Innamorarsi in 36 domande, è possibile?

di Redazione Libri Mondadori

Possibile che fra due perfetti sconosciuti possa scoccare la scintilla alla fine di un questionario di 36 domande?
Può l’amore – sì proprio l’amore con la A maiuscola – essere pilotato, se non addirittura costruito a tavolino?

Hildy e Paul non si conoscono, e probabilmente non si sarebbero mai incontrati se non avessero deciso di partecipare a un esperimento del dipartimento di psicologia dell’università:

Vogliamo scoprire se e come l’era digitale ha influenzato il modo in cui viviamo i rapporti. In pratica vogliamo verificare come rispondono i ragazzi cresciuti con milleduecento “amici” online alla condivisione di emozioni intese faccia a faccia. Ti assegniamo un partner casuale, maschio o femmina a seconda del tuo orientamento sessuale, e vi diamo 36 domande da porvi a vicenda. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, migliori o peggiori. L’unica cosa che vi chiediamo è di rispondere il più sinceramente possibile.

È così che Hildy, 18 anni, e Paul, quasi 19, si trovano seduti a un tavolo, di fronte l’uno all’altra: due perfetti sconosciuti provenienti da mondi diametralmente opposti devono rispondere insieme alle 36 domande dell’esperimento.
36 domande per farti innamorare di me è la storia di Hildy e Paul, delle loro risate, dei loro pianti, delle bugie e delle liti, dei segreti più inconfessabili, è la storia del loro avvicinarsi e allontanarsi, la storia del loro goffo e unico corteggiamento.

36 domande per farti innamorare di me

Vicki Grant

Hildy ha diciotto anni e frequenta l'ultimo anno di liceo. Di buona famiglia, è una studentessa modello fin troppo rispettosa delle regole.

Paul ha quasi diciannove anni, non ha un lavoro fisso ed è meravigliosamente sfrontato e intrigante. Hildy e Paul non si conoscono e appartengono chiaramente a mondi distanti anni luce. È probabile che non si sarebbero mai incontrati se non avessero decis...

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Le 36 domande… l’esperimento è vero!

Qualche anno fa Vicki Grant, l’autrice di questo romanzo - per ragazzi, ma a nostro parere non solo ;) – si imbatté in un articolo della rubrica Modern Love del New York Times nel quale la giornalista raccontava come fosse venuta a conoscenza di uno studio, intitolato Creazione sperimentale di intimità interpersonale del Dottor Arthur Aron, che si proponeva di rispondere a un quesito semplice quanto ambizioso: esiste un modo per creare artificialmente un legame affettivo?

In cosa consiste l’esperimento?
Un uomo e una donna eterosessuali entrano nel laboratorio da porte distinte. I due, che non si conoscono, si siedono a uno stesso tavolo, faccia a faccia, e rispondono a una serie di domande che diventano via via più personali. Infine, devono guardarsi negli occhi per quattro minuti senza parlare. Sei mesi dopo due dei partecipanti all’esperimento si sposarono. E invitarono alla cerimonia tutto il laboratorio.

Sorpresa e meravigliata, la giornalista decise di provarci anche lei. Non con uno sconosciuto, ma con un amico, disponibile a stare al gioco. Come è finita? Ebbene, si sono innamorati.

Sebbene sia difficile attribuirne interamente il merito allo studio (sarebbe potuto succedere in ogni caso), è vero che lo studio ci ha dato modo di entrare in una relazione. Abbiamo trascorso intere settimane nello spazio intimo che avevamo creato quella notte, in attesa di vedere che cosa sarebbe potuto succedere.

Le 36 domande riproducono in maniera accurata il processo di innamoramento: dai convenevoli dei primi appuntamenti fino alle questioni più profonde, che di solito le persone condividono quando il legame si fa più forte. Lo studio del Dottor Aron insegna che è possibile – facile addirittura – creare fiducia e intimità, basi indispensabili perché l’amore possa fiorire.

Per saperne ancora di più leggi l'articolo dell'autrice sul blog di Kobo!

Alla fine l’amore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che continuiamo a cercare, a qualunque età: guarda il video del New York Times: 36 Questions That Lead to Love (Again)

Scarica il pdf completo delle 36 domande del questionario del dott. Arthur Aron

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