Filippo Solibello: Stop Plastica A Mare

30 piccoli gesti per salvare il mondo dalla plastica

di Redazione Libri Mondadori

Mentre il mondo affoga nella plastica, ognuno di noi può fare la differenza

Filippo Solibello, conduttore radiofonico su Radio Due della trasmissione Caterpillar AM, da anni cerca di salvare il pianeta Terra dalla sua più grossa minaccia: l'uomo.
Nel 2005 ha inventato e lanciato, sempre a Radio Due, M'illumino di meno, la campagna sui temi del cambiamento climatico e del risparmio energetico che nel 2019 si terrà il 1° marzospegnere le luci e testimoniare il proprio interesse al futuro dell'umanità resta un'iniziativa concreta, non solo simbolica, e molto partecipata.

Filippo Solibello è convinto che ognuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, può contribuire a migliorare il mondo, soprattutto dall'emergenza della plastica nei mari. La Terra, letteralmente, affoga nella plastica, i mari e gli oceani sono pieni di rifiuti di plastica e di microplastiche, ingoiate e assorbite dai pesci che a nostra volta mangiamo. Non tutto è perduto perché ci sono anche moltissime aziende, grandi e piccole, che stanno facendo la loro parte per rendere più sostenibile il consumo di plastica. E, dunque, ognuno di noi, se vuole, può fare la differenza.

Solibello

SPAM - Stop Plastica A Mare, 30 piccoli gesti per salvare il mondo dalla plastica è il racconto di come l'autore, dopo una telefonata improbabile con un Cavalluccio marino agganciato elegantemente a un cotton fioc rosa, decide di trovare 30 gesti (1 al giorno) che possano aiutare il suo piccolo amico ad abbracciare un'alga e non un nostro rifiuto. Azioni semplici, buone abitudini quotidiane che possono cambiare il futuro del nostro pianeta.

Solibello

Foto © Justin Hofman

SPAM – STOP PLASTICA A MARE

Solibello Filippo

È stata un fulmine a ciel sereno, quella telefonata. Un improbabile Cavalluccio Parlante mi ha chiesto di aiutarlo a ripulire il mare dalla plastica. E da quando c'è la plastica in mare? Ma poi, cosa posso fare io, umile conduttore radiofonico, per giunta abitante a Milano? Beh, in realtà molto più di quanto pensassi.

Da quando ho accettato la sfida, ho conosciuto ricercatori, politici e att...

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Filippo e il cavalluccio

Vuoi sapere come è andata la telefonata fra il Cavalluccio marino e Filippo Solibello?

Leggi di seguito il primo capitolo di SPAM - Stop Plastica A Mare!

