.
È su questo che dobbiamo concentrarci riequilibrando i pesi. "È una rivoluzione copernicana", dice lei, ed è l'unica strada possibile per capire davvero cosa significa essere umani.

E non era una sensazione legata solo allo sport, anche nella vita cercavo situazioni estreme, che potessero liberare la stessa adrenalina. Non c’era niente che mi facesse fermare e dire: forse mi spacco l’osso del collo.
Non era incoscienza, mi accorgevo del pericolo, lo vedevo, lo soppesavo, ma sentivo di potercela fare e allora mi buttavo.

 

Per tanti anni ho nascosto il mio lato dolce, perché credevo che mi potesse indebolire, e la corazza mi è servita, mi ha reso forte, mi ha portato lontano a raggiungere dei risultati importanti [...] La malattia, il dover stare a casa per così tanto tempo, l’avere bisogno di aiuto, mi hanno costretta a riprendere contatto con la mia parte più tenera e indifesa, quella più umana. Era come se mi fossi dimenticata che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell’essere umano ed è proprio lei che ci protegge, perché ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo, nel corpo e nel cuore.

 

Non mi rammarico per quello che è stato, ogni situazione porta in sé un regalo e un carico e sono felice di non aver potuto scegliere la mia infanzia. Prendo le cose come vengono, perché sono convinta che ci sia da qualche parte qualcuno che è più saggio di noi, e che ha nascosto una perla dentro ogni grande difficoltà. La mia è stata poter diventare uno spirito libero.

 

Ho capito molte cose quel giorno, soprattutto che se non ti butti finisce che resti al palo ad aspettare. È chiaro che buttarsi fa paura, per questo bisogna coltivare tanto coraggio, così tanto da riuscire a spaventare la paura.

 

Ancora adesso non so cosa rispondere alla domanda: “Di che cosa hai paura?”. Dopo il cancro e dopo aver sfiorato la morte, sento che non ho paura di niente, ma non perché mi credo invulnerabile. Sono piena di fragilità, eppure più di tutto è vivo in me il desiderio di conoscere le cose, ed è così forte e assoluto che non lascia spazio a nient’altro.

 

Mi sono fermata e intorno a me c’era tutto l’amore di chi mi è stato accanto e lo è tuttora, tutto l’amore del mondo diffuso nell’aria, ovunque. Il cancro è stato un ponte tra me e le emozioni più intense, selvagge, sottili, quelle che ho tenuto sempre a freno, imbrigliate dal desiderio di controllare, dirigere, pianificare. Dalla paura. 

 

Nadia: per saperne di più

Brescia, 1979-2019
Dopo quattro anni di gavetta nella televisione locale della sua città, Retebrescia, nel 2009 è diventata un'inviata de Le Iene. Le inchieste più importanti che ha realizzato riguardano le truffe ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, la proliferazione delle sale slot in Italia, la pedofilia online, la diffusione dell'HIV, l'inquinamento e lo smaltimento illegale dei rifiuti in diverse zone d'Italia.
Nell'autunno del 2015 ha guidato il talk show Open space, in prima serata su Italia 1. Nello stesso anno ha vinto il Premio Internazionale Ischia per il giornalismo - Sezione TV per un coraggioso servizio sulle donne rapite dall'Isis. Nel 2018 ha vinto il Premio Giornalistico Internazionale Marco Lucchetta per un'inchiesta sulla prostituzione minorile a Bari. Nel febbraio 2018 le è stata conferita la cittadinanza onoraria di Taranto, per il supporto nella raccolta fondi a favore del reparto di oncologia pediatrica.
Dal 2016, oltre a essere nel cast degli inviati, ha presentato Le Iene.

Fiorire d’inverno

Nadia Toffa

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