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Se non ti piace dillo

Il libro di NADIOLINDA

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Nadiolinda

Se non ti piace dillo
il sesso al tempo dell'happy hour

Questa è un’inchiesta, diciamo. Anche se fa parecchio, ma parecchio ridere. È un’indagine poco sistematica e molto pirotecnica sui rapporti sentimental-sessuali di quelli che hanno più o meno tra i 25 e i 35 anni. È un’inchiesta sul campo, molto sul campo. Nel senso che l’autrice ha lasciato il suo fidanzato (un ingegnere con l’hobby del collezionismo: forse non si è persa poi molto) e si è messa a sperimentare in prima persona come ci si ama in questi anni qua.
 
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la mia personale versione di Cenerentola

la fiaba di cenerentola mi è sempre piaciuta molto. più che altro perché è amica dei topolini che hanno i vestitini e poi mi piace la parte in cui la fata smemorina spunta dal nulla e le regala un vestito da almeno almeno quindicimila euro se non di più. faccio due conti: "sei metri di velo, colore del cielo". quest’anno è di moda lassù...quindi costerà non poco. più il lavoro delle fate sarte, gli svarosky che scintillano (si vedono benissimo), le scarpette di cristallo che costano un’occhio della testa e che se le rompi sono cazzi, il diadema e l’acconciatura... mi piaceva da matti. godevo quando la zucca diventava carrozza e lei saltava su e poi si faceva desiderare: stava lì un po’, ballava, il tempo di far innamorare il principe -mica uno tirato su dal mucchio a caso!- e poi...zac. via. a nascondersi. a farsi cercare.
ma le favole hanno mai raccontato la storia di una fika di legno più fika di legno delle cene? che io mi chiedo perché faccia quel lavoro lì, che anche se la matrigna ha sposato il padre, lei è la prima in linea diretta di eredità e qualche soldo gliel’avrà pure lasciato il su’ babbo. casa alla seconda moglie e denari alla figliuola.
mi sembrava giusto farne una seconda versione. quella in cui lei, a mezzanotte, si leva le scarpette di cristallo e le molla sulla scalinata, come una vera campagnola. si infila altre scarpe, magari rosse, lascia il principe a sospirare e se ne va a rimorchiare qualche manzo in disco!
 

I post di Nadiolinda

ho scoperto due cose nuove.
tutte e due su di me.

questo non mi fa molto onore: vivo con me stessa tutti i giorni, tutti i momenti. il che significa che non mi posso accorgere dei cambiamenti così come non mi accorgo del fatto che i capelli mi crescono, le unghie sui allungano, la pelle si smolla e i piedi si palmano. e anzi il fatto che mi accorga di due cose nuove denota solo che mi sto un po' rincoglionendo.
anche questo, in fondo, è un cambiamento.
la prima cosa di cui mi accorgo è che mi piace il rock. non il rock rock, quello a volume alto. no. mi piace il rock come musica di accompagnamento.
ecco: ogni volta che leggo un bel brano di prosa, o una poesia, la prima musica che mi viene da associarci è il rock, come sottofondo di atmosfera. il rock è per me l'equivalente di un quartetto d'archi per le feste dei saloni che frequentava il principe miskin, grande e intenso amore letterario della mia gioventù secchiona.
il fatto che il rock sia per me un sottofondo ottimale e non una musica che spacca non farà certo piacere al rock stesso che, forse, quando pubblicherò questo post mi diffiderà e mi risponderà con un commento cattivo e appassionato per dirmi che lui non è innocuo e non fa da sottofondo. no, lui spacca! e io sono una cattiva ragazza perché gli do della musica di accompagnamento.

la seconda cosa che scopro sempre più eclatante su di me è che sono una talebana del risparmio energetico. faccio la raccolta differenziata, non ho stand-by nel mio appartamento, controllo tutto con multiprese a interruttore, lavo i piatti (quando proprio devo perché non ci stanno in lavastoviglie) con acqua a filo, apro poco il frigorifero e lo tengo basso, non ho condizionatori e cerco di regolarmi con la gestione delle finestre in casa, tiro l'acqua del water ogni 2/3 pipì e uso il gettp più piccolo, preferisco imballi poco ingombranti, uso gli elettrodomestici preferibilmente dalle 19 alle 8, uso batterie ricaricabili, ho lampadine a basso consumo, uso la pentola a pressione quando posso, ottimizzo i riscaldamenti nelle stanze, ho elettrodomestici in classe A+, vado in giro il più possibile a piedi o in bicicletta. mi domando anche spesso perché in giro per brescia non ci sono più i raccoglitori della plastica, quelli per le pile e quelli per i medicinali scaduti.

