La Grande Guerra ebbe un esito rovinoso per
tutte le nazioni europee, ma per l'Italia costituì
una vera e propria catastrofe. Uscita dal conflitto
stremata, con 600.000 morti e un'intera
generazione di uomini addestrata unicamente
a combattere, dopo una breve stagione di violenza
diffusa si arrese al fascismo e al suo capo
carismatico, Benito Mussolini, che avrebbe
instaurato un nuovo tipo di regime totalitario
durato più di vent'anni. Ma perché, dopo l'irresistibile
ascesa, il Duce mancò l'obiettivo più
ambizioso del suo progetto politico: la "fascistizzazione
" della società e la costruzione dell'
"uomo nuovo fascista"?
Richard J.B. Bosworth, già autore di un'apprezzata
biografia mussoliniana, cerca di rispondere
a questa domanda indagando la vita
quotidiana degli italiani (di ogni status sociale
e culturale, nelle città e nelle campagne) sotto
la dittatura e offrendo al lettore l'immagine di
un paese così variegato e frammentato in una
miriade di reti clientelari e centri di potere locali
da trasformare l'imposizione del totalitarismo
in un fallimento, che il partito fu costretto
a mascherare dietro lo schermo di una "rivoluzione
permanente" eternamente annunciata.
Le tante "storie" - di eminenti gerarchi, come
Bottai e Farinacci, ma anche di semplici cittadini
- raccolte nel libro, frutto di una ricerca
capillare condotta negli archivi dei comuni
e delle prefetture di ogni parte della penisola,
testimoniano che gli italiani non furono, in
maggioranza, "volonterosi esecutori" degli ordini
ricevuti dall'alto, a differenza di quanto
avvenne nella Germania hitleriana. A dispetto
del formale ossequio al fascismo e di una
generica ammirazione per Mussolini, che per
molti incarnava, nel bene e nel male, il supremo
modello del carattere nazionale, conservarono
il senso della propria identità, fondata su
valori estranei, se non antitetici, all'ideologia
fascista: il cattolicesimo, la famiglia, il particolarismo
regionale, l'orgoglio campanilistico.
Per di più, con il passare del tempo, le ripetute
menzogne della propaganda, le tragicomiche
avventure imperiali, le clamorose défaillance
del governo - emerse in tutta la loro drammaticità
di fronte alle impellenti necessità della
guerra - e il mortale abbraccio con l'alleato nazista
finirono per alienare al fascismo il favore
popolare. Fu a quel punto che gli italiani "smisero
di marciare al fianco di Mussolini", prima
di voltargli definitivamente le spalle.
L'opera di Bosworth non si limita alla ricostruzione
di quegli anni ma analizza anche l'eredità
fascista nell'Italia contemporanea e illustra
la lezione storica che le democrazie occidentali
dovrebbero trarre dal Ventennio: "Anche
se, con ogni probabilità, il fascismo storico è
morto e sepolto, nel nostro futuro l'antifascismo,
inteso in senso lato come la sistematica
ricerca della libertà, dell'uguaglianza e della
fratellanza, deve continuare. La battaglia non
è ancora finita".
Editore: Mondadori
Anno: 2007
Collana:SCIE N. STR.
Pagine: 664
Formato: 14,0 x 21,5
Legatura:cartonato con sovraccoperta
Prezzo: 25.00 €
ISBN: 978880457320
Stato: In listino
Traduzione:
Richard Bosworth insegna storia all'University of Western Australia ed è uno dei massimi esperti internazionali di storia italiana contemporanea. In Italia ha pubblicato La politica estera dell'Italia giolittiana (Editori Riuniti 1985), Storia della politica estera italiana (1860-1985) (Il Mulino 1991, con Sergio Romano) e Mussolini (Mondadori 2004).