Umanissimo e saggio, sapientissimo e deluso, Andrea
Zanzotto prosegue nel suo ineguagliabile
percorso poetico, frustrato dalla contemporanea
demenza diffusa e portando con sé un irrinunciabile
desiderio di sublime; o meglio, con un sorriso
ironico e autoironico, di "sublimerie". Nell'estasi
del luccicante kitsch pervasivo della nostra rumorosissima
epoca, cerca ancora abbandoni e amati
silenzi, è ancora capace di aspettare e invocare il
fiorire di un "maggio [...] che trabocca d'invenzione
", o di cercare il più elevato senso di una "beltà"
ideale. È, insomma, ancora vitalmente lacerato dagli
opposti e dunque capace d'indignazione e amore.
Tutto questo in virtù della sua mente poetica,
della sua strenua fiducia nella capacità di osservazione
e penetrazione acuta che offre la poesia,
l'"ostinazione di quell'ipnosi chiamata poesia". Non
c'è dubbio: non si è spenta, in Zanzotto, la voglia
di potersi aggirare nel verde dei suoi colli con il
senso di armonia serena e malinconica del poeta
elegiaco, o di spingersi verso più elevate e gelide
vette, mosso dal "sentimento di un eterno vero".
Ma il solo gelo reale che oggi avverte è quello del
nulla di un mondo che brucia solo di "commerci",
dove "le notti fremono di ladri e di ghiacci", e dove,
in fin dei conti, solo "nelle immondizie" potrà
trovare "tracce del sublime / buone per tutte le rime
". Non cessa, comunque, di deambulare, il poeta,
nella sua pensosa solitudine, ma il suo dire si fa
sempre più spigoloso, i suoi versi divengono potenti
e ruvidi come frammenti rocciosi, le sue poesie
si realizzano come conglomerati, come densissimi
impasti pietrosi che sapranno, solidi come sono, resistere
sicuramente al tempo.
Editore: Mondadori
Anno: 2009
Collana:Lo Specchio
Pagine: 216
Formato: 12,7 x 18,0
Legatura:brossura con alette
Prezzo: 14.00 €
ISBN: 978880459180
Stato: In listino
, nato a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, nel 1921, è uno dei grandi poeti del nostro tempo, ma meglio ancora si potrebbe definire uno dei grandi della letteratura del secolo, in ambito non solo italiano. La sua opera è stata pressoché integralmente pubblicata da Mondadori, fin dal 1951, dunque dal suo primo esordio, avvenuto con la raccolta poetica Dietro il paesaggio. Dopo le verticali accensioni liriche dei primi libri, Zanzotto si è spostato verso una direzione più aperta e "sperimentale", come in La beltà (1968), che ne ha affermato la centralità nel panorama poetico contemporaneo. Altri due momenti importanti della sua opera sono quelli della poesia in dialetto, soprattutto in Filò e nella "trilogia", iniziata con Il galateo in bosco e proseguita con Fosfeni e Idioma.
Tutta la sua opera poetica (e parte dell'opera in prosa)
è compresa nel Meridiano Le poesie e prose
scelte (1999). Nel 2001 escono l'opera di poesia
Sovrimpressioni e Scritti sulla letteratura (che
comprende Fantasie di avvicinamento e Aure
e disincanti nel novecento letterario). Successivamente:
Sull'Altopiano. Racconti e prose
(1942-1954) con un'appendice di inediti giovanili
(2007) e i dialoghi Eterna riabilitazione
da un trauma di cui s'ignora la natura (2007),
Viaggio musicale (2008), In questo progresso
scorsoio (2009).