Enrico Brizzi e ‘Il diavolo in Terrasanta’

Un viaggio per terra e per mare da Roma a Gerusalemme

di Redazione Libri Mondadori

Ogni viaggio si compie tre volte: dapprima sognandolo, quindi portandolo fisicamente a compimento e infine nel ricordo, quando finalmente l’esperienza disvela i suoi significati profondi.

Tutto comincia sulle prime pietre dell'Appia antica, in un giorno di primavera in cui il venticello scompiglia la bandierina appesa allo zaino. Si intravede la croce di Gerusalemme: è lì che questo libro ci porta.
Enrico Brizzi torna in libreria con il suo nuovo romanzo Il diavolo in Terrasanta, ispirato al vero viaggio che l’ha portato prima a piedi, quindi in barca e poi di nuovo in cammino, da Roma a Gerusalemme.
L'autore ci ha abituati al racconto intenso dei suoi viaggi a piedi con testi precedenti come Nessuno lo saprà, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro Gli psicoatleti.

L'uomo che arriva alla fine di un viaggio non è mai lo stesso ch'era partito.


Con Enrico Brizzi abbiamo imparato a costruire minuziosamente l'itinerario, a riempire lo zaino solo con l'occorrente, a concederci pause rigeneranti quando necessario, ma più di tutto a cercare l'incontro e la bellezza che ogni vero viaggio offre.
Sì, perché Brizzi il viaggio quando lo scrive lo rifà insieme al lettore e nel raccontarci come è cambiato, cambiamo anche noi.

Il diavolo in Terrasanta collega due luoghi iconici del culto: Roma Capitale e Gerusalemme, la Terrasanta per eccellenza, dove ogni pietra racconta tutti i significati della fede. La città "meravigliosa e terribile" che li attende tra le bianche rupi di Giudea.
Insieme all'autore, il Narratore, testimone e custode della bandiera, e Cesare Maggi, l’inflessibile logista.


Enrico Brizzi

Il diavolo in Terrasanta

Enrico Brizzi

"Si dice che ogni viaggio nasca da un viaggio precedente; nel nostro caso, è andata esattamente così." Sono passati appena due anni da quando un gruppo di amici, sfidando caviglie doloranti, sete e scoramento, arrivava alla Città eterna dopo tre mesi di cammino lungo la Via Francigena, la lunga pista che da mille anni collega Canterbury a Roma.

Allora, l'euforia per l'impresa appena compiuta e...

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Quella a piedi è una categoria di viaggio a sé: metti alla prova la tua resistenza fisica ed emotiva e ti appropri dei territori e delle persone in un modo tutto nuovo.
Un viaggio a passo d'uomo è più lento e più profondo.
Il viaggio quando ti chiama non accetta scuse ed Enrico Brizzi ce l'ha nel DNA:

Nella mia famiglia gli uomini hanno lavorato quasi tutti lontano da casa, chi a bordo d’un transatlantico e chi su un incrociatore della Marina militare, chi a vaccinare bambini in Etiopia e chi a costruire ponti e strade negli Stati dell’ex Africa occidentale francese. L’opzione dell’ufficio vicino a casa per quaranta ore alla settimana è stata decisamente minoritaria, e forse anche per questo mi sembra normale continuare a partire e tornare. 

Ripercorriamo il viaggio di Enrico Brizzi


Italia Enrico Brizzi

Da Roma a Leuca, il percorso ci porta nel cuore dell'Italia "più antica e resistente", come pellegrini in equilibrio tra due mari, sulle tracce della transumanza.
Passiamo tra antichi manufatti romani e fortificazioni medievali, costeggiamo fiumi che hanno ospitato storiche battaglie, dalle Guerre Puniche alle faide longobarde. È qui che "il ritmo della Storia si accorda con il nostro sentimento in levare". 


 


Da Leuca a Gerusalemme, per mare e per terra. A bordo del Gargantua navighiamo sul Canale d'Otranto e sulle acque greche (il Mare dei Miti) dove le terre si avvicinano fino a sfiorarsi. Ci aggrappiamo alla barca per non cadere giù, mentre gli schizzi delle onde provano a buttarci tra gli abissi. Giriamo a Corfù tra le case di color vermiglio e tra radure e montagne abbandonate. Quando arriviamo a Gerusalemme siamo commossi e malinconici, insieme all'autore rendiamo omaggio con una preghiera a chi è stato lì prima di noi e a chi verrà. Sembrava un viaggio impossibile ma l'abbiamo fatto.
Enrico Brizzi ci invita a non avere timore, ché "vivere è rischioso [...] ma mica si può vivere con la paura addosso".