Jack London, l’uomo dalle mille vite

Alla scoperta dell'autore che scriveva storie feroci come la vita

di Redazione Libri Mondadori

È un sogno. Non posso abbandonarlo. Il modo in cui sono cresciuto, questa mia terra, tutto mi ha insegnato a non rinunciare ai sogni. Almeno qualcuno lo devi far arrivare in porto sano e salvo.

Jack London, anima immortale, rivive
nel romanzo di Romana Petri



Davanti alle Cascate del Niagara Jack London si riconobbe. La potenza della natura, in un unico respiro con il suo, si fece spirito nella notte.
Turbato, eppure profondamente lucido, capì di essere arrivato in uno dei luoghi della sua anima. Non l'unico, certamente: lo furono anche i boschi, le distese della California, il mare aperto che gli dava l'idea dell'immenso, la definizione più appropriata di "avventura".


Dai suoi viaggi Jack London tornava povero di soldi, ma con un bagaglio zeppo di idee.
Vorticose si agitavano nella sua mente, decise a non dargli tregua fino a che non le avesse scritte. Erano i luoghi, le notti e le albe, le bevute, gli incontri con i vagabondi, i mendicanti, i reietti della società.

Scrittore simbolo dell'America, padre di una letteratura selvaggia e tutta interiore, Jack London è il protagonista del nuovo libro di Romana Petri, Figlio del lupo.
L'autrice ha accolto una sfida coraggiosa, proprio come coraggioso era London: prendere la sua vita - anzi le sue mille vite - e farne un romanzo. Non un resoconto biografico della sua esistenza, ma una nuova storia nelle storie, le tante che ha vissuto, le tante che ha creato.

Diede un sorso alla birra che gli scese frizzante lungo l’esofago e sorrise guardando la notte. «Sono il migliore» disse a bassa voce. «Lo hanno scritto in molti: una rivelazione, la nuova voce della letteratura americana.» Con una schicchera gettò lontano quel che restava della sigaretta, ne seguì il percorso luminoso nel buio. Poi fissò la brace che per un po’ rimase ancora accesa.

La madre, i padri,  i viaggi e la letteratura:
tutti i sentimenti di un uomo che divorava il mondo


Figlio del lupo è un romanzo ricco di amore in ogni sua forma: quello sensuale, quello intellettuale, quello paterno, materno e fraterno, quello distruttivo e autodistruttivo, infine quello creativo per la letteratura.

Comincia dal racconto di quel variegato mondo che era la famiglia dello scrittore: una madre eccentrica, Flora Wellman, che si entusiasmava per ogni fallimentare progetto, dedita all’occultismo e alle sedute spiritiche, e due padri - quello biologico, l'astrologo William Chaney, che non lo riconobbe, e quello vero, John London, che lo adottò dandogli il suo nome, l'onore, la direzione da seguire nella vita. E poi la sorella Eliza, che per tutta la vita gli tenne la mano. 


Jack London aveva una personalità trascinante, sembrava che un fuoco bruciasse vivo e costante dentro di lui.
Sfidava sempre lui per primo, non aveva paura del freddo, delle botte, delle sconfitte. "A nemmeno dieci anni, aveva capito che paura e coraggio potevano camminare insieme anche per tutta la vita".


Ebbe uno strano destino, costantemente doppio: da un lato c'erano la povertà, le sfortune familiari, le perdite che avrebbero fiaccato chiunque, dall'altro un desiderio di grandezza che lo portava sempre più lontano, a "bruciare, evaporare, salire verso il cielo", nella ferma convinzione di essere il migliore. 
Appena bambino si decise a diventare un grande scrittore, sapeva che prima o poi avrebbe vissuto con le infinite storie che ogni giorno rincorreva con audacia, imprevedibilità, sotto gli occhi straniti di chi lo circondava.
Voleva che la sua scintilla bruciasse tutta e subito, piuttosto che consumarsi fino allo stoppino, preferiva essere meteora ma in quell'istante risplendere in ogni suo atomo.


A soli dieci anni lavorò come strillone, a diciassette si imbarcò sulla Sophie Sutherland, una nave carica di cacciatori di foche che andava verso il Giappone, condusse una vita randagia, partì alla ricerca dell'oro per Klondike, prese appunti guardando i paesaggi dell'Alaska, visse con i cani e con i lupi trovando nel branco un'appartenenza.
Scrisse, scrisse sempre, per nutrirsi di avventura come faceva da piccolo leggendo Kipling, con ostinazione (la stessa con cui imparò a divorare il dizionario per apprendere nuove parole), vigorosa intelligenza e un po' di incoscienza. 

Si innamorò di Nietzsche, vestendo i panni del suo superuomo, e anche del pensiero socialista.
Per tutta la vita sognò una rivoluzione che unisse i sette milioni di socialisti di tutto il mondo, convinto che anche nell'individualismo potesse stare il senso della grande utopia collettiva.


Romana Petri dà corpo e voce al Figlio del lupo,
racconta la sua smania creativa, il furore del viaggio e della scoperta.

Quante volte se lo era ripetuto? Ci voleva nutrimento, l’educazione non bastava. Gli scrittori americani, fino a quel momento, non avevano avuto il coraggio di arrivare all’anima delle cose. Con lo sguardo sul soffitto pensò che voleva una letteratura con poco profumo, ma molto odore di vita. Come quella di Kipling.

