Un eremo per scoprire se stessi: Enrica Bortolazzi a dialogo con i monaci di Camaldoli

Sette giorni (e un libro) per trovare la pace interiore

di Redazione Libri Mondadori

Alla scoperta dell'eremo: molto più di un trend turistico


 

L'inizio dell'anno è tradizionalmente il momento dei buoni propositi.
Tra questi non manca il desiderio di guadagnare del tempo prezioso per se stessi, di scoprire metodi nuovi per prenderci cura del corpo e della mente che troppo spesso trascuriamo.

Sono sempre più numerosi coloro che per farlo trovano rifugio negli eremi e nelle comunità monastiche, luoghi privilegiati per entrare a dialogo con la parte più nascosta, a volte la più fragile di noi, e per tramutare queste fragilità in punti di forza.
Gli eremi non sono solo posti dove staccare per un po' la spina dal mondo e dal nostro modo consueto di vivere: è qui che si può fare esperienza di una modalità alternativa di vivere i propri pensieri, il tempo e lo spazio.

Enrica Bortolazzi, giornalista, fotografa di reportage e istruttrice di yoga che insieme a Franco Berrino ha fondato l'Associazione "La Grande Via", con la quale organizza viaggi ed eventi per divulgare la salute e il benessere, esplora questi temi in un nuovo libro, Nel silenzio dell'eremo, scritto a dialogo con i I monaci di Camaldoli, comunità di monaci benedettini fondata mille anni fa da san Romualdo.
Con loro facciamo ingresso nelle due case, il Sacro Eremo e il Monastero che, immerse nella pace della foresta, rappresentano due dimensioni fondamentali che entrano a dialogo nell’esperienza monastica: la solitudine e la comunione.

Ci sono viaggi che non lasciano alcun segno, si parte e si ritorna come si era prima, anzi più impoveriti e a volte svuotati. Trasformazione sì, ma in perdita. Altri, invece, sono motivo di una mutazione che arricchisce: è la nostra stessa vita che si trasforma in modo inaspettato venendo a contatto con il nostro sé e il sacro [...] cominciamo a sentirci toccati dal silenzio, dal puro amore, dalla vita come mai l'avevamo percepita... (Alessandro Barban, priore generale dei Monaci di Camaldoli, nella prefazione al libro)

L'eremo è la meta di un viaggio che ti cambierà



"Un viaggio che chiama il corpo, la mente, la psiche e l'anima a una trasformazione"
: per abbracciare l'esperienza degli eremi non basta abbandonare temporaneamente computer e smartphone, è importante mettersi per prima cosa alla ricerca e successivamente in ascolto. Paradossalmente, è proprio laddove siamo chiamati a correre di meno che il movimento interiore comincia.


Salendo e scendendo dall'eremo insieme all'autrice, attraversando la foresta, dialogando con i monaci che vivono di fede, immergendoci nel silenzio, arriviamo a una dimensione più profonda dell'esistere e mettiamo in dubbio le nostre false certezze.

Il libro comincia in una giornata d'inverno, l'aria tersa che profuma di muschio, all'orizzonte le cime imbiancate: Enrica Bortolazzi sta partendo per raggiungere il Sacro Eremo nel Casentino. La sua vita di recente è stata attraversata da trasformazioni, paure, perdite.
Ci inerpichiamo per la strada più stretta, senza sapere cosa troveremo, ma sappiamo quale sarà la nostra prossima tappa.


Una volta arrivati comincia un cammino di sette giorni per trovare la pace interiore.

eremo

Nel silenzio dell'eremo: le tappe del cammino
nelle parole del libro



DA DOVE PARTIRE PER TROVARE SE STESSI
Gli chiedo da dove si possa cominciare a ritrovare se stessi. Il monaco guarda verso le cime degli alberi: «Quando riusciamo a intuire la nostra origine, da dove veniamo e dove siamo diretti, allora e solo allora troviamo il nostro centro a partire dal quale possiamo muoverci nel mondo senza paura, senza voler diventare a tutti i costi qualcosa di diverso da ciò che siamo, magari per soddisfare le aspettative altrui.
Nel cammino spirituale per trovare noi stessi e mostrare il nostro vero volto, dobbiamo prima perderci e mollare la maschera che ci siamo costruiti».


