Nanà, nona opera del ciclo dei Rougon-Macquart, fu pubblicato da Zola, caposcuola del Naturalismo francese, nel 1880, un decennio dopo la disfatta di Sédan ad opera dei prussiani. Un drammatico evento della storia di Francia che nel romanzo si pone come termine estremo della rovina di un intero corpo sociale, il cosidetto grand-monde, cieca vittima dei propri desideri distruttivi di sesso e di guerra, di un flagello morale intensamente simboleggiato da Nanà. Nata nei sobborghi parigini, Anna Coupeau, con il vezzeggiativo di Nanà diventa la ragazza di tutti, l'idolo delle folle, un'affascinante attrice di varietà sfruttata da avidi impresari, una "divoratrice di uomini" che dà piacere, ma toglie la pace e porta alla rovina, nella sua fatale, tragica ascesa sociale, tutti i suoi nobili e ricchi amanti. Cortigiana persa nel vortice della passione, fino alla morte per vaiolo in una squallida camera d'albergo, Nanà perversamente umilia e rovina i suoi potenti amici, esponenti-simbolo di una società malvagia e decadente, disgregata e dedita a piaceri sfrenati. Una "mosca dorata" ad un tempo corrutrice e vittima, che vola nello sfacelo senza più salvezza e nel falso splendore del Secondo Impero di Napoleone III.
Émile Zola (1840-1902), caposcuola del naturalismo francese,
fu al centro di numerose polemiche artistiche (ad esempio,
si schierò a favore degli impressionisti) e, nel famoso affaire, col
suo J'accuse difese Dreyfus denunciando il complotto militarista
reazionario e antisemita. Il ciclo dei Rougon-Macquart - avviato
nel 1871 e concluso, dopo venti romanzi, nel 1893 - prende in
esame tutti gli strati della società attraverso le vicende di personaggi
appartenenti allo stesso ceppo familiare, ineluttabilmente
condizionati da malattie e vizi ereditari, nonché, spesso, da condizioni
sociali degradanti. L'assunto un po' schematico, che assomma
determinismo e teorie dell'ereditarietà, è superato dalla
capacità dello scrittore di condensare in personaggi e immagini
memorabili le contraddizioni della modernità.