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Intervista a Gioele Dix su "Quando tutto questo sarà finito"

Intervista Gioele Dix

Intervista all'attore e scrittore Gioele Dix sul suo ultimo libro Quando tutto questo sarà finito, in cui racconta la storia della sua famiglia perseguitata dalle leggi razziali.

Dopo libri comici e una storia d'amore, come è cambiata la scrittura in questo suo ultimo romanzo?

Questa volta non sono partito dalla mia fantasia, ma da una storia vera, di famiglia. La mia famiglia. Volevo scrivere su fatti lontani, anche se non così lontani come sembrano. Fatti che l’hanno profondamente segnata, a partire dal settembre del 1938, e fino all’estate del 1945. Mio padre allora era poco più di un bambino e fu costretto dagli eventi a crescere in fretta. Mi sono fatto raccontare da lui tutto ciò che ricordava e ho rielaborato a mio modo quei preziosi frammenti di memoria. Ho ripercorso, attraverso i suoi occhi, i tempi delle persecuzioni, della guerra, e poi la precipitosa fuga, il lungo esilio, il tanto atteso ritorno a casa. Ho scelto una prosa asciutta, senza didascalie ed eccessi di retorica, quasi cinematografica. E ho scelto che l’io narrante fosse proprio lui, Vittorio, un ragazzino vivace e coraggioso che non si perde mai d’animo, anche quando si sente spaesato e solo.

Uno dei personaggi più interessanti è il tenente Emilio. Ci racconta un po' chi è questo ufficiale?

Il tenente Emilio è un ufficiale della Guardia di Finanza che aiuta Vittorio e la sua famiglia a fuggire in Svizzera e salvarsi dalla deportazione nei lager nazisti. Il suo intervento è volontario e decisivo. Compie un gesto semplice eppure straordinario, mettendo in serio pericolo la propria incolumità. È un personaggio realmente esistito e rappresenta l’Italia migliore, quella della brava gente che non ha mai accettato l’ingiustizia e la barbarie della guerra.

A chi si rivolge con questo libro?

Naturalmente mi piacerebbe che lo leggessero in tanti. Ho scritto in passato libri in cui l’umorismo era la chiave predominante, e ora mi auguro che chi mi ha seguito apprezzi anche questo mio nuovo lavoro. Mi rivolgo a chi ama le storie di vita vissuta, a chi è curioso di conoscere il passato del nostro Paese, a chi apprezza le vicende umane oltre ai trattati e ai documentari.

Come è possibile far conoscere e comprendere una cosa terribile come le leggi razziali alle nuove generazioni?

Bisogna raccontare che cosa significarono in pratica, nella vita di tutti i giorni: licenziamento dal posto di lavoro, espulsione dalla scuola, schedature, divieti umilianti e a volte grotteschi – non potersi iscrivere a un circolo sportivo, non poter possedere una radio. Il tempo passa, inesorabile. I testimoni scompaiono. È normale che ci si dimentichi delle cose. Coltivare la memoria è una sfida difficile. Ma può valerne la pena.

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