 

UN DIALOGO TRA LA MUSICA E LA PAROLA 
Poi il monaco anziano inizia a leggere i salmi e tutti si uniscono alla lettura, con pause lunghe, meditate, per assaporarne il senso. Ogni vocabolo viene centellinato, ogni spazio tra le parole è prezioso. I minuti si dilatano come se, dentro questa lentezza, ci fosse la storia dell’uomo nel suo eterno dipanarsi. I salmi echeggiano in questo mattino pieno di sacralità [...] La musica danza con le parole, ogni gesto è scandito da un tempo preciso.


 

LA CELLA COME MAESTRA DI VITA
«La cella» continua, acceso da un fervore nuovo «è maestra di vita e, nella sua forma a spirale, ognuno, rannicchiato come in una chiocciola, può creare la propria cella interiore e vedere rappresentata l’essenza dell’uomo fatto di corpo, mente e spirito.
Gli ambienti sono infatti tre, ai quali si accede tramite un corridoio: c’è uno studiolo, dove si legge e ci si istruisce, una minuscola cappella dove si prega, un’alcova dove si dorme; il cuore centrale pulsante è la stufa.


 

L'INCONTRO CON L'ALTRO
Mentre camminiamo chiedo se talvolta la convivenza fra monaci sia difficile, l’uomo si gira e, senza fermarsi, risponde: «Nel monastero le persone non si sono scelte. Incontrare l’altro, nella sua diversità, non è facile, ma vivere ogni giorno insieme è necessario per conoscersi. La prima difficoltà è abitare con se stessi e, a seguire, con gli altri».


 

LA PREGHIERA E L'AZIONE DI DIO
«Che cos’è la preghiera?» chiedo. «È permettere al Signore di agire dentro di noi, lo stadio ultimo della preghiera è che la nostra volontà sparisca e rimanga solo la volontà di Dio.
Pregare è vivere quindi nel presente, accettando quello che accade come fonte divina e mantenendo uno stato di gratitudine costante per ciò che ci è stato donato.»


Mi parla della volontà che scompare nell’affidamento completo e totale a Dio, e io ripenso alle decisioni che un tempo prendevo spinta dall’esigenza del controllo, e da come le mie giornate abbiano intravisto la luce semplicemente nell’iniziare a fidarmi di quel che mi succedeva: questa fiducia mi ha presa per mano e mi ha condotta, con amorevole pazienza, oltre che a questi luoghi, alla fede nella vita.

 

LA FORESTA COME SPAZIO INTERIORE
La foresta pacifica i miei pensieri, cammino a lungo immersa nelle sue meraviglie, ogni passo mi svela un altro mondo, il silenzio è irreale, nulla sembra muoversi in questo universo verde.
Il vento è calato, mi muovo senza una direzione precisa seguendo la luce tra gli alberi e di colpo mi blocco alla vista di un cervo dalle lunghe corna che si arresta al mio passaggio. Mi guarda sorpreso, come se avessi infranto la solitudine del suo regno, ha occhi profondi, per qualche istante ci fissiamo incuriositi l’una dell’altro, poi, con un balzo, scompare dietro gli alberi in uno scalpiccio di foglie. Tutto torna a tacere.


 

IL RITORNO A CASA
La porta dell’eremo si è chiusa alle mie spalle e ho imboccato il sentiero per scendere; non ho fretta, anzi, ho bisogno ancora di un tempo che mi permetta di sistemare i pezzi di questa nuova me.
Mentre percorro la strada immersa nel verde abbraccio della foresta, rivedo il mio passato, l’antico bisogno di riempirmi gli occhi viaggiando per contrade sconosciute e il continuo desiderio d’inventare fuochi d’artificio per nutrire e chetare la mia mente.
Ricordo la polvere e la povertà di luoghi abbandonati da Dio e dagli uomini, l’incontro con occhi pieni del dolore del mondo e con occhi pieni di tutta la gioia del mondo, e adesso sento che entrambi sono parte della grande danza della vita, nello stesso modo, insieme.

Nel silenzio dell’eremo

Enrica Bortolazzi, I monaci di Camaldoli

I monaci del Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli vivono di una saggezza millenaria nella quale il silenzio e la solitudine della foresta si intrecciano con il silenzio, la solitudine e la preghiera dell'anima. Enrica Bortolazzi ha avuto la possibilità di essere ospitata per una settimana nel Sacro Eremo. Giorno dopo giorno, grazie alla pace di quel luogo sacro, alle passeggiate nella fores...

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