Donne e storie di Sicilia: la narrativa di Giuseppina Torregrossa

di Redazione Libri Mondadori

Marò si girò su un fianco e provò a riaddormentarsi, mancava ancora qualche ora all’inizio del suo servizio, e che servizio! Il questore aveva ritenuto intelligente e opportuno comandarla alla processione solenne in rappresentanza delle forze di polizia. Da secoli, l’otto dicembre, il fercolo d’argento della Madonna Immacolata sfilava dalla basilica di San Francesco alla cattedrale. Una bella scarpinata, ché la strada era tutta in salita. Aveva provato a sottrarsi con la scusa della famiglia, ma lo sapevano tutti, pure Bellomo, che il fidanzato l’aveva l sciata e che con sua madre non ci parlava da tempo. «Che c’entro io?» aveva chiesto a brutto muso. «C’entra, c’entra, dottoressa. È la festa della Madonna Immacolata, una donna ci vuole a rappresentare la polizia. Lei poi è a capo del gruppo antifemminicidio.»

La scrittura di Giuseppina Torregrossa è intessuta di Sicilia: dei colori, i sapori, gli odori, persino degli sguardi di questa terra.
Nei suoi romanzi compaiono piatti simbolo dell'isola, uomini e donne intenti a portare avanti antichi riti, religiosi, sociali e anche culinari. Sì, la cucina ha un posto decisamente privilegiato all'interno delle narrazioni; è a metà tra un rito divinatorio e un movimento sensuale, sempre capace di curare l'anima.


C'è un'identità territoriale e umana nei libri di Torregrossa che sgorga fuori quasi arrivasse dalla terra, naturale come foce nel mare, e prende la forma di storie in giallo che sanno coinvolgere dalla prima all'ultima pagina.


I gialli al femminile di Giuseppina Torregrossa


Sono gialli al femminile, non perché destinati solo alle donne ma perché le donne ne sono protagoniste.
In un affresco corale fatto di sfumature e personalità cangianti come tessere di un mosaico, le donne di Giuseppina Torregrossa svettano a volte come eroine di percorsi di crescita, altre detective di casi irrisolti, altre ancora spiriti perduti da salvare.
Si fanno spazio dentro trame di chiaroscuri - dove se non nella terra del sole e del vulcano, della religione e della mafia? - con orgoglio, femminilità, passione.


È uscito da pochi giorni in libreria Il sanguinaccio dell'Immacolata, la terza indagine di Marò Pajno, vicequestora che dirige il nucleo antifemminicidio a Palermo. Una nuova storia per la nostra protagonista che questa volta si trova ad affrontare varie sfide, sia personali che lavorative.

All’alba dell’Immacolata viene trovato il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo. Sebbene non sembri un delitto di stampo femminicida, il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare.
Presto lei si accorge che troppe cose non tornano: una rapina prima dell’apertura quando la cassa è vuota, la figlia di un potente boss di Palermo... gli ingredienti di questo caso non si mescolano come dovrebbero.
Marò dovrà fare appello a tutta la sua grinta e all'intuito per arrivare alla soluzione, passando attraverso preparazioni di deliziosi buccellati, picciotti poco raccomandabili e canti del gallo.
Un caso che sembra un gioco dell'oca


Giuseppina Torregrossa

Marò, la letteratura siciliana e il rapporto con i lettori:
Giuseppina Torregrossa si racconta


Qual è l'evoluzione che il personaggio di Marò conosce nel corso dei romanzi della tua saga noir?
Marò è stata pensata come persona, pertanto evolve come qualsiasi essere umano. Attraversa momenti di crisi e di tristezza; è fragile nonostante il ruolo; ama la vita; ingrassa, si sente brutta, si odia; certe volte invece crede profondamente nelle sue capacità. In questa ultima indagine Marò deve fare i conti con se stessa e accettare il cambiamento del suo corpo, nel quale non si riconosce più.

