Mike Boda: l’uomo dietro l’attentato a Wall Street del 1920

di Redazione Libri Mondadori

Un attentato e un terribile segreto:
il nuovo romanzo di Matteo Cavezzali su un uomo dimenticato dalla Storia


16 settembre 1920. A Mezzogiorno Mario Buda, anche noto come Mike Boda, fa esplodere a Wall Street una bomba che uccide 38 persone ferendone 143.
Boda’s Bomb diventa sinonimo di "autobomba", ma anche dell'attentato più terribile che l'America avesse conosciuto fino a quel momento, il primo con cui qualcuno ha cercato di arrivare al cuore di uno stato punendolo per le sue ingiustizie.
Mario Buda è un immigrato italiano arrivato in America da Savignano sul Rubicone, fa il calzolaio in una New York che pullula di calzolai, uomini con lo sguardo rivolto in basso mentre il resto della città sta con il naso all'insù. 

Agli americani non piacevano gli italiani. Forse perché ce n'erano troppi, forse perché davano problemi. Fatto sta che non piacevano. Ci chiamavano wops, white niggers, mangia maccheroni, selvaggi. Dicevano che puzzavamo, che il nostro sudore era diverso dal loro e mandava fetore di aglio, che non ci lavavamo, che eravamo delinquenti, ladri, truffatori, che facevamo rapine, che accoltellavamo le anziane mentre andavano al parco, che rapivamo i bambini per mandarli a lustrare le scarpe, che violentavamo le loro donne, che sputavamo per terra. Non so perché dicessero questo di noi. Io non ho mai sputato per terra

In un'America in cui per un immigrato farsi strada è impossibile, e in cui a tenerti in vita sono solo i barattoli di fagioli, Buda vede rapidamente crescere l'ingiustizia.
Alla scuola dell’anarchico Luigi Galleani impara che bisogna dire basta allo sfruttamento, al capitalismo, al razzismo, inizia a commerciare illegalmente alcolici, assiste impotente alle prime leggi contro gli immigrati e ai rimpatri forzati. Vede morire Sacco e Vanzetti, ingiustamente. Capisce che la lotta per combattere il sistema ha un alto prezzo e decide di pagarlo. Orchestrando un attentato e poi sparendo con tutti i suoi segreti.
Matteo Cavezzali si mette sulle tracce della sua storia, cerca di capire chi era davvero. Fa rivivere Buda e i suoi contemporanei senza fare processi e senza assolvere nessuno.
Scende fino in fondo nell'animo di un uomo spinto a un gesto bestiale da una straziante ricerca della libertà. 

Matteo Cavezzali racconta perché leggere 'Nero d'inferno'

Cavezzali_attentato Mike BodaFoto di Davide Baldrati



Perché dovreste leggere questo libro? I motivi che ci spingono a leggere determinati libri anziché altri sono molto personali, per questo non risponderò direttamente, ma vi dirò i motivi che mi hanno spinto a raccontare questa storia.
Sono moltissime le storie che possono essere raccontate, e nella mente di chi scrive se ne depositano diverse, come sassi portati dal mare sulla spiaggia. Queste storie vengono poi scremate attentamente fino a trovare “la storia”.
Quando si sceglie “la storia” si sa che quella storia sarà parte della propria vita per molto tempo, un anno, due, forse più. Entrerà nei pensieri ogni giorni, nei sogni. Perché i personaggi di quella vicenda prenderanno possesso della tua immaginazione. Sono molti i motivi che mi ha portato a scegliere la vicenda di Mario Buda, della sua banda di anarchici dinamitardi un po’ folli e un po’ sognatori all’inizio, e poi via via sempre più violenti e lontani dal sogno iniziale.
È la storia sulla fine di un sogno, quello della anarchia, della pacifica convivenza tra persone di ceti sociali differenti e di nazionalità diverse. Un gruppo di idealisti antimilitaristi, disposti a finire in carcere pur di non aderire alla prima guerra mondiale, che finisce col diventare un gruppo di spietati assassini. È la storia di un uomo, Mario Buda, solitario e difficile, colpito duramente dalla vita, un italiano emigrato a New York, vittima del violento razzismo dell’America di quegli anni. È la storia di come è nato il terrorismo moderno, quello dei grandi attentati pensati non per colpire un re o un generale, ma per creare il panico e destabilizzare un intero paese.
C’era poi il desiderio di capire come mai questa storia così incredibile non fosse stata ancora raccontata, e il motivo è che tutti escono male da questa vicenda: i migranti italiani, la polizia americana, Mussolini, contro cui Buda tenterà un ennesimo attentato, ma anche gli anti-fascisti, i capitalisti e gli anarchici. Escono tutti sconfitti, e nessuno ha mai voluto ritirare fuori questa vicenda. Eppure è importante ricordarla perché ci dice fino a quale oscuro abisso può spingersi l’essere umano per porre fine a una ingiustizia. E in un’epoca di grandi ingiustizie sociali come quella che stiamo vivendo, questo pericolo non è affatto finito.

Nero d’inferno

Matteo Cavezzali

C'è un vecchio calzolaio che per tutta la vita ha nascosto un segreto terribile. Il suo nome è Mario Buda, altrimenti noto come Mike Boda. In America Boda's Bomb è diventato sinonimo di autobomba, e per le imprese di Mike Boda è stata scritta la prima legge antiterrorismo del mondo, eppure nessuno si ricorda di lui. Chi è questo immigrato, questo arrabbiato che ha firmato una delle pagine ...

Scopri di più