Le donne amate da Jack London


 

Ci sono soprattutto le donne a definire il profilo di Jack London in questo libro, ognuna con i suoi tratti e la sua storia: la borghese Mabel, primo amore inseguito nell'ansia di essere all'altezza; Mamie, la bellissima e selvaggia vagabonda di mare amata a bordo della Razzle Dazzle; la prima moglie Bessie, la comprensiva madre delle sue figlie e poi inevitabile vittima di un "matrimonio ragionato"; Anna Strunsky, la vivace e affascinante intellettuale aristocratica; Charmian, la donna che era tante donne insieme, "amazzone e geisha".

E ovviamente, prime su tutte, la madre e la sorella che, come le altre, sembrano rincorrersi in modo circolare disegnando il cerchio della sua vita.
Amò molte volte con coraggio, altre con egoismo, perché come tutti portava in sé delle fragilità che nessuna donna probabilmente avrebbe davvero potuto sanare. 

Figlio del lupo

Romana Petri

Avere una madre come Flora Wellman, stare accanto a una donna che parlava di spiritismo ed era attaccata alla terra, deve pur aver contato qualcosa per diventare "il migliore". Per diventare Jack London. Romana Petri ha raccolto una delle sfide più fascinose che una scrittrice poteva intravvedere: quella di raccontare la furia di vivere di un uomo che ha fatto il pugile, il cacciatore di fo...

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Le storie di Jack London sul grande schermo


 

La vita e l'opera di Jack London continuano a esercitare il loro fascino anche sul mondo del cinema.
A #Venezia76 ha trionfato Martin Eden, l'adattamento cinematografico di Pietro Marcello con protagonista Luca Marinelli. Il giovane marinaio americano nato dalla fantasia di London diventa nella pellicola un proletario napoletano che lotta per conquistare l’amore di Elena e trovare un posto nel mondo letterario a cui aspira, mentre l’Italia tra scioperi socialisti e spinte autoritarie si prepara ad entrare in guerra.

Martin Eden è forse il romanzo di maggior respiro di Jack London, a esso lo scrittore ormai maturo affida la confessione sincera e disillusa del suo senso di fallimento.


Presto nelle sale italiane arriverà anche Il richiamo della foresta, il film ispirato al capolavoro dello scrittore e prodotto da 20th Century Fox. La pellicola è diretta da Chris Sanders e avrà per protagonista Harrison Ford.
Un'immersione nella foresta di Jack London,  nel "canto del mondo primitivo, che è il canto del branco."
L'uscita del film e l'occasione perfetta per rileggere il romanzo nell'edizione Oscar Classici Baobab illustrata da Nicola Magrin.

Il richiamo della foresta e Martin Eden negli Oscar Mondadori

La tensione irresistibile tra natura e civiltà è al centro di Zanna Bianca, il romanzo che racconta la storia di un cucciolo di lupo che, attraverso una serie di vicende appassionanti e imprevedibili, arriva a conoscere l’affetto dell’uomo. Una parabola a lieto fine, un esempio di quel progresso ideale che Jack London disegnava a partire dalle proprie esperienze.
Un romanzo di formazione che tanto dice ancora oggi della natura umana.


A conferma dell'immortalità di questa storia, anche la sua fortuna al cinema: dopo ben otto live action, nel 2018 Zanna Bianca è ritornato sul grande schermo con una versione animata diretta da Alexandre Espigares.

Ne Il popolo dell'abisso, invece, Jack London esplora la condizione delle classi subalterne attraverso una vera e propria discesa agli inferi.
Era l'estate del 1902 e lo scrittore si trovava a Londra dove condivideva la vita con vagabondi, disoccupati. operaie e clochard dell'East End. L'edizione presente negli Oscar Moderni ha il valore di riportare nel testo alcuni scatti di Jack London che, forse non è noto a tutti, era anche un fotografo capace di catturare in viaggio e sulla strada immagini di folgorante crudezza, bellezza e visione.

Lo sguardo del giovane socialista si posa su un'umanità sofferente che pulsa al cuore della metropoli, nel vasto slum proletario a ridosso del fiume e dei docks.
Ma, pur rappresentando l'estremo dolore di quella condizione, Jack London ne colse in prima persona gli aspetti profondi, prima ancora umani che sociali.
Nella vita aveva vissuto la subalternità come condizione intima dell'uomo avventuroso e nell'accattonaggio giovanile aveva trovato la sua possibilità di espressione: inventare storie straordinarie.

L'analisi di London, lucida e appassionata, ricorda l'opera di un altro grande maestro letterario: Senza un soldo a Parigi e Londra di George Orwell.
Un libro a metà tra il romanzo e la narrazione giornalistico-documentaria con il quale l'autore raccontò la propria vera esperienza nei bassifondi delle due capitali.
Con lui sperimentiamo la fame e facciamo esperienza delle più disumane gerarchie sociali che relegano i meno fortunati ai ritmi forsennati di una ruota che gira senza sosta né evoluzione. 

Gli altri capolavori di Jack London

Quella di Jack London è una vita straordinaria da riscoprire attraverso le sue stesse pagine letterarie e anche quelle di coloro che l'hanno raccontata.
Nell'eterna dialettica di natura e civiltà, di vita e di morte, lo scrittore ci ha ricordato che la vita è feroce ma va vissuta così, nella sua essenza più cruda, eroica e romantica. Sentendola sulla pelle come il vento del mare aperto.

 

Non aveva paura di morire, era pronto ad andarsene in qualsiasi momento. L’attaccamento gli veniva dal pulsare forte e continuo del suo vigore, dalla certezza di averne ancora tanto da spendere. Una vita sola non poteva bastare. Non aveva dubbi, dopo la vita non poteva esserci premio migliore del ritorno. E se già ne aveva conosciute altre, dovevano essere state più o meno come quella che stava vivendo: meteore.