Giorno 1 - Un cavalluccio marino e il suo cotton fioc

La telefonata giunge inaspettata, come nei film, sempre nel luogo e nel momento meno opportuno. Ho in mano diversi sacconi di spazzatura e sono fermo davanti ai bidoni a scervellarmi su dove buttare cosa. Sacco giallo, sacco nero, sacco pieno, sacco vuoto, sembra il giochino dell’asilo. A cui perdevo sempre, oltretutto. Ogni volta la stessa storia, ma possibile che debba impazzire anche sommerso dalla puzza insopportabile dell’immondizia? Quasi quasi faccio finta di niente e butto tutto nell’indifferenziata. Ma il telefono squilla con così tanta insistenza che devo rispondere. All’inizio non capisco. È un fulmine a ciel sereno, uno scherzo del destino. Una voce ipnotica mi fa una proposta tanto semplice quanto irricevibile:
«Mi aiuti a ripulire il mare dalla plastica?»
Rimango interdetto: «Ripulire il mare dalla plastica? E da quando c’è la plastica nel mare?»
La voce misteriosa si riempie di stizza: «Ma dove vivi? Siamo pieni! Ormai non c’è più un angolo di mare che non sia invaso dalla vostra spazzatura!»
«Scusa, ma tu chi sei? Cosa vuoi? Chi ti ha dato il mio numero?»
«Sono un cavalluccio marino e proprio ieri sono inciampato in un cotton fioc. Capisci? Un cotton fioc! E indovina un po’ di chi era?»
«Di chi?»
«Tuo! L’hai buttato nel water chissà quando e, guarda un po’, è finito proprio davanti casa mia!».
A questo punto ammutolisco.
Il cavalluccio insiste: «Allora, mi aiuterai?».
Aiutarlo? È una proposta assurda. Cosa posso fare io, Filippo Solibello, umile conduttore radiofonico, per giunta abitante a Milano, per ripulire i mari dalla plastica? Nulla. È impossibile. Non si può Non è fattibile. Sono perentorio, irremovibile, categorico.
Poi ho un flash, all’improvviso lo vedo, è come se ce l’avessi davanti: un cavalluccio marino aggrappato a un cotton fioc rosa che nuota sperduto in fondo al mare. Cavolo, dovrebbe abbracciare un’alga, una conchiglia, una cavalluccia marina, non un bastoncino di plastica che ho usato per pulirmi le orecchie! Mi sento in colpa. Chissà quanti altri rifiuti di quante altre persone stanno complicando la vita del povero popolo marino. E noi non ne siamo neanche consapevoli.
Ma cosa posso fare? Eliminare la plastica dalla mia vita?
Guardo i sacchetti dei miei rifiuti, in particolare quello della plastica, carico di ogni tipo di involucro, imballaggio, vassoio, vasetti di yogurt, bottiglie dell’acqua, confezioni di pomodori, pere e cereali, una scatola dell’auricolare del telefono, piatti e bicchieri usati la sera prima per una pizzata, un flacone di shampoo, uno di sapone e uno di detersivo. Ed è solo la plastica di due giorni. Due giorni, non due anni.
Se non ci pensiamo, se non ci fermiamo un attimo a riflettere, non ce ne accorgiamo, ma ormai noi “siamo” plastica. La plastica è in ogni cosa che facciamo, in ogni azione che compiamo, in tutto quello che compriamo, sui mezzi che usiamo e negli strumenti con cui lavoriamo. Nessun materiale permea le nostre vite più della plastica. Che poi è una cosa miracolosa, fantastica, ha risolto milioni di problemi negli ultimi sessant’anni, ha cambiato in meglio le nostre esistenze. Io adoro la plastica! Non potrei lavorare, viaggiare, fare sport, andare al cinema, non potrei vivere senza di lei. La sua riproducibilità, malleabilità, facilità di lavorazione e costo contenuto hanno fatto sì che si sia imposta come mai nessuna materia sia riuscita a fare prima nella storia dell’umanità.
Certo, se guardiamo indietro nel tempo, ci sono materiali che ci hanno dato più soddisfazione: Michelangelo difficilmente avrebbe scolpito così bene il David se avesse avuto davanti a sé un blocco di Moplen, e le Piramidi egizie avrebbero un fascino diverso se fossero in PVC, ma è innegabile che non ci sarebbe società di massa senza la plastica. La stessa medicina moderna deve dire grazie alla plastica, dalle siringhe usa e getta agli ambienti sterili, dagli oggetti con cui sono realizzati tanti “pezzi di ricambio”che vengono tranquillamente impiantati nel nostro corpo ai termometri, agli aerosol, a tutto quello che usiamo per stare meglio.
È per questo che sono combattuto, dilaniato, sospeso. E lo dico ad alta voce: «Ma se fino a oggi tutta la mia esistenza è stata accompagnata, circondata, intrisa dalla plastica, come faccio a vivere senza?».
Una vita senza plastica sarebbe comoda, efficiente ed economica come quella che abbiamo vissuto finora? E siamo in grado di ottenerla senza per forza dover rimettere indietro le lancette dello sviluppo, della tecnologia, della modernità? Le uniche risposte che mi vengono in mente per ora sono: no, no e infine no.
«Che dici? Rifletti! Il problema non è la plastica di per sé. Il problema nasce quando la plastica viene usata a sproposito, non viene smaltita correttamente, non viene riciclata, finisce nei mari e noi pesci la mangiamo o ci restiamo intrappolati!».
Ecco, ha detto le parole magiche. Smaltimento, riciclo. Come lo stolto del proverbio stavo guardando il bidone della spazzatura (il dito) e non il nostro modello di sviluppo (la luna). Forse è questa la meta finale dove vuole spingermi il Cavalluccio parlante.
«Va bene, ci sto».
«Hai un mese di tempo. Vediamo cosa riesci a fare».

A questo punto lo immagino che getta via il cotton fioc e riparte al galoppo nel suo mare infinito.
Il dado è tratto. Ho trenta giorni per capire come ripulire il mare dalla plastica e aiutare i suoi abitanti a vivere serenamente. Sono scettico, confuso, ma al tempo stesso infervorato. La speranza di riuscire a trovare qualcosa di nuovo e di uscire da una strada che sembra segnata è il motore che ha mosso gli uomini fin dalla notte dei tempi. Dunque proviamoci, addentriamoci in questa avventura nello spazio e nel tempo (ristretto) di un mese, per capire se c’è vita oltre la plastica e se è degna di essere riciclata.

Filippo Solibello

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