Voce all’autore: Dario Crapanzano racconta Il furto della Divina Commedia

di Redazione Libri Mondadori

«Sono spiacente di dovervi mettere al corrente di un fatto gravissimo, scoperto questa mattina dalla signorina Rosellini. L’antica copia della Divina Commedia che avete visto una settimana fa non si trova più nella cassaforte. Per dirla senza troppi giri di parole, è stata rubata. Pertanto, fra pochi minuti chiamerò la polizia e denuncerò il furto. Vi chiedo dunque di non allontanarvi dalla scuola fino a nuovo ordine» concluse, senza accennare alle prime riflessioni che aveva elaborato in merito all’increscioso incidente. Nessuno fece domande e tutti, lentamente e silenziosamente, lasciarono la stanza.

Chi ha rubato la Divina Commedia?


Tutto ruota attorno a un libro, nel nuovo romanzo giallo di Dario Crapanzano, ultimo ingresso nella collana Il Giallo Mondadori
E non un libro qualunque: un'edizione di pregio de La Divina Commedia gelosamente custodita da Michele Esposito, preside in un liceo di Città Studi, in una cassaforte della scuola. Una mattina questo libro misteriosamente sparisce e molti sono i sospettati.


Ma non è il solo elemento oscuro del romanzo, al furto presto seguono eventi misteriosi che sembrano collegati alla scomparsa del volume. 

 

Dario Crapanzano crea un nuovo investigatore milanese


Dopo Mario Arrigoni, capocomissario di Porta Venezia ed ex pubblicitario settantaseienne super milanese, Dario Crapanzano dà vita a un nuovo investigatore, Fausto Lorenzi, un ispettore dagli occhi "di ghiaccio" chiamato a risolvere questo caso.
Il personaggio si muove sullo sfondo di una Milano anni Cinquanta.


Con lui giriamo per la città passeggiando tra i centri sportivi e le vie del centro, tra cinema fumosi, osterie popolari e antiche librerie antiquarie.
Crapanzano ci ha già abituati ad appassionanti gialli meneghini con delitti a Brera, in via Vitruvioincontri in case chiuse a due passi dal Duomo.
Qui l'autore dimostra ancora una volta di conoscere le mille anime e contraddizioni della propria città e di saperne raccontare l'evoluzione attraverso gli sguardi dei personaggi, le atmosfere, i luoghi iconici e quelli più nascosti. 

Ma chi è l'ispettore Fausto Lorenzi? Conosciamolo meglio attraverso le parole dell'autore:

 
Fausto Lorenzi, milanese di lontane origini friulane, dopo il diploma di maturità classica conseguito al liceo Carducci di via Lulli, si era laureato in Giurisprudenza, nei quattro anni regolamentari, all’Università Statale. Non era trascorso nemmeno un anno quando, vinto un concorso, era stato assunto in polizia.

Sposato e separato, con un figlio di nove anni che viveva con la madre, era in servizio al commissariato diretto dal Rossini dal 1949 con il ruolo di ispettore, dopo aver fatto la gavetta in giro per varie sedi di polizia dell’Italia del Nord. Quarantenne, era unanimemente considerato un bell’uomo: di statura superiore alla media, oltre il metro e novanta, dotato di un fisico asciutto ma muscoloso, aveva folti capelli neri, un viso dai lineamenti che sembravano scolpiti nel marmo e due apparentemente freddi occhi azzurri (“di ghiaccio” erano stati definiti) che davano l’impressione di passare ai raggi X chiunque gli si trovasse davanti.

Questa ultima caratteristica, assieme all’altezza, aveva l’effetto di intimorire anche gli interlocutori più smaliziati, delinquenti inclusi... e di attirare l’ammirata attenzione delle fanciulle che a Lorenzi capitava di incontrare.

Il furto della Divina Commedia

Dario Crapanzano

Milano 1954, Michele Esposito, preside in un liceo di Città Studi, ha una grande passione: i libri antichi, nei quali investe la maggior parte delle sue entrate. Grazie a un'eredità riesce ad acquistare, per ben quattro milioni di lire, l'incunabolo di una Divina Commedia del Quattrocento. Una copia rara e preziosa che il preside presenta solennemente al corpo docente dell'istituto. Quando, u...

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Dario Crapanzano racconta Il furto della Divina Commedia


 

Quando mi è stato proposto di scrivere un romanzo giallo per la collana celebrativa del novantesimo anniversario dei Gialli Mondadori ho provato un’emozione particolare.
Perché i Gialli Mondadori hanno costituito una delle letture preferite della mia infanzia, e mai avrei immaginato di entrare un giorno a far parte della schiera dei loro autori.


Accettata l’offerta, si è posto il problema di sostituire, per ragioni editoriali, i miei due investigatori, l’ormai famoso commissario Arrigoni e la bella Margherita Grande.
È nato così l’ispettore Fausto Lorenzi che, al contrario del suo illustre predecessore, è un bell’uomo, altissimo e atletico, indifferente alla buona cucina… e separato dalla moglie.

La vicenda di cui è protagonista si svolge, come in tutti i miei romanzi, nella Milano degli anni Cinquanta.
In questo caso, tutto parte dall’inconsueto ambiente di un immaginario liceo classico (ricordi di gioventù…), dove è stato perpetrato il furto di un prezioso volume, di proprietà dell’anziano preside: un’antica edizione della Divina Commedia.
Preside, professori e l’affascinante, enigmatica segretaria del liceo sono i personaggi principali intorno a cui ruota l’inchiesta di Lorenzi volta a identificare l’autore del furto.

Che, però, è solo l’”antipasto” di un delitto ben più grave: l’assassinio proprio della segretaria del liceo, della quale si verranno a conoscere caratteristiche personali insospettabili e non del tutto cristalline. Con pazienza e tenacia, pur seguendo un metodo investigativo a volte un po’ sbrigativo e commettendo anche alcuni errori di valutazione, Lorenzi, assistito dal giovane agente siciliano Tindaro, riesce gradatamente a dipanare la matassa incastrando alla fine, grazie a una felice intuizione, il più imprevedibile dei colpevoli.

Dulcis in fundo, lungo il percorso dell’indagine, al nostro ispettore il destino riserva anche una bella sorpresa extraprofessionale: la nascita di una relazione sentimentale con la bella commessa di una pelletteria di corso Buenos Aires.

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