Perché l’Italia diventò fascista: il nuovo libro di Bruno Vespa

di Redazione Libri Mondadori

Com'è nato il fascismo?



Il dibattito sulle origini del fascismo
è sempre attuale nel nostro Paese e non smette di essere un tema controverso e, in certi casi, divisivo.
Bruno Vespa, che ha già contribuito all'analisi di temi come i
l potere, la storia politica italiana e i suoi protagonisti con Rivoluzione,  Soli al comando, Donne d'Italia, Il Palazzo e la Piazza e Italiani voltagabbana, torna a farlo adesso con un libro dal titolo emblematico: Perché l'Italia diventò fascista


Rievocazione di ieri, riflessione sul presente


Alla riflessione approfondita sulla nascita del fascismo, ripercorso dall'originaria "Vittoria mutilata" del primo dopoguerra, passando per il trionfo e poi fino alla caduta, si affianca lo sguardo sul mondo contemporaneo: la vittoria della Lega di Matteo Salvini alle Europee, l'agonia del governo gialloverde e la crisi estiva che ne ha generato la caduta, il secondo governo Conte, la scissione di Matteo Renzi e il voto in Umbria.
Il libro di Bruno Vespa nasce quindi dagli umori di questi ultimi mesi, addirittura di questi ultimi giorni, restituendoci l'immagine di una nazione che non ha ancora fatto i conti con il peso e l'eredità di un passato che non può mai essere compreso generalizzando.

Da qui la presenza di un capitolo intitolato "Perché il fascismo non può tornare" (anche sottotitolo del libro) che si concentra sulla ciclica interazione dialettica tra criminalizzazione del fascismo, fenomeni sovranisti, populismo ed emergenza democratica, a dialogo con storici, giornalisti, esponenti politici e opinion leader di settore.
In ognuna delle analisi, l'autore ci invita prima a comprendere, senza limitarci a facili condanne. Citando Madeleine Albright, politica e diplomatica statunitense di origine cecoslovacca, Vespa conclude: "I fascismi non prendono il potere a spallate, ma gradualmente e con il consenso". È questa la sostanziale gradualità di trasformazioni che lui ci invita a comprendere. 

Perché l’Italia diventò fascista

Bruno Vespa

Benito Mussolini camminava a lunghi passi su e giù per l'ufficio di direttore del «Popolo d'Italia» e, nei momenti di più acuta depressione, confidava alla sua musa Margherita Sarfatti di voler piantare baracca e burattini: «Faccio il giornalista da troppo tempo. Ho tanti altri mestieri. Posso fare il muratore: sono bravissimo. Sto imparando a fare il pilota aviatore. Oppure posso girare i...

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