Che rapporto hai con l'illustre tradizione letteraria siciliana (da Pirandello a Sciascia, da Patti a Brancati...) e a quali autori sei più legata per ragioni personali o di studio?
Ho letto e riletto gli autori della tradizione. Amo profondamente Brancati e Patti, l’uno per l’erotismo contorto e complesso, l’altro per la sensualità luminosa e l’erotismo felice, primo motore dell’esistenza di un uomo.
Mi piace meno Pirandello così cerebrale nei suoi romanzi; Sciascia è una specie di faro, un padre cui far riferimento; adoro Goliarda Sapienza, genuina e intensa; De Roberto mi pare ovvio e primo fra i giganti Tomasi di Lampedusa con il suo gattopardo, che ben racconta una Palermo eterna.

Anche tu, per usare le parole di Gesualdo Bufalino, racconti una Sicilia che è un po' una "mischia di lutto e luce". Ti ritrovi in questa idea di compenetrazione degli opposti? Se sì, come cerchi di raccontarla?
La Sicilia è terra di opposti, di contraddizioni che sfociano quasi sempre in fratture e mai in conciliazioni. Ho provato a raccontarla attraverso donne che agiscono a fasi alterne, ora sottomesse ora francamente vincenti; attraverso il sole crudele dell’estate che non fa sconti alle brutture ed esalta la bellezza; attraverso i profumi così intensi da diventar nauseanti quasi come il puzzo di marciume. Chissà se ho raggiunto l’obiettivo? 

Il gioco, le feste e i riti della Sicilia di ieri e di oggi: qual è stata la principale fonte di ispirazione per quest'ultimo romanzo?
La violenza contro le donne, sottesa nella vita quotidiana, cui non si da abbastanza attenzione. Una violenza che emerge improvvisa come un fiume interrato, che si gonfia per le piogge e fa saltare i tombini; una violenza che stupisce tutti e che poi non è così inattesa come i cittadini dichiarano. Basta scavare e si trovano le radici di certi omicidi, bisognerebbe avere più coraggio.

Negli anni di vita della vicequestora Marò, l'accoglienza da parte dei lettori è stata affettuosa e partecipe. Ci racconti come è cambiata nel tempo la tua letteratura grazie al contatto con loro? Ci sono stati dei momenti di particolare intensità che vuoi raccontarci, magari proprio nella tua Palermo?
I miei lettori sono appassionati e passionali; i libri nel tempo mi hanno regalato nuove amicizie e punti di vista che mi hanno indotto a riflettere. Alcuni mi hanno fatto l’onore di farmi leggere i loro scritti. Sono ritornata a fare il medico, la guaritrice dell’anima, perché è evidente, almeno per me, che la lettura guarisce. Con qualche lettrice mi è capitato di piangere, ché la vita poi non risparmia nessuno e i romanzi aprono le porte del cuore.

Ci racconti a cosa stai lavorando?
Il mio prossimo romanzo è un progetto fortemente autobiografico, e ha a che fare con la lingua italiana e l’eterno conflitto, che per me si traduce in sinergia, con il dialetto.

Giuseppina Torregrossa

 

Incontra Giuseppina Torregrossa
per le presentazioni del nuovo romanzo


17 novembre, ore 15.30, Milano, presso la Libreria Rizzoli Galleria (Galleria Vittorio Emanuele II, 11/12), nell'ambito di Bookcity
 Milano 
22 novembre, ore 19.00, Palermo, presso la libreria Mondadori Bookstore Flaccovio (via Roma 270)
23 novembre, Marsala presso il Teatro Comunale (dettagli evento in definizione)
30 novembre, ore 11, Mestre, Centro Culturale Candiani (Piazzale Luigi Candiani, 7), nell'ambito del festival Mesthriller

Le indagini della Commissaria Marò Pajno

Romilda, Agatina e Genziana: le altre donne di Giuseppina Torregrossa

Il sanguinaccio dell’immacolata

Giuseppina Torregrossa

Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini, giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni nell'irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali.

Marò Pajno sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente...

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