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Intervista al poeta Flavio Santi sul suo primo noir "La primavera tarda ad arrivare"

Intervista al poeta Flavio Santi sul suo primo noir "La primavera tarda ad arrivare"

Come nasce La primavera tarda ad arrivare?

Nasce dalla voglia di raccontare la mia terra, il Friuli. Le persone arrivano fino a Venezia, dopo non si sa cosa c'è! In realtà c'è una bellissima terra di cui ancora oggi si sbaglia la pronuncia del nome: Frìuli. Sbagliato: si dice Friùli (accento sulla u). Eppure ancora oggi al meteo è un continuo svarione: “In Frìuli piove... In Frìuli c'è il sole ecc.” Una volta si andava a fare il servizio militare “in Friuli”, tutti i maschi italiani di sana e robusta costituzione erano stati in Friuli. Per me è il posto più bello al mondo – ma in realtà non solo per me. In Friuli veniva spesso lo scrittore Ernest Hemingway; il giallista Giorgio Scerbanenco aveva casa al mare a Lignano Sabbiadoro; Bruce Springsteen adora Udine dove ha suonato più volte; e anche Bob Dylan! Insomma una terra apparentemente lontana ma con un profilo decisamente internazionale.

 

Quali sono i tuoi scrittori di riferimento?

Due nomi sono già emersi: Hemingway per lo stile asciutto e Scerbanenco per l'impeccabile costruzione della trama. Amo Ippolito Nievo, che era del mio stesso paese, Colloredo di Monte Albano, e ha scritto il più bel romanzo italiano dell'Ottocento, Le confessioni di un italiano; Pier Paolo Pasolini per il coraggio e la poesia; Piero Chiara per la maestria nel racconto della provincia italiana. E poi non possono mancare i maestri del giallo come Agatha Christie e Georges Simenon. Mi piace leggere giallisti non scontati: lo svizzero-tedesco Friedrich Glauser (le formidabili indagini del sergente Studer), lo scozzese Willie McIlvanney (l'ispettore Jack Laidlaw, un vero duro), il finlandese Mika Waltari (Chi ha ucciso la signora Skrof?).

 

Parlaci di Drago Furlan.

Drago Furlan coltiva un orto, ama mangiare e bere, vive con la madre e scorrazza in moto Guzzi. Possiede una vecchia Zastava Yugo, un'auto dall'accensione problematica e dalle performance alquanto dubbie. Il suo animale da compagnia non è un cane, ma un maiale, Tito, che gira libero in cortile. Furlan lavora al commissariato di Cividale, un borgo medievale, un autentico gioiellino architettonico. Ma un giorno deve tornare a indagare seriamente: hanno trovato un morto in montagna. Furlan è il Maigret della provincia italiana.

 

Nel romanzo il mondo della provincia è uno degli elementi trascinanti.

La provincia italiana è ancora oggi una realtà ben riconoscibile, con i suoi sapori, i suoi odori, i suoi personaggi, i suoi riti. Amarcord di Fellini in questo è grandioso. Ma non finisce qui, perché l'aspetto provinciale assume un valore universale: come suggeriva Tolstoj, se descrivi il tuo villaggio sarai universale. La provincia friulana diventa così la provincia italiana. Inoltre, il Friuli è una terra di confine, e come tutte le terre di confine ha assorbito molto dalle culture confinanti. Ilnome Drago nasce perché il padre è un ammiratore di Dragan Džajić, il più grande calciatore slavo degli anni Sessanta e Settanta, micidiale ala sinistra dello Stella Rossa Belgrado. Nel romanzo si ricordano anche Drazen Dalipagić, implacabile cestita, il canale televisivo Capodistria, la Zastava, insomma tutto un universo vintage che è bello riscoprire.

 

Nel romanzo uno dei luoghi più interessanti è l'osteria. L'ispettore Furlan ha addirittura il suo ufficio in osteria...

L'osteria friulana è un vero e proprio microcosmo. Ogni paese, ogni città ha la sua osteria. Da Udine alla più piccola frazione. Lì la gente si ritrova a discutere di ogni cosa, davvero. In una dimensione informale e quotidiana, tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, laureati e operai. Lo scrittore austriaco Hermann Bahr diceva che l'osteria è come l'accademia platonica: vero! Discussioni infinite su ogni argomento, dal più frivolo e leggero al più scottante e delicato. Sport, spettacolo, ma anche politica e persino filosofia. Si parla dell'Udinese e di Dio. L'osteria andrebbe proclamata Patrimonio dell'Unesco! È uno scrigno di umanità.

 

Grazie, Flavio.

Grazie a voi e buona lettura!

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