‘Corpi di ballo’: nel mondo della danza con Francesca Marzia Esposito

di Redazione Libri Mondadori

Corpi di ballo di Francesca Marzia Esposito:
la ricerca di una feroce perfezione


Anita e Miriam, le protagoniste di Corpi di ballo, nella vita danzano. Ballano nella stessa compagnia, la K.H. Ballet, guidata da una direttrice ossessionata dalla perfetta magrezza delle sue allieve.
La loro vita è scandita dalle massacranti prove del nuovo balletto, Ondine o la Naiade, dai veloci pasti consumati rigorosamente lontane dagli sguardi altrui, dalle conversazioni online con uomini nascosti sotto un nickname, dallo studio tormentato dei propri corpi e dei loro più piccoli mutamenti.


Per danzare lo devi governare, il corpo, in ogni sua parte; lo devi bloccare in uno stato di perenne asciuttezza sfidandolo nell'estremo di un salto, di un ampio affondo, di un perfetto en dehors. Anita guarda Miriam, ballerina numero uno della compagnia, soffrendo dell'idea di essere solo il suo doppio ("l'altra"), cercando di rispecchiarsi in lei come una "gemella imperfetta".

Ma un giorno succede qualcosa di impensabile che segnerà il destino di Miriam e cambierà per sempre la vita di Anita, costringendola a interrogarsi sul ruolo della danza nella propria vita e sulle regole feroci che continuano a imporsi. Corpi di ballo, scritto da Francesca Marzia Esposito, un'autrice che la danza la conosce e la vive ogni giorno, è la storia di giovani donne che, come gli spiriti dell'acqua del loro balletto, cercano di diventare talmente liquide da sparire, riducendosi "a meno corpo possibile”, diventando solo dei "corpi di ballo".
Ma è anche un libro sulla possibilità di una ricostruzione di sé, anche di fronte alla più assoluta perdita e alla vertigine

Francesca Marzia Esposito scrive per noi
un'inedita Enciclopedia minima della danza ispirata
a Corpi di ballo


CLASSE


Corpi di ballo
La prima cosa che impari quando cominci a studiare danza è a stare in fila. La seconda cosa che impari è che, se diventi molto ma molto più brava delle altre, la fila te la puoi tranquillamente scordare.

ROUTINE


Corpi di ballo
La giornata comincia con la lezione delle dieci. Lei entra in sala, appoggia il borsone a ridosso del muro e si guarda attorno. La sbarra è libera. Arriva prima per assicurarsi il suo posto d’angolo. Preferisce mettersi lì, in modo da non avere nessuno davanti, solo lo specchio sulla parete. Appende l’asciugamano nel punto prescelto, dopodiché si siede a terra e comincia gli allungamenti. Controlla il suo corpo riflesso. Si tocca il ventre piatto, non abbastanza piatto, secondo lei. Mano a mano gli altri ballerini entrano e fanno la stessa cosa: borsone a terra, posto preferito e piccolo riscaldamento individuale.

Molti indossano babbucce e strati di lana per preservare i muscoli. I corpi si flettono, i piedi agganciati alle fasce elastiche permettono alle gambe di estendersi oltre i centottanta gradi. C’è brusio, qualcuno starnutisce. Il flash di un telefono crea un bagliore che collassa nel vuoto. Quando compare il maestro, la porta viene chiusa e si crea il silenzio. I danzatori prendono posto: schiena dritta, bacino introflesso, collo allungato tra cranio e busto. Lei appoggia la sinistra sul legno, mette i piedi in prima posizione e sugli accordi iniziali fa un port de bras.

SBARRA


Corpi di ballo
Gli esercizi vanno ripetuti sul lato destro e sinistro. Bisogna educare gli arti a lavorare in maniera simmetrica. Fare la sbarra ha a che fare con la pulizia, è una forma di igiene personale. Ti prepari a pulire il corpo dai limiti che lo imbrigliano.

La sbarra è ripetizione. Va fatta tutti i giorni, funziona per accumulo. Devi mantenere quello che hai ottenuto ieri e provare a spostare l’asticella. Se ti applichi puoi migliorare. A volte, nonostante gli sforzi, i risultati rimangono mediocri. Alla sbarra impari il concetto di limite. Impari che la tua volontà non basta. E che amare intensamente qualcosa non ti assicura l’essere riamato. 

 EQUILIBRIO


Corpi di ballo
Al centro della scena  inizia a fare dei passé relevé in punta, vale a dire: una gamba rimane tesa sulla punta e l'altra si piega al ginocchio a mo’ di fenicottero, solo in en dehors (mentre i fenicotteri sono bestiole tutte in en dedans). La bravura sta nel diventare un corpo in bilico ma non pericolante. Tenere l’aplomb un istante di più rispetto alla battuta musicale crea nello spettatore tensione emotiva. In quell’attimo di sospensione, quando il movimento viene trattenuto sul posto – prima che venga sostituito dal passo successivo – il corpo resiste alla propria potenza, la dosa, la gestisce, e non permette che si esaurisca.

È il momento in cui la danza supera la musica, la trascina con sé, le impone di seguirla. Sono frazioni di secondo. Rimanere sulle punte un po’ più del dovuto porta il pubblico a pensare: oddio, è sospesa in aria, non scenderà mai più. È come guardare qualcuno che sta in piedi sul davanzale, in cima a un grattacielo, con gli alluci al limite dello strapiombo, senza precipitare. Una figura solitaria stagliata controluce a un passo dall’abisso. Non cado a meno che non sia io a deciderlo, dice quel corpo.
È su questa illusione di mancata gravità che si basa la bellezza della danza.