quelli della plastica lo so: bruciano da dio nell'inceneritore. cosa che, per esempio, non succede con i pannolini dei bambini che invece sono radioattivi e devono rimanere in una zona a parte per qualche giorno. le piccole creaturine che prendono antibiotici e poi li cagano fuori riescono a produrre da pappa e medicine un mix simile all'atomica. la vera pietra filosofale contemporanea, dunque, pare che siano i neonati che non trasformano il piombo in oro, ma trasformano l'omogeneizzato e le pillole in armi di distruzione di massa.
..un neonato ci distruggerà...

il mio essere talebana mi fa molto onore. mi pare anche di contribuire attivamente a combattere la malattia del nostro tempo: il cancro. che in questa città aumenta a dismisura. forse è rapidità della diagnosi. forse le cause sono ambientali. non lo so, non è il mio lavoro.
ma che io sia talebana o meno del risparmio energetico, ai miei fornitori non gli cambia un cazzo perché le mie bollette non sono mica diminuite tanto.
quella cosa che ti dicono che risparmi non è vero. io lo faccio lo stesso perché mi sembra la cosa migliore e non mi pesa. però mi piacerebbe che qualcuno lo riconoscesse. tipo, che so: abbassarmi la tassa de rifiuti, abbonarmi un mese di riscaldamento, regalarmi punti vodafone, darmi in omaggio un piccolo inceneritore in miniatura, magari che segna il tempo, da tenere vicino alla sveglia che si ricarica con energia solare.

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Roberto Saviano

Gomorra

Luciana Littizzetto

La jolanda furiosa

Carlos Ruiz Zafón

Il gioco dell'angelo

Margaret Mazzantini

Venuto al mondo

Seconda settimana

eri sera era venerdì e me ne stavo in un locale così pieno di fighe di legno che mi pareva di essere in ikea. allora, ho mandato un sms ai miei tre uomini collegati sempre in via virtuale e che, per me,in questa vicenda del libro, sono un po' come i tre spettri del natale per scrooge nel racconto di dickens. anche io, ho uno spirito del natale passato, uno di quello presente e uno di quello futuro. e siccome è un venerdì da ventunesimo secolo, gli mando un sms in cui gli dico che sto all'ikea.
anche i miei spettri usano gli sms e mi rispondono.
il mio spettro del natale passato mi scrive: attenta a dove spegni la sigaretta.
il mio spettro del natale presente mi scrive: scenda il tuo libro a fare giustizia anche su di loro. ma da scrittrice si cucca di più?
il mio spettro del natale futuro mi scrive: ma a mangiamicia e a masticafighe come siamo messi?
io rispondo: niente. tutti froci. una tristezza. e mi sento improvvisamente felice perché ho tre spettri buoni che stanno dalla mia parte.

la cosa che temo di più, con quello che ho scritto, è il giudizio negativo che scambia per accadimenti personali - riprovevoli - un romanzo generazionale che pennella la realtà delle facili relazioni tra quelli giovani per sempre. ma se il libro viene letto male e si dice che quello che scrivo non esiste e che lo faccio solo io perché sono troia, allora mi ammalerò di cancro o di qualche altra brutta malattia.
succede così in tutti i telefilm americani: dai medici in prima linea al dottore di casa zoppo e cattivo, tutte le malattie più gravi sono associate a condotte di vita riprovevole. nei primi, alla metà degli anni'90, quando c'era ancora clooney, non era così sfacciata la cosa. ma adesso, con quello lì che zoppica, che è umanamente una merda e che è un drogato cronico, è proprio palese.
lui non indaga sui sintomi fisici. no, lui fa la diagnosi morale e comportamentale. ogni atteggiamento è un possibile sintomo del male. il dottor house non è un medico, ma un esorcista. e i suoi pazienti si ammalano per espiare colpe di condotte di vita amorali e, dunque, punite da dio col dolore fisico e la sofferenza. la chirurgia è la nuova salvezza per ripulire dalle cellule cancerogene e dai peccati contro natura. e il prozac, non più il pane consacrato, ci ripulirà la coscienza rendendoci ebeti e credenti.

il mio consiglio è spegnere la tv e aprire gli occhi. e trovarsi degli spettri buoni che ti ricordino sempre cos'è che davvero ci salverà anche nelle situazioni difficili: il senso dell'umorismo e la voglia di leggerezza.

