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"Il buon soldato" di Ford: ne parla David Leavitt

"Il buon soldato" di Ford: ne parla David Leavitt

Dietro un grande romanzo se ne nasconde un altro.

È questo che viene da pensare quando David Leavitt spiega in un'intervista - uscita sul quotidiano "La Stampa" il 3 ottobre - il motivo del suo lungo silenzio letterario, durato sei anni: «Il motivo per cui ho messo tanto tempo a scrivere questo libro è che, in realtà, ne ho cominciati sei o sette. Alla fine, ne è uscita una specie di variazione su un romanzo che adoro, Il buon soldato di Ford Madox Ford

Così I due Hotel Francfort di Leavitt, arrivato in libreria lo scorso 8 settembre, si ispira all'opera di Ford Madox Ford, dal 6 ottobre in libreria nella prestigiosa collana dei Meridiani Paperback.

Con tono divagante e ipnotico virtuosismo, John Dowell racconta la storia di cui è insieme narratore e protagonista, «la più triste che abbia mai sentito». Vittima degli inganni della moglie, l'apparentemente ingenuo Dowell svela a un silenzioso ascoltatore le sofferte relazioni sentimentali e l'incrocio di amori che legano lui e sua moglie, ricchi americani, a una coppia di nobili inglesi, gli Ashburnham, abituati a incontrarsi ogni anno in una elegante località termale in Germania. Il lettore è presto catturato dalle rivelazioni inattese che riguardano soprattutto il capitano Edward Ashburnham, prototipo del «buon soldato» e tuttavia pronto a tradire ogni codice morale in nome di un'inesausta passione per donne giovani e indifese.
Impressionistico ritratto delle tensioni tra vecchio e nuovo mondo, Europa e America, cattolicesimo ed etica protestante, la conservazione di un ordine antico e una modernità esuberante, il romanzo-confessione di Ford assomiglia a una lunga ammaliante seduta di psicoanalisi che delinea il clima sofisticato e decadente degli anni che precedono lo scoppio della Prima guerra mondiale.

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