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3 ottobre: “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione”

Pietro Bartolo Lacrime Sale

«Spesso si pensa che la difficoltà per i profughi sia solo la traversata in mare. Quella è solo l’ultima tappa. Ho ascoltato i loro racconti a lungo. La scelta di partire, di lasciare la propria terra. Poi il deserto. Il deserto è l’inferno, dicono, e non lo puoi capire se non ci sei dentro. Poca acqua, stipati sui pick-up, dove se ti siedi nel posto sbagliato sei sbalzato fuori e muori. E quando l’acqua finisce, per sopravvivere puoi bere solo la tua urina. Giungi in Libia, pensi che l’incubo sia finito, e invece ha inizio un altro calvario: la prigione, le torture, le sevizie. Solo se riesci ad affrontare tutto questo, a superare tutte le crudeltà, ti imabrchi. E se non muori in mare, finalmente arrivi, e speri che la tua vita possa ricominciare. 
Ho visto di tutto qui a Lampedusa.»

(da Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta)

La legge n. 45 del 21 marzo 2016 ha istituito la ”Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, che ricorre il 3 ottobre.

Perché questa data? Perché nel medesimo giorno del 2013 persero la vita, al largo dell’isola di Lampedusa, 368 migranti.

Durante questo giorno si ricorderanno tutti i migranti morti nel tentativo di fuggire da persecuzioni, guerre e miseria. Ma soprattutto nelle scuole si svolgeranno attività didattiche per approfondire e capire chi sono le persone che vengono dal mare.

Pietro Bartolo è il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti a Lampedusa. Li accoglie, li cura e, soprattutto, li ascolta. Le pagine del suo libro, Lacrime di sale, raccontano la sua storia: la storia di un ragazzo mingherlino e timido, cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. E che, non dimenticando le difficoltà passate, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo.

Alla sua storia si intrecciano quelle disperate e struggenti di alcuni dei tanti migranti scappati dalle guerre o dalla fame, sopravvissuti non si sa come a un viaggio terribile nel deserto, fra violenze e sopraffazioni inimmaginabili, che in mare hanno spesso visto morire i loro famigliari e, nonostante ciò, non si arrendono, determinati a iniziare una nuova esistenza in Europa. O che sull’"isola degli sbarchi" sono arrivati dentro orribili sacchi verdi, corpi inanimati, di chi fra le onde ha perso la propria vita, dei piccoli che non hanno nemmeno fatto in tempo a vedere la luce.

Yasmin, che partorisce Gift circondata dall’affetto delle donne di Lampedusa; Hassan, che per tutto il viaggio porta sulle spalle il fratello paralizzato; Omar, che non riesce a dimenticare; Faduma che, per crescerli, ha dovuto separarsi dai suoi sette figli; Jerusalem, a cui i trafficanti di uomini hanno rubato la spensieratezza; Kebrat, miracolosamente strappata alla morte; e poi Sama e il suo gatto, Mustafà e la piccola Favour.

Lacrime di sale è un pugno nello stomaco, narra cose che nessun articolo di giornale e immagine televisiva potrà mai narrare, e inchioda alla coscienza di ognuno di noi.

Le sofferenze del medico Pietro Bartolo, il suo senso di impotenza (qualche volta), la sua rabbia (sempre), il suo smarrimento sono così autentici da diventare i nostri. Come la sua gioia e il suo stupore di fronte all’invincibile forza della vita.

Un grande esempio di coraggio e impegno civile. Uno straordinario monito contro l’indifferenza di chi non vuol vedere.

La prima presentazione del libro al Festival di Internazionale a Ferrara domenica 2 ottobre alle ore 11.00, presso il Palazzo Roverella. Saranno presenti gli autori Pierto Bartolo e Lidia Tilotta e interviene Daria Bignardi.

«Pietro Bartolo ha la capacità di farti comprendere attraverso le sue parole, l’umanità e la sua immensa serenità, il senso della tragedia e il dovere del soccorso e dell’accoglienza.»

Gianfranco Rosi

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