FATICA


Corpi di ballo
Dopo un’ora e mezza la lezione finisce. Lei ha la pelle lucida, e la tutina chiazzata negli incavi e lungo la dentellatura affiorante della colonna vertebrale. Entra nello spogliatoio, si sveste, lascia cadere sul linoleum le ciabatte che subito infila per dirigersi nuda verso le docce. Dopo si copre con una felpa larga e, con i capelli ancora umidi arrotolati sulla nuca, carica il borsone su una spalla e lascia l’istituto diventando una sagoma anonima spersa tra i passanti della città.

PELLE D’OCA

Corpi di ballo
C’è un momento in cui fare lezione con i professionisti vuol dire assistere a uno spettacolo. È quando chi esegue i passi riesce a farti venire i brividi. Non è un modo di dire, succede proprio così. Il ballerino in erba deve ancora capire su cosa puntare, ha da prendere le misure della propria potenza espressiva e della propria capacità tecnica. È in balia della lezione, in cerca di sé stesso. Il professionista invece maneggia il corpo perfettamente. Sa bene i suoi limiti e le sue qualità. Non fa lezione per migliorare, sa già qual è il suo punto di non ritorno, non può andare oltre, quello che fa durante la lezione è mantenere il suo massimo, confermare sé stesso.

Lo spettacolo arriva quando nell’ultima parte della lezione si impara la coreografia e poi la si esegue. È lì che il professionista fa venire i brividi. Se il ballerino durante l’esecuzione è talmente bravo da padroneggiare tecnica ed espressività, se riesce ad azzerare la tensione dello sforzo, se riesce a trascendere i passi, a raggiungere attraverso la tecnica un grado di concentrazione di sé stesso – come se danza e musica formassero un fluido vitale sottocutaneo, una sorta di fluorescenza liquida che ramifica fino alle punte dei capelli e che lubrifica il corpo rendendolo più vivo, super-vivo –, se riesce a creare uno stadio di ipervitalità, che non vuol dire eccitazione o picco smodato, ma misura e modulazione dei passaggi in minore, se riesce a sostare con accuratezza sulle note deboli, dimostrando padronanza e finezza dell’orecchio, se non rimane ottusamente legato ai tempi forti, ai gesti plateali e quindi stucchevoli perché scalari, se riesce a descrivere un curva anomala pressoché perfetta anziché una banale retta precisa, se riesce a fare tutto questo e nel frattempo gode della pienezza del gesto, del saper calibrare senza strafare, senza emozionarsi troppo, se raggiunge questo stato di pace vitale zen, ecco che sprigiona un’energia che si tramuta in escursione termica per chi guarda: brividi.


PASSIONE


Corpi di ballo
La sala è al buio, mentre la scena è accecata dai riflettori. Stanno provando. Dalla platea si sente lo scalpiccio delle solette e la voce di un uomo al microfono: Spostati. Non impallarti. Nadia, stai dentro le luci di proscenio. Ti ho detto di non muoverti, andiamo, non farmi ripetere. Lei è la raggiera di tulle fosforescente che spunta da uno schienale della terza fila. Sta osservando le sue colleghe con un certo spietato distacco, lo stesso che destina a sé e con cui si giudica quotidianamente. A quella distanza le sue amiche sono corpi neutri con difetti da correggere, esattamente come il suo. Sa di essere brava, ma sa di rientrare nella norma. Una ballerina come tante, sostituibile.

Una da corpo di ballo. Chissà che fine faremo, si domanda immersa nel buio. Cosa diventerà Paola, che lotta col suo culo voluminoso e i polpacci da terzino? Dove se ne andrà Elena, che per pagarsi le lezioni lavora al Mac e quando entra nello spogliatoio sparge un tanfo di fritto nauseabondo? E la ragazza che dopo un grand battement è stata portata al pronto soccorso con la gamba sganciata dal bacino? Maria e Giulia, che a metà pomeriggio fanno a gara a chi ha ingurgitato meno calorie, diventeranno étoile? Come starà Teresa, che dà di stomaco lasciando lo sciacquone aperto? Che tipo di vita ci aspetta?, si chiede con lo sguardo imbambolato. Che fine faranno tutte le sconosciute che ho incontrato durante le lezioni e che involontariamente ho chiuso a chiave nella memoria? Ognuna di loro con la propria anomalia. È come se una malvagia selezione avesse fatto approdare in sala solo noi ragazze furiose.
E io, io che fine farò? Non faccio che vivere e morire continuamente mentre danzo. Questa è la mia storia. La nostra storia.

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"Corpi di ballo" Ci siamo quasi. (nella foto Sara Barbieri)

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Corpi di ballo

Francesca Marzia Esposito

Anita e Miriam sono le due ballerine di punta di un'importante compagnia di danza classica. Hanno lo splendore e l'energia dei vent'anni, ma hanno qualcosa in più delle loro coetanee: la leggerezza, la capacità di spiccare il volo. E qualcosa in meno: la danza fagocita le loro vite e spazza via tutto il resto. Si allenano molte ore al giorno, e il tempo che rimane è dedicato alla cura del co...

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