Finalmente...esco! - 19 febbraio 2008

eccomi qui. ci ho messo la faccia e pure il culo. e alla fine di tutto, posso dire che ce l'ho fatta: esco. il venti febbraio, un mese da oggi, più o meno. sissignore, si si si. esco anch'io, perché no. è stata laboriosa ma mi sono molto divertita. ho scritto un bel po' di cose. il rapporto kinsey all'italiana anni duemila, mi hanno definito. forse perché la mia definizione di omosdrucciolo è tanto vicina al grado due della scala kinsey. non so, non mi so giudicare. spero di far ridere molte persone, di farne sorridere ancora di più e spero che quando si chiude il libro si cominci a dare uno sguardo in giro con un terzo occhio: il mio. deviato, curioso, anticonvenzionale, cattivo, antifemminino, fuori genere. ho imparato molte cose scrivendo questo libro. ad esempio, che per ogni autore c'è uno staff di persone che leggono vagliano e soppesano e continuano a prendere decisioni in merito. e ai cattivi che quando è iniziata questa mia avventura si sono scandalizzati come se non fosse un merito posso ora dire: io ho superato tutte le prove! ho imparato come funzionano le riunioni in una grande casa editrice e ora so che quella davvero stressata e ansiosa e spaccamaroni sono io. tutte le persone che hanno lavorato per farmi uscire, dopo mesi, erano sicure e professionali e lo sono fino all'ultimo. sono molto contenta, molto emozionata, molto spaventata. ho un solo rimpianto: la persona che ha davvero dato il la a questo destino - che finisce con l'uscita di questo primo libro - non c'è più nella mia vita. meglio: io non sono più nella sua. e questa cosa mi rende inevitabilmente un po' triste. è un neo indelebile. ma ora è il momento di essere contente e pronte. ora tiro il fiato e smetto di programmare i prossimi libri sull'onda dell'entusiasmo. molto meglio stare a vedere e stare a sentire e aspettare chi legge e i suoi giudizi. magari non vi piace. se non vi piace, ditelo. se però vi piace, ditelo più forte. ditelo a tutti quelli che conoscete. io mi sono messa a nudo (in ogni senso) e ora non ho altro da fare che augurarmi buona fortuna e poi aspettare...

la nave che schiaccia - 17 febbraio 2008

ieri doppio concerto in locale supppergiovane che ha tanti pregi che nulla hanno a che fare con l'acustica. e siccome il suono era schiacciato e non si respirava, mi sono seduta al tavolo con un po' di veri supppergiovani per non svenire come una vecchia zia bolsa. al tavolo eravamo:
io, la zia cablata i suppergiovani a coppie in mega compagnia di quindici-sedici elementi una coppia di amici miei sui trenta impegnati in un tentativo di flirt.
io riposavo le suole e cercavo di far conversazione. ma i miei amici volevano limonare e i supppergiovani hanno estratto un mazzo di carte improvvisando un briscolone dell'una di notte. così mi sono arresa. e però ho fatto il punto su due cose. che a me fare il punto mi viene bene quando sono faccia a faccia con lo squallore e la tristezza.
la prima considerazione è stata che forse questi supppergiovani sono così avanti che ci hanno superato un bel po' e hanno già cinquantanni anche se da fuori sembrano solo venti. ma se sono sincera, anche ai miei compagni di liceo mica gli piaceva la gnocca e se potevano scegliere, sceglievano quasi sempre il briscolone. e io sono come cenerentola e non voglio smettere di sperare e mi immagino che appena escono dal locale, broccolano via sms o cercano le tipe che hanno addocchiato su msn e cercano di sedurle così, con le parole dolci scritte dietro lo schermo.

la seconda considerazione, invece, è un po' più complicata.
mi sento molto sottopressione. in generale, intendo. e io quando mi sento costretta do fuori di matto e mi rifiuto, come i muli. mi sento costretta a sapere sempre tutto. e questo mi fa ammattire. perché ho una vita così piena di impegni che ogni tanto mi prende lo sconforto di non avere un attimo per me. non ho quasi mai il tempo di leggere e non riesco a tenermi informata. cioè, non riesco a fare cose che mi piacciono nel modo in cui piacciono a me.
e mi sento rimproverata per questo.
perché sono circondata da gente che sa ogni cosa e quando te la dice poi ti guarda e ti indaga e gli si legge in faccia "ma dai" ma come fai a non saperlo??" e a me sembra una grandissima cazzata. mi pare che l'ansia di accumulare informazioni e di spenderle subito dopo sia dominante. mi pare anche che il massimo livello di sapienza a livello generale sia wikipedia. mi pare che sapere che "esiste" una cosa e conoscerne il nome sia confuso davvero con il "conoscere" quella cosa.
io sono contro wikipedia. e contro tutte le ansie che mi si vorrebbero buttare addosso faccio il mulo.
se non ho letto almeno un libro di un autore, letto come dico io con attenzione e continuità, non dirò mai che "conosco quell'autore". se sento che una cosa o un evento esiste, se non posso parteciparvi o se non riguarda la mia possibilità di viverlo davvero, per me quell'evento non è più importante della ruota della mia bicicletta che si è sgonfiata.
la globalizzazione e la velocità informatica sono due grandissime bufale.
io so che ho un tempo x per fare le cose e che le cose che non faccio per me non esistono o, comunque, non hanno importanza. non ho l'ansia di fare qualsiasi cosa perché sono cosciente che non ho il dono dell'ubiquità. e fruire di avvenimenti a distanza e tele-vedere non ha niente a che fare con la vita. e i rapporti virtuali diventano importanti se poi diventano concreti, altrimenti sono sempre di serie B.

Prima settimana

per quasi dieci giorni sono stata inservibile per il sesso. prima l'influenza, la febbre, il male diffuso, il malumore. poi i postumi delle medicine. poi l'operazione ai denti. poi i postumi degli antibiotici e i punti che dovevano guarire. terribile. non stavo così da un sacco di tempo. l'ultima di cui ho memoria è stata la volta che avevo in corso una... "cosa" con uno che stava sulla mia rubrica e mi ha scritto: passo a trovarti stasera? e io gli ho risposto: sono così costipata che non riuscirei nemmeno a farti un pompino. lui ha risposto: peccato. ma da quella volta siamo diventati amici. lui ci ride, la racconta, fa ridere altri. io, invece, quando penso a quest'episodio del messaggio vengo assalita da una sensazione di tristezza infinita e di squallore. e mi viene in mente stasera, mentre sto a mollo nella vasca da bagno, stanca, e ripercorro una telefonata che ho ricevuto oggi dalla moglie di un amico. simpatica. dalla voce, secondo me è pure figa. il mio amico è un amico vero e importante ed è un omone grande e grosso e tanto buono. che però, come chiunque, è prigioniero di alcuni stereotipi. il suo, in particolare, è uno stereotipo molto milanese: ha fatto carriera, c'ha i soldi, il suv e le amanti internazionali. non è il punto più alto della sua vita e io e lui sappiamo che non lo rende felice. ma è un suo stereotipo e se lo porta dentro. come un'ernia. nella vasca, mentre giocavo a fare la donna morta, con la testa verso il fondo e l'acqua troppo calda, pensavo a quali sono i miei stereotipi, quelli che non mi fanno essere coraggiosa abbastanza da dire basta e provare ad essere felice in modo diverso e, magari, di più. se sono sincera, li so tutti.

stamattina è il primo dei tre giorni della merla. che ormai anche i giorni, come le stagioni, non sono più quelli di una volta e il primo giorno della merla, invece di essere il più freddo dell'anno, secondo me frizza di primavera e tira un venticello tiepido molto piacevole. stamattina il dentista mi ha fatto il mio secondo impianto dentale. secondo molare di sinistra, arcata inferiore. una mattina di seconde volte. avevo dimenticato quanto fa impressione farsi fare un impianto. ma solo per una cosa, in verità: i punti. alla fine dell'operazione, siccome molta gengiva viene tagliata per piantare il chiodo nell'osso, il dentista ci da che ci da con i punti fatti col filo grosso blu. quello per chiudere la pancia delle triglie al forno, per capirci. e siccome bisogna stringere bene bene intorno al perno perché è tutto scoperto e si rischiano le infesioni, allora il dentista cuce e tira, cuce e tira, cuce e tira. dopo già una mezzoretta buona di pathos a bocca aperta, il mio dentista figo tira il filo e io mi sento proprio come un pesce che abbocca all'amo. il panico è totale e io comincio a sudare e a tremare. ancora a scriverlo ora un po' mi viene da star male. è una sensazione indescrivibile. essere presi all'amo, intendo. ho un moto di solidarietà verso i pesci che mi piacciono molto e che da oggi spererò per sempre vengano pescati solo con le reti. per calmarmi, ho fatto il mio solito pensiero rassicurante tendente al trash. ovvero penso a quanto bene ho fatto al mio dentista, a quanti soldi gli ho dato e penso che li ha reinvestiti per ricomprare case e farsele riarredare da un architetto. o più architetti. io penso di essere generosa in grande. e mi immagino sempre che quando sto sdraiata sulla poltrona, il mio dentista dà un occhio e poi si fa passare il telefono. dall'altra parte c'è il piastrellista che gli sta sistemando il bagno e lui gli dice: "ha già iniziato il lavoro? no? bene. ho cambiato idea: quelle più costose". poi rimette giù la cornetta, mi sorride e attacca